TECNOCRAZIA/ Il killeraggio mediatico dei Poteri Forti: dopo Vendola e Bossi, tocca a Di Pietro

C’era una volta, siamo nel 1973, un giovane Giorgio Gaber che nel recital “Me, fuori di me” preconizzava la “Presa del Potere” da parte di una “razza superiore, bellissima e hitleriana”: quella dei “tecnocrati italiani”. C’era una volta, in Italia nel 2011, la tecnocrazia che Wikipedia definisce “una ipotetica forma di governo”. Ipotetica? Se nelle favole tocca al principe azzurro fare tana libera tutti, l’Italia post-moderna è ostaggio di un altro super eroe, Mario Monti, “bellissimo e hitleriano”, tecnocrate e servo del Vero Potere, l’oligarchia finanziaria. Obiettivo? Prima di tutto eliminare gli eventuali nemici, quindi le voci fuori dal coro: Vendola, Grillo, Bossi e ora Di Pietro.

di Carlo Flai

killeraggio_mediatico_di_pietro_vittimaNelle democrazie (?) occidentali fare scacco matto non è così semplice come potrebbe sembrare: esiste ancora una parvenza di informazione più o meno libera, il web sta resistendo agli assalti dei pirati censori, parte dei cittadini conserva un minimo di spirito critico. Eppure, nella società della comunicazione e dell’immagine, basta saper manipolare i media per tappare la bocca a chi osa aprirla a sproposito.

Come ha fatto il Senatur leghista Umberto Bossi, immune ai processi mediatici fino al 5 marzo 2012, quando al suo arrivo a Piacenza per un comizio attacca frontalmente il Governo: “Monti rischia la vita, il Nord lo farà fuori”.

Padre, perdona loro perché non sanno quel che fanno, diceva Gesù sulla croce. Altri tempi. Altri personaggi. I Poteri Forti, cannibali e sanguinari, non perdonano. E infatti, passa giusto qualche giorno – siamo tra fine marzo e inizio aprile – e scoppia il putiferio: la Tanzania, Belsito, il Trota, i fondi neri e i rapporti con ‘ndrangheta e massoneria. Tutte cose denunciate da anni e saltate fuori – chissà perché – appena il Senatur si è permesso di farla fuori dal vaso.

Poi è toccato a Nichi Vendola. Fin quando la sua oratoria è rimasta nel campo dell’indefinito, sgonfiata dal vacuo e incomprensibile linguaggio che si porta dietro, il leader di Sinistra e Libertà poteva parlare a ruota libera. Appena si è svincolato dalla sua sterilità dialettica e ha detto chiaro e tondo che sull’articolo 18 Monti racconta balle (29 marzo 2012, intervista al Corriere del Mezzogiorno), dichiarando appoggio incondizionato alla Camusso, il Presidente della Regione Puglia si è ritrovato sotto il fuoco incrociato dei media di regime, schizzato di fangocome ama ripetere, causa presunto scandalo per la (mala) gestione della sanità pugliese. Come ricorderanno i più attenti, la Giunta Vendola era stata già travolta dalla Sanitopoli, nel lontano 2010. Nulla di nuovo sotto il cocente sole pugliese. Allora perché tirare fuori una storia senza senso, un’inchiesta senza fondamento, proprio qualche giorno dopo quelle dichiarazioni su Monti?

Un meccanismo ad orologeria, ben oliato e perfettamente funzionante, quello del killeraggio dei poteri forti. Pronti a colpire l’opposizione parlamentare – come nel caso di Bossi – o quella extra parlamentare, come nel caso di Vendola.

Non che ci siano affinità caratteriali tantomeno politiche e umane, ma ciò che accomuna il leader leghista e il comunista pugliese è un dato di fatto chiaro e semplice: entrambi contrastano in ogni modo il Governo Monti.

L’altro non allineato per eccellenza è Antonio Di Pietro, che da tempo urla e combatte l’attuale Tecnocrazia.

Si va dal leggero “non possiamo dare la nostra fiducia al buio” (10 novembre 2011, Monti ancora non era in carica), al più corposo “è un padrone arrogante come Berlusconi” (22 marzo 2012), passando per il caustico “Monti ha i suicidi sulla coscienza” (4 aprile 2012), fino al “Contro Monti una rivolta sociale” (2 maggio 2012).

Mentre la Tecnocrazia scaldava i motori della macchina di killeraggio mediatico, il leader Idv continuava imperterrito la sua battaglia politica contro il Governo. Fino all’ultima dichiarazione, meno infuocata delle precedenti, ma molto più vicina all’immaginario collettivo, perché inerente le ruberie dei padroni e il falso in bilancio. “Oggi fra il Governo Monti e il Governo Berlusconi non c’è differenza”, attacca Di Pietro nel momento in cui l’esecutivo attuale decide di non contrastare efficacemente il reato finanziario.

Può una Tecnocrazia serva ed espressione dell’oligarchia finanziaria andare contro i propri interessi? Certo che no. Può siffatto Potere permettere che un leader di partito carismatico come Tonino risvegli le coscienze degli italiani? Certo che no.

La strategia è semplice ed è in atto da tempo.

Silenziare, colpire ai fianchi, uccidere.

Nell’epoca dell’iper comunicazione, televisiva e cartacea, e in un’Italia dove il web non ha ancora surclassato – come succede negli States – gli altri media, è sufficiente togliere il microfono e spegnere l’attenzione su un qualsiasi personaggio pubblico per farlo (più o meno) sparire dall’immaginario collettivo.

Basta leggere i dati Agcom, dall’entrata in carica del Governo Monti ad oggi, sul minutaggio televisivo delle tre vittime in oggetto – Di Pietro compreso – per capire che gli obiettivi sono stati scelti per tempo.

Una volta silenziato il soggetto da colpire, tocca passare alla fase due: l’attacco mediatico. Cui segue l’uccisione politica del malcapitato di turno. L’unico dubbio è sul quando. Basta aspettare per credere…

P.S. Qualcuno starà pensando: e Grillo? Non è anche lui un partigiano contro i Poteri Forti? In teoria sì. Ma se seguiamo il principio per cui “nulla che il Sistema non voglia compare sui media” allora dobbiamo tenerlo fuori dal nostro elenco. Tanto è vero che i dati sui passaggi televisivi dell’ultimo trimestre raccontano questa classifica: Berlusconi 37%, Bersani 23%, Grillo 20%, Fini 12%, Casini 5%, Bossi 2%. Chiude Antonio Di Pietro con l’1%. Ecco perché, secondo noi, sarà lui il prossimo obiettivo dei Poteri Forti.

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