Telecom in crisi: ennesima azienda italiana preda di avvoltoi esteri?

Il gigante della telefonia di casa nostra sembra restare italiana solo nel nome: Telecom Italia Spa. Per il resto – tra azioni e dipendenti – si sta sempre più internazionalizzando, indice di un’azienda che barcolla economicamente: solo nel biennio tra 2013- 2014 si stima un esubero di tre mila lavoratori. Un precariato evidente che porta la mobilità a 500 operatori Telecom, 2500 contratti di solidarietà e stipendi decurtati del 47% –  forse un taglio di un altro 15%. Stranamente gli unici a non subire riduzioni in nessun senso sono i copiosi dirigenti d’azienda, ovvero ben 694. Così Bernabè prende accordi con il magnate cinese Li Ka-Shing, gli azionisti spagnoli di Telefonica hanno grandi ambizioni sulla compagnia italiana e la maggior parte dei dipendenti del settore “servizio clienti” sono albanesi e rumeni perché costano meno: 2 euro all’ora.

 

di Maria Cristina Giovannitti

telecom_crisi_preda_facileL’Italia è in trattativa per svendere anche il colosso della telefonia del Bel Paese, la Telecom Italia Spa. Non se la passa bene la Bernabè e company al punto che ai lavoratori è stato decurtato il 47% degli stipendi e si presume un nuovo taglio del 15%. In più ben 2500 dipendenti hanno un contratto di solidarietà e circa 500 sono in  mobilità. La situazione, secondo le stime dell’azienda, è al collasso soprattutto perché tra 2013 e 2014 si prevede un esubero di circa 3 mila lavoratori, per cui bisogna correre ai ripari chiedendo aiuto ai potenti della Cina.

 

LA TELECOM DIVENTA CINESE? GRANDI, ANCHE, LE AMBIZIONI SPAGNOLE – Franco Bernabè è in trattativa con il miliardario asiatico Li Ka-Shing in quella che è stata definitiva l’Operazione 3 Italia: ovvero creare un sodalizio tra la Telecom Italia e la 3 Italia in modo che La compagnia italiana possa ridurre la competizione ed essere aiutata economicamente. Una trattativa curata dalla Goldman Sachs, per il gruppo cinese, che si è sempre occupata degli affari di privatizzazione italiani – come per esempio l’episodio di Britannia ’92 con Mario Draghi, allora ex presidente del colosso di finanza americana. Grandi ambizioni anche da parte della spagnola Telefonica la quale ha ammesso di usare il capitale investito nella Telecom Italia come “strategia” futura, magari per difendere il mercato dell’America latina.

 

TELECOM ITALIA: LAVORATORI ITALIANI A CASA E QUELLI RUMENI E ALBANESI NEI CALL CENTER – Lo staff italiano della Telecom – circa 32 mila lavoratori- subisce disagi mentre è assunto personale albanese e rumeno. I servizi di assistenza dell’azienda che riguardano custode care, sollecito pagamenti e contatti con il cliente è nelle mano dell’Europa dell’Est che, a quanto pare, costa molto meno del personale italiano: nei call center un dipendente rumeno o albanese è pagato 2 euro all’ora mentre, secondo le stime Telecom, i lavoratori italiani costano più del 30% sul mercato. Per quanto riguarda il settore ‘servizi per i clienti’ – quello del custode care – il pericolo è la societarizzazione che, per lo meno per il momento, sembra essere scongiurata. Intanto però le sedi con meno di 50 dipendenti vengono soppresse ed i lavoratori vengono trasferiti nei posti più vicini o svolgono il telelavoro – lavoro da casa – che ha il sapore del pre – licenziamento. Eclatante il caso di Piacenza dov’è stata chiusa la sede con 29 dipendenti tra i 45 e i 50 anni, i quali sono stati trasferiti nella più vicina sede di Milano – ovvero a 60 km, considerando che le turnazioni ruotano dalle 6 del mattino fino alle 12 di notte, una situazione drammatica.

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