TARIFFE POSTALI/ Aumenti spropositati in favore della Cassa Depositi e Presititi: cittadini o bancomat?

Aumentano ancora le tariffe postali a danno dei consumatori a partire dal 2013. Date le ultime acquisizioni della CDP volute dal Governo Monti, pare che questi aumenti servano per avere più liquidità in cassa.

 

di Maurizio Bongioanni

“Non c’è limite al peggio, e questo limite è stato travalicato dall’Agcom”. Così esordisce il senatore Elio Lannutti sfogandosi contro l’Agenzia della Comunicazioni diretta da Angelo Marcello Cardani, fidato scudiero di Mario Monti. Secondo il senatore in forza all’Idv, alla vigilia di Natale, Cardani ha approvato una revisione delle tariffe postali che si sono trasformate nell’ennesima stangata per la cittadinanza. Lo scopo? Quello di finanziare, con l’ingente ricavato, la Cassa Depositi e Prestiti.

Con la delibera n. 640/12 dell’Agcom datata 20 dicembre e pubblicata sul suo sito il 24, gli aumenti tariffari sono convalidati a partire dal 2013. Ma tali aumenti superano di dieci volte il tasso di inflazione a danno di lavoratori sempre più in crisi e in ritardo con i pagamenti. Ecco alcuni esempi: il pagamento tramite bollettino postale aumenta del 18,18% (da 1,10 euro a 1,30); il canone Bancoposta passa da 30,99 euro a 48 (+58,08%); il costo degli assegni, prima gratuiti, passa a 3 euro per carnet da 10; aumenti fino al 45% sui pacchi di posta prioritaria. Le stime parlano di un incasso di 150 milioni di euro a fronte di servizi sempre più scadenti.

E come se non bastasse Poste Italiane taglia posti di lavoro: sono 15.659 infatti i posti di lavoro in meno dal 2002 a oggi. Ogni anno se tagliano a migliaia. E dire che il bilancio di Poste Italiane (partecipata al 100% dal Ministero dell’Economia e delle Finanze) non sembra affatto in rosso: 9 miliardi di ricavi da mercato e 699 milioni di utile netto. Ma quei soldi servono alla CDP, la nuova Iri.

poste_italiane_tariffe_aumentoCDP e Poste Italiane hanno un rapporto molto stretto. La prima è l’emittente del Risparmio postale, dei Buoni Fruttiferi tanto amanti dagli italiani e dei Libretti di Risparmio. Insomma, chi investe i propri risparmi attraverso uno dei 14mila uffici postali italiani, in realtà affida il suo patrimonio nelle mani di CDP. Questo ente, nato nel 2003, viene da subito creato come contenitore dei fondi postali. L’allora Ministro dell’Economia Giulio Tremonti, per dare una patina di privato alla CDP, chiede alle Fondazioni bancarie private di sottoscrivere il 30% del capitale allettandole con condizioni vantaggiose di ingresso, salvo un conguaglio da pagare entro il 2006 (termine spostato a dicembre 2012: ancora adesso nessun ente ha versato la cifra pattuita).

Da 3,5 miliardi di patrimonio iniziale, oggi CDP può disporre di 14,5 miliardi. Tutte le fondazioni bancarie hanno riavuto i loro soldi incassando un dividendo di 1 miliardo e 76 milioni (a fronte di 1 miliardo e 50 milioni speso per entrarci, in CDP). Un uso che viene fatto di CDP è quello di riequilibrare i conti statali che non tornano. L’ultima volta è capitato a giugno 2012: il Governo Monti avviò le pratiche di trasferimento di tre controllate statali (Fintecna, Sace e Simest) alla CDP, la quale già controllava quote di Eni, Terna e Snam Rete Gas. CDP ha pagato 10 miliardi per l’acquisizione delle tre nuove aziende e il debito dello Stato, come per magia, scese dal momento che CDP, che legalmente è un Spa, è classificata come esterna alla pubblica amministrazione. Un gioco contabile che, come è facilmente comprensibile, ha bisogno di liquidità. E quella liquidità arriva dagli sforzi dei cittadini.

Per tutte queste ragioni, Adusbef (Associazione Difesa Utenti Servizi Bancari e Finanziari), riservandosi di impugnare questi aumenti ingiustificati davanti al Tar del Lazio, ha incaricato i propri penalisti di predisporre un esposto di denuncia davanti alle Procure della Repubblica, “ritenendo scandalosa una delibera adottata nell’assoluta segretezza” conclude Lannutti “per impedire la giustificata reazione dei consumatori, stanchi di subire vessazioni ed angherie da Autorità come l’AGCOM, che avrebbero il dovere di terzietà e di tutela dei diritti e degli interessi dei consumatori-utenti”.

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