STRAGE DI FIRENZE/ Il ragioniere fantasy a caccia di neri

di Gi Lo

E finalmente furono nominati. Ci sono volute quasi 24 ore per conoscere il nome delle vittime, ci sono voluti alcuni quotidiani del giorno dopo. Non perché fossero irriconoscibili i cadaveri ma solo perché chi ha provocato la strage, il “pazzo”, aveva una storia più degna di essere raccontata dai telegiornali, che neanche oggi, giorno del lutto cittadino a Firenze, si degnano di fare il nome delle sue vittime.

Il ragioniere intellettuale di destra, il grigio impiegato ripieno di miti pagani e cultura suprematista bianca. Lui è2011121302601314291-large Gianluca Cassieri, loro  due africani uccisi. Loro sono – erano – due tra le migliaia di disperati negri che vendono cianfrusaglie sui marciapiedi e dopo la morte sono rimasti tali; lui pure uno tra tanti, visto da fuori, prima del “grande gesto”, un ragioniere iscritto a Casa Pound.

Visto da dentro invece – lui stesso si raccontava in terza persona – faceva il ragioniere “per distrarsi dalle cose serie”: cose serie erano la sua galassia filosofica, Julius Evola, Jung, Nietzche, Lovecraft, Tolkien, il mondo magico, alcuni saggi intrisi di teoria antisemita sul complotto mondiale ebraico e un romanzo soprattutto, Le chiavi del Caos, “un’avventura esoterica” e “una critica sarcastica e radicale agli idola tribus della società occidentale (…), una contestazione totale ai fondamenti della società in cui viviamo” si legge nella prefazione.

L’uomo che a 12 anni era stato estratto dalle letture di Lovecraft dal mondo ordinato ci è ripiombato a 50 anni, ieri a mezzogiorno, con una 357 magnum in mano. Parcheggia la Polo in doppia fila in piazza Dalmazia tra le bancarelle del mercato, in mezzo alla gente con la busta della spesa, si avvicina a Samb Modou, Diop Mor e Moustapha Dieng e gli scarica il caricatore addosso. I primi due muoiono sul colpo, Moustapha è grave in ospedale, forse rimarrà paralizzato. Casseri si allontana, un edicolante cerca di fermarlo ma lui gli pianta la pistola in faccia: “non ti conviene”, gli dice. Poi il ragioniere sparisce, qualcuno lo ha fotografato col cellulare, le forze dell’ordine lo cercano, ma senza successo. I senegalesi di Firenze cominciano a radunarsi, si forma un corteo, qualcuno teme una reazione violenta (che non c’è stata) da parte della comunità shockata e arrabbiata; la comunità invece teme uno che se ne va in giro per Firenze a sparare ai negri.

Sparito nel nulla, Gianluca Cassieri torna allo scoperto alle 15. Come emerso direttamente dal sottosuolo, quasi una creatura Lovecraftiana, si materializza in piazza San Lorenzo: ha ancora la Smith & Wesson in mano. E’ caccia al negro ormai, ne individua due e gli spara addosso mentre scappano, ma non riesce ad ammazzarli.  Torna nel sottosuolo, nel parcheggio interrato dove aveva parcheggiato, ma è braccato dalla Digos che circonda l’auto e gli intima di scendere; lui non ci pensa neanche, si punta la pistola alla gola e si spappola il cranio con l’ultimo colpo.

Dopo l’ultimo sparo del ragioniere fantasy, la realtà bruta e folle del pomeriggio fiorentino continua sul Web, e diventa surrealtà: i suoi camerati on-line gli rendono onore sui forum di estrema destra: “eroe bianco perito nella guerra multietnica”, “ha avuto il coraggio di fare ciò che dovremmo fare tutti”, “era ora che si facesse pulizia di tanta immondizia negra”; qualcuno commenta anche su siti di quotidiani nazionali: “Meno due” ed  “eroe” sono le parole che ricorrono. Su Facebook, ovviamente, arriva la pagina dedicata: “Onore a Gianluca Casseri, Italiano Vero”. Casa Pound, di cui Casseri frequentava il circolo di Pistoia, però non ci sta: “era solo un simpatizzante tra i tanti e non aveva a che fare con le nostre attività” precisa il segretario toscano dell’associazione, “quando veniva stava zitto, in angolo a leggere, sembrava lo scemo del villaggio”.

Lo scemo del villaggio, da anni in cura per una forte depressione, con precedenti penali, deteneva legalmente una 357 magnum in casa. I proiettili però se li faceva da solo.

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