TELEVISIONE SPAZZATURA/ Disuman take control: della Santarelli o di chi?

Il nuovo programma Uman take control non è riuscito ad andare oltre la seconda puntata, dopo due mesi di pubblicità a tamburo battente sulle reti Mediaset, pur essendo stata piazzato in una ottima vetrina. Qualche video on line spiegava appunto l’intento del programma: ridare sembianze umane agli ex-concorrenti del vari reality, grazie alla volontà del pubblico. I motivi del fallimento possono essere più di uno…

di Giulia Salfi

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…l’assoluta spersonalizzazione dell’ambiente, una specie di scatola dal bianco abbagliante, la spersonalizzazione totale dei personaggi, ridotti a dei pupazzetti che indossano le tute da mimi, non quelle nere, bensì colorate, per farli assomigliare al logo Rete, tanti mini “omini” tutti uguali.

A parte le prove alle quali vengono sottoposti in tempo reale e secondo la volontà degli spettatori on line, vengono poi messi alla prova da ospiti vari, come i cantanti di un coro gospel, o un’attivista di un movimento ambientalista. Mi ha fatto sorridere il commento di George Michael: “ho capito che questa ragazza è seriamente convinta del proprio lavoro, cioè fare la spazzina”. Il pupazzetto G.M. è così preso in adozione, come un tamagochi, da chi vuole nel pubblico, che deve essere on line, che lo fa mangiare, prima una dieta liquida, poi lo deve svezzare. Ma cosa vuoi rieducare in G.Michael, cosa gli vuoi insegnare, a parte che sta bene anche in rosa stile hair-spray?, si sarà chiesto il pubblico perplesso, che avrà cambiato subito canale facendo il solito zapping.

A parte il gusto sadico di maneggiare il concorrente come un gatto con il topolino, il pubblico si è stufato e dopo aver cercato di rompere il giocattolo, per capire, forse, come funzionasse, lo ha buttato via.

Ho la netta sensazione che il filone d’oro dei reality stia finendo, non perché questa trasmissione sia fallita, può succedere, quando si esperimenta qualcosa di nuovo, ma perché a forza di cercare nuove combinazioni di elementi all’interno del reality, e nuove ambientazioni, si è creato all’interno dello stesso genere, se così si può chiamare, un cortocircuito.

Il pubblico non è interessato molto a smontare i personaggi, per poi farli crescere, mettendosi al posto del mitico Grande Fratello. E’ talmente assuefatto a un Grande Fratello, e non sto parlando soltanto di tv, che quando gli viene posta l’occasione di esserlo in modo virtuale, non è molto interessato. Un altro punto debole è che viene offerta l’opportunità al pubblico di manipolare il concorrente, non da soli, ma collaborando tutti insieme. Insomma tanti Piccoli Fratelli, non possono o non vogliono esserne uno soltanto.

In una parola il pubblico si è sentito a sua volta un pupazzo, perché ha continuato ad immedesimarsi con i concorrenti, non nel suo nuovo ruolo, che faticava a trovare.

La formula vincente di ogni reality “classico” è che il pubblico può e deve illudersi di cambiare il destino del personaggio, tramite il voto, e può proiettarsi o detestare il personaggio stesso osannandolo, criticandolo, odiandolo, amandolo, o trovandolo anche noioso, ma sempre per un meccanismo di proiezione, confronto, non sostituendosi agli autori, che lo mette, così, al di fuori del gioco della “magia virtuale”.

Vi faccio un esempio più chiaro. Le adolescenti non potevano più immedesimarsi in Veronica Cardi ma si trovavano a “gestire” tutte insieme, una povera sventurata, striminzita in un vestitino da mima giallo. Non potevano copiare i suoi vestiti, ma infliggerle supplizzi o premi.

La Ciardi era la pupazza gialla, una qualsiasi della rete, non un avatar affascinante, con delle catteristiche precise, ma una maschera anonima, gialla magari, ma senza lineamenti.

Si,i reality stanno per crollare, sta finendo un tipo di format televisivo, se così maldestramente se ne cercano di nuovi tipi, contraddicendo le stesse regole del “gioco virtuale”.

E un altro motivo di fallimento è il tentativo di interconnessione diretto tra la rete e la tv, magari nell’ottica del piano di creare un nuovo format adatto alla net-tv di mediaset, fate attenzione al nuovo tipo di abbonamento premium, che già comprende appunto un’opzione con questo nome, net-tv. Come mai?

Stanno cercando di accattivarsi le simpatie di un nuovo tipo di pubblico, più attento alle mode e ai socialtrend della rete, che della tv. Dopo due mesi di pubblicità all’interno del circuito mediaset, creando la giusta curiosità e attesa, il pubblico reale, non quello che sognavano di aver individuato, era disorientato, basta leggere i commenti in giro, proprio tra gli internauti, che sono quelli che la trasmissione voleva accattivarsi.

MA CHE RAZZA DI PROGRAMMA È?

PlastikUn altro programma uscito qualche mese prima, per capirci Plastik, ha per logo una cosa abbastanza raccapricciante: il corpo di una Barbie acefalo, senza testa. Il messaggio base che vi colgo è che ogni donna, vorrebbe un corpo così bello da essere finto, e plasmare il proprio assomigliando tutte in massa al prototipo.

In questo caso è la povera conduttrice ad essere alienata, vestita con degli abiti rigidi e colorati come quelli della famosa bambola, aggirarsi in una casa in scala 10 a 1 riproducente quella di Barbie. La Santarelli, dai vestiti agli accessori, i capelli ossigenati e lunghi, è tale e quale alla pupazza a marchio Mattel. A parte un evidente accordo commerciale con la compagnia USA, mi chiedo perplessa che sia saltato in mente agli autori del programma.

La Santarelli, che è una donna intelligente e ironica, paziente, sta al gioco e si atteggia a bambola, mentre parla di plastiche e ricostruzioni facciali, alcune giuste, di casi limite, altre davvero inquietanti.

E’ una carrellata di mostruosità aggiustate dal sapiente bisturi del chirurgo, degna dei video postati su youtube col nome alieno o deforme, con migliaia di visualizzazioni, ma anche di persone con problemi psicologici nell’accettazione del proprio corpo. Si vede l’operazione prima e dopo la cura, esaltando il rapporto maieutico, rassicurante del chirurgo con la paziente, che cerca di capire se la persona ha davvero voglia di cambiare aspetto, come mai è arrivata a prendere questa decisione, ecc. A parte l’immensa pubblicità che si fa al dato chirurgo, e alla chirurgia plastica in genere, altra fonte di sicuro guadagno per i format, c’è forse qualche messaggio più occulto che si vuole passare al pubblico?

Una ragazza ammalata di anoressia bulimia e poi di nuovo anoressia per poi uscirne per un pelo, davvero guarirà del tutto con suo nuovo paio di tette fiammanti, che stonano con il corpo sofferente e scavato, visto nudo, e scrutato crudelmente dalla telecamera, ma che donano un po’ di allegria ricoperte dai vestiti giusti? Ho provato simpatia per il chirurgo che era abbastanza tenero con la ragazza, ma molto meno per gli autori, davvero spietati chirurghi di immagine della povera Santarelli.

Alla quale dico: “Ehi, capisco che è difficile condurre un programma tutto tuo, perché sei donna e devi farti perdonare che sei così bella, ma fare la Barbie non è da te!”

Non solo la chirurgia plastica viene pubblicizzata, ma ci si cerca di far assuefare al concetto di modificazione del corpo, in alcuni casi ben venga, sono sincera, ma tramite la modificazione del corpo della propria specifica personalità. Le pazienti si fanno fotografare stoicamente nei loro difetti, e poi, eccole miracolate parlare di se stesse e della felicità raggiunta.

Credo che ciò sia peggio di un reality, perché non solo devono mettere a nudo le loro tristi storie, ma anche far filmare in diretta la trasformat-tazione.

Una volta si credeva alla metempsicosi, cioè alla trasmigrazione dell’anima in più corpi, di uomini, animali, esseri viventi, a seconda di quello che si aveva fatto nella vita precedente. Oggi, invece, si crede all’incatenamento dell’anima a un corpo che è possibile sempre di più rigenerare, ringiovanire e trasformare, ma è sempre la stessa persona, che, però, tramite la chirurgia, cerca di diventarne un’altra, che in realtà, non è nulla di definito e preciso. E’ questo il vero tamagochi riuscito non in Human take control, ma in Plastik, che ribattezzerei, Disuman take control, alla faccia di quello che diceva Vincenzo Arrigoni, “Restiamo umani”.

Non so chi siano gli autori-ci, tanto sono tutti-e uguali, raramente inventano qualcosa di nuovo, e spesso copiano di sana pianta programmi che hanno avuto successo in altri Paesi, ma auguro a quella brava ragazza di Latina di affilare gli artigli e uscir fuori da trasmissioni del genere, non se le merita proprio.

Ragazze e meno ragazze io non ci sto a vederla dire alla fine di ogni puntata: adesso la Barbie va a dormire, e infilarsi nella mega scatola pacchetto regalo della Barbie toy.

L’ultima riflessione mi si affaccia alla mente: ma qual è il vero target delle utenti di questo programma: le donne 40-50enni soft-amanti del botulino e qualche ritocchino, o le ragazzine che sperimentano l’ansia di non avere una prosperosa quinta su un corpo ancora acerbo?

La bambola americana in 50 anni è riuscita a cambiare il proprio ruolo, guidare persino la sua macchina con tanto di Ken a suo fianco, definito in Toys 2, un accessorio della Barbie, ma qui in Italia incellofaniamo la povera Santarelli, codice a barre rimosso, per farle fare da accessorio alla trasmissione, non la conduttrice.

Tutto questo ormai ci sembra quasi normale, come la Minetti con il suo cosiddetto “legame affettivo”, almeno secondo quanto ha dichiarato alla BBC, o le varie starlette che partecipano alle trasmissioni. Oggi ho letto in una scheda di una new entry in un programma, perfetta e illustre sconosciuta ai più, una frase esplicativa, “pare abbia partecipato ai festini di Arcore,” e basta, cioè una garanzia, come per dire:ormai è rodata. Qual è la causa:la mancanza di fantasia del giornalista, e-o la desolazione totale?Vi accludo il link con il video di Ken, per chiudere sorridendo.

Spero ardentemente che non cerchino di vendere alle prossime elezioni un Ken-Trota che va alla Camera, o Barbie-Minetti ministressa degli esteri, entrambi accessoriati: ipad, palm, completini vari, scarpe a riporto. Sto parlando dei bambolotti, non degli originali che sono stati ben piazzati sul mercato da quel dì, un altro mercato, ma che obbedisce a meccanismi simili.

“Se li compri entrambi in coppia ti regaliamo l’amica di Barbie Minetti, un po’ più sfigatella, Tessie Mariastella, occhialini blu, o che ne so il nonno di Ken, Borghezio-Joe, con tanto di abito da caccia all’immigrato o all’abruzzese, a seconda della stagione, fucile da alpino, stivaloni neri aggressivi e memori di antichi ricordi, jilet di pelle scamosciata, camicia cafonal a quadrettoni e fazzolettone verde, logo della Lega al posto della stella da sheriff.

Vi lascio immaginare da soli chi potrebbe essere il nonno della Minetti, che a forza di ritocchini e ritocconi sembra il suo papy.. scarpe a zeppa comprese. Papy in tribunale, papy sparaminch..alla Comunità europea, papy che canta superstar con il karaoke mp3 delle canzoni di Apicella, papy intercettato, e ovviamente papy dal chirurgo plastico, che gli rifissa la faccia con il bottox, ridà una tirata ai lati della faccia, gli fa il tagliando, un tagliando caro, confortandolo che così conciato sembra suo figlio da giovane.

Non vi viene voglia di spegnere sia tv che pc?

 

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