Termina la Festa IDV a Vasto:“Berlusconi è un asino”!

Termina la Festa IDV a Vasto: sguardo al futuro, Nuovo Ulivo, no a Fini e Casini e guerra al berlusconismo:“Berlusconi è un asino che pagava tangenti a Craxi.”

silvio-berlusconi1Si è conclusa la tre giorni di Vasto nel modo che tutti auspicavano: uno sguardo ottimista per il futuro politico di questo Paese. Bisogna lavorare per un nuovo centrosinistra, coeso, forte, alternativo, che sappia sconfiggere “non tanto Berlusconi uomo, quanto il berlusconismo che aleggia intorno a noi”.

E allora ecco il primo incontro dopo gli anni (per fortuna passati) dell’ Unione in cui si ritrovano la principali forze dell’opposizione, “la prima pietra del Nuovo Ulivo”, come ha affermato Giovanni Valentini, giornalista de “La Repubblica”, moderatore del convegno. Il primo a parlare è il padrone di casa, Massimo Donadi, che chiarisce immediatamente la posizione del suo partito: “oggi noi abbiamo invitato il centrosinistra che vorremmo. Non tutti i partiti dell’opposizione sonno stati invitati e avete capito a chi mi riferisco”. Il riferimento, esplicito, è a Casini e ai finiani. Finiani che saranno sicuramente leali avversari, afferma Donadi, ma non alleati: “Oggi hanno capito che basta alzare un po’ la schiena per fermare Berlusconi. Ma se l’avessero fatto 20 anni fa, oggi non ci troveremo in questa situazione”; ma Donadi riconosce gli errori passati anche del centrosinistra usando toni forti e chiari: “Se Berlusconi è ancora lì è anche perché da questa parte non c’è nulla!”.

Importanti sono stati i diversi segni di cambiamento che i partiti sembrano voler dare. L’aria che si respirava era un’aria nuova, diversa. E infatti tutti gli altri esponenti che si sono succeduti hanno insistito su una questione fondamentale: stessa linea programmatica, stesso programma e forte coesione. Ad iniziare dallo stesso Donadi che ha ribadito che “il programma dev’essere ad angolo vivo: o ci stai o non ci stai! Bisogna stabilire un programma concreto; non possiamo stabilire che questa coalizione vinca se non c’è un programma; è sulle idee che si vince e si convince l’elettorato a votarci; non portando altri partiti estranei all’interno della coalizione!

Anche Claudio Fava (SEL) ha sottolineato che una coalizione “la costruisci non mettendo insieme un sacco di bandierine, ma sul merito di idee”. E dunque “non le 300 pagine del libro dei sogni (il riferimento è al programma dell’Unione, ndr), ma dieci punti politici”. E Fava non perde tempo e chiarisce subito la linea del suo partito: “al primo punto lo vogliamo mettere il conflitto d’interessi o no!?”. Insomma, impegno concreto perché “non voglio dare solidarietà ai precari, ma andare lì e dare loro lavoro. Non voglio battermi il petto per la morte di Vassallo, ma cacciare la camorra dalle istituzioni!”. Sulla stessa linea anche Angelo Bonelli (Verdi): “Basta litigi; fanno piacere a Berlusconi”. E chiarisce anche lui il suo no ad una coalizione allargata: “noi abbiamo il compito di recuperare il non voto, il voto di chi si è allontanato dalla politica, altro che Fini!”. Ed apre ad un’idea molto interessante: “Scegliamo un programma ricorrendo ad una grande consultazione popolare perché la gente oggi è più avanti dei partiti!”.

Ricco di spunti (positivi e negativi) anche l’intervento di Rosi Bindi, che chiarisce innanzitutto un punto: “L’Ulivo non fu una cattiva esperienza politica, in quanto riportò in Italia la buona politica”. Per questo ben venga l’idea di un Nuovo Ulivo. E qual è l’obiettivo? “Sconfiggere il berlusconismo nel cuore e nella mente degli italiani con un’alternativa culturale e morale, riponendo al centro i valori della nostra Costituzione”.  E il Presidente del Pd chiarisce anche chi potranno essere i membri di questa nuova coalizione: “tutti coloro che accetteranno in pieno il programma, ma più largo è e meglio è”. Insomma, un Pd che non chiude affatto né a Fini né a Casini. Ma il Pd rimane pur sempre un partito litigioso anche al suo interno, come fa notare lo stesso moderatore Valentini, stuzzicando un po’ la Bindi e prendendosi l’applauso della platea: “Ma nel Pd non state litigando un po’ troppo?”. Anche la risposta della Bindi, tuttavia, è molto eloquente: “Sono litigi che finiranno perché questi non hanno trovato nessuno che gli abbia detto ‘bravi, avete ragione!’”. E infine Rosi Bindi lancia un chiarimento diretto a Nichi Vendola: “Nichi, le primarie sono nel nostro statuto; non c’è dubbio che si faranno. Però Nichi non può dire ‘voglio le primarie, ma non so se entro nel Nuovo Ulivo’. Se accetti le primarie, condividi anche il progetto del Nuovo Ulivo!”.

Insomma, il Pd rimane ancora aperto a sviluppi diversi, non chiudendo a nessuno. E su quest’apertura larga in funzione antiberlusconiana il Partito Democratico troverebbe d’accordo Paolo Ferrero (Federazione della Sinistra), che non crede nelle possibilità di un centrosinistra forte e, soprattutto, coeso. “E’ la storia che ce lo insegna – afferma Ferrero – Io entrerei nel Nuovo Ulivo se fosse in grado di fare alcune cose”: abrogazione della legge 30, responsabile del precariato; ritiro delle truppe dall’Afghanistan e investimento dei soldi risparmiati per risanare le sorti della scuola; riconversione ambientale dell’economia.

Per il leader della Sinistra “il Nuovo Ulivo non ha questa linea”. E allora meglio pensare, in un primo momento, ad un’alleanza di tutte le forze in funzione antiberlusconiana perché “Berlusconi più rimane e più fa danni”. Tuttavia, da alcune sue dichiarazioni, pare che comunque Ferrero non voglia chiudere all’idea di un centrosinistra unito: “Incontriamoci, discutiamo. Sarei ben contento di cambiare idea”. Per Ferrero, insomma, si può ragionare, ma bisogna stabilire delle priorità: “Ragioniamo all’idea di un centrosinistra forte, ma intanto impegniamoci a cacciare Berlusconi”. Il pensiero di Paolo Ferrero, però, va anche alla legge elettorale e all’esigenza di modificarla: “io sono comunista; per sconfiggere Berlusconi mi sono trovato al Governo con Clemente Mastella!”. L’idea, per il leader della Sinistra, è il modello tedesco “di cui ha parlato anche D’Alema”. E a questo punto c’è spazio anche per una battuta: nominato l’ex Presidente del Consiglio, dalla platea si alzano fischi; ma Ferrero risponde: “Non so se i fischi sono per il modello tedesco o per D’Alema. Anche un orologio fermo, d’altronde, segna due volte l’orario giusto!”.

Insomma, tanti spunti, tante convergenze tra gli esponenti dei partiti di centrosinistra, ma anche qualche divergenza. La partenza non è male, ma c’è ancora molto da lavorare. Troppo per continuare a litigare al proprio interno.

Ma la tre giorni è terminata, dopo quest’incontro, con il discorso conclusivo di Antonio Di Pietro che ha ripreso un po’ quello già affermato nel discorso iniziale: le proposte, l’impegno, l’alternativa, le mozioni contro il Governo e contro Berlusconi Ministro per lo Sviluppo Economico. E poi un resoconto dei problemi affrontati durante i convegni: scuola, giustizia, ambiente, sanità.

Ma anche il leader dell’Idv si sofferma sulle alleanza e sui temi affrontati nel dibattito precedente. I punti che ha in mente Di Pietro sono pochi, ma chiari: stessa linea programmatica (“Chiamiamolo come vi pare, ma è necessario un punto d’incontro”), un centrosinistra coeso (“noi pensiamo che devono aderire i rappresentanti che sono qui”), esclusione di Fini e Casini (“noi pensiamo sia deleterio cercare alleanze con Fini o con Casini”). Antonio Di Pietro, inoltre, dopo l’affondo di sabato (aveva definito il Pd partito in “decomposizione”), riabbassa i toni: “Il Pd è certamente il partito di maggioranza in questa coalizione”, ma l’occhio dell’Idv sarà comunque vigile: “saremo come l’istruttore di guida. Ti diciamo ‘frena, frena, frena’, ma se non freni, alla fine freniamo noi!”.

Non mancano, chiaramente, parole forti dirette a Silvio Berlusconi, nullo come Ministro per lo Sviluppo Economico, e l’esempio ultimo citato da Di Pietro (quello di Fincantieri: il piano previsto da Tremonti e Berlusconi prevede 2500 licenziamenti e 5000 nell’indotto) è molto eloquente: “la verità è che lui è asino! E’ riuscito a diventare un grande imprenditore perché ha pagato tangenti da Craxi in poi!”.

E ancora. Parole di gratitudine sono state rivolte a quelli che Di Pietro definisce “intansigenti” (il riferimento è soprattutto ai grillini) “perché hanno risvegliato le coscienze”. Ma avverte: “non cadiamo nell’errore di dividerci (Grillo ha manifestato intenzione di presentare liste nazionali col Movimento 5 Stelle, ndr) e nel dimenticare qual è il nostro obiettivo: scacciare il modello piduista che ci governa!”. E intanto Di Pietro coglie l’occasione per rilanciare il no B-day del 2 ottobre, evento a cui tutte le forze di opposizione dovrebbero partecipare.

Ma Di Pietro si riserva anche qualche parola di commento per l’incontro nazionale del suo partito: “e’ stato un grande momento di democrazia partecipata”. E poi, ancora, si rivolge direttamente alla platea: “Guardatevi intorno. Siamo una bella famiglia e ci vogliamo bene. E se vi dicono che il vostro presidente strilla troppo rispondete, che è per passione e amore per questo Paese”.

Amore e passione. Due spunti da cui partire. Forse, come Di Pietro stesso afferma, “l’anno prossimo ci ritroveremo a Vasto e vi daremo conto dei primi cento giorni di Governo”. Per il momento possiamo solo nutrire speranza e fiducia. E lo facciamo sulle note de “I cento passi”, con la quale si chiude la tre giorni di Vasto e, forse chissà, si apre una nuova stagione politica.

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