STABILITÀ/ Alle scuole pubbliche 721 mln di tagli (spazzando i precari). Alle private fondo per 223 mln

I numeri e il testo della legge di stabilità parlano chiaro. Nei prossimi anni andremo incontro ad un possente taglio alla scuola pubblica, molto più alto di quanto ipotizzato già con la spending review: 721 milioni di euro. In che modo? Sbattendo fuori i precari. Di contro, però, scorrendo le uscite, ne troviamo una interessante: 223 milioni sono pronti ad essere destinati alle scuole private.

di Carmine Gazzanni

montirrrIl gioco è semplice. Togliamo di mezzo i precari, i cosiddetti spezzoni di ore li facciamo ricoprire ai docenti in ruolo (senza ovviamente un aumento netto di stipendio, ma ripagandoli con quindici giorni in più di ferie) e risparmiamo sulla scuola pubblica oltre 700 milioni di euro. In cambio prepariamo un bel fondo da destinare alle strutture private: 223 milioni potrebbero bastare.

In realtà, però, bisogna partire da lontano. Mario Monti, infatti, già ci aveva provato in piena estate con la spending review: nel testo della bozza era presente una norma che, in pratica, prevedeva un taglio al fondo universitario di 200 milioni di euro da reinvestire nelle scuole private (le cosiddette scuole paritarie). Le diverse lamentele che ne nacquero, obbligarono l’esecutivo ad eliminare quello stralcio. Subito, però, ne vennero inseriti che andassero in qualche modo a riequilibrare la situazione: il fondo per le strutture private è rimasto (abbassandosi, però, notevolmente a “soli” 10 milioni di euro), mentre – come Infiltrato.it ha già documentato – sono state poste le condizioni affinchè le tasse universitarie (soprattutto per i fuoricorso ma non solo) possano lievitare arbitrariamente, a discrezione assoluta dell’ateneo di appartenenza, attraverso l’abolizione del tetto alle tasse stesse.

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Tutto questo, probabilmente, non è bastato. Quale migliore occasione di ragionare nuovamente sul doppio binario pubblico-privato, taglio-finanziamento se non quello della legge di stabilità? Contrariamente a quanto si possa pensare, infatti, questo testo, approvato dal Consiglio dei ministri soltanto due giorni fa, non prevede soltanto tagli, ma anche notevoli finanziamenti. Insomma, sebbene siano ormai tre anni che la chiamano legge di stabilità (nome senz’altro rassicurante. Chapeau), altro non è che una Finanziaria. Un modo, insomma, per fare cassa e, al contempo, ridistribuire il denaro pubblico.

E infatti, esattamente come due mesi fa con la spending review, anche oggi l’esecutivo sta tentando di tagliare alla scuola pubblica, assicurando un notevole fondo alle strutture private. Com’è stato possibile questa volte? Iniziamo dal primo passo, dalla scuola pubblica. Si legge nel testo (art.3 comma 42): “A decorrere dal 1° settembre 2013 l’orario di impegno per l’insegnamento del personale docente della scuola secondaria di primo e di secondo grado, incluso quello di sostegno è di 24 ore settimanali. Nelle sei ore eccedenti l’orario di cattedra il personale docente non di sostegno della scuola secondaria titolare sul posto comune è utilizzato prioritariamente per la copertura di spezzoni orario disponibili nell’istituzione scolastica di titolarità, nonché per l’attribuzione di supplenze temporanee per tutte le classi di concorso per cui abbia titolo, per posti di sostegno, purché in possesso del relativo diploma di specializzazione e per gli impegni didattici in termini di flessibilità, ore aggiuntive di insegnamento, di recupero e di potenziamento”. Cosa vuol dire questo? In pratica per i docenti di medie e superiori ci saranno, dal prossimo anno scolastico, sei ore in più da coprire. Non più 18 insomma, ma 24. Ciò garantirebbe un importante risparmio. Il motivo è presto detto. Queste ore in più verrebbero impiegate dai docenti di ruolo per coprire i cosiddetti spezzoni (quelle ore che inevitabilmente restano scoperte perché, anche mettendole assieme, non arrivano al monte ore per assumere un insegnante in più). Fino ad oggi erano, ovviamente, ricoperte dai docenti precari che, a questo punto, verranno sbattuti fuori dal mondo lavorativo scolastico. Stiamo parlando di circa 20 mila insegnanti precari (di cui 11 mila di sostegno) che potrebbero perdere il posto tra un anno.

Ma a questo punto facciamo un passo ulteriore: ci sarà perlomeno un grosso risparmio? E, soprattutto, come verrà impiegato? Numeri alla mano, il risparmio (o, se vogliamo, il taglio) è decisamente notevole: leggendo la relazione tecnica del governo, si parla di ben 721 milioni di euro dal 2014 in poi. Molto di più di quanto previsto con la stessa spending review. Se infatti l’obiettivo di riduzione della spesa doveva essere di 183 milioni l’anno prossimo, di 173 milioni nel 2014 e di 237 milioni negli anni successivi, con la legge di stabilità si prevede un ulteriore risparmio di 57 milioni l’anno prossimo, di 548 milioni nel 2014 e di 484 dal 2015 in poi. A questo punto la seconda domanda: come verranno impiegati questi soldi? Dal ministero dell’istruzione assicurano: i risparmi verranno riutilizzati per la scuola pubblica. Edilizia scolastica, ma anche preparazione dei docenti, qualità dell’insegnamento e così via. L’idea è assolutamente condivisibile. Peccato, però, che ad oggi non ci sia nemmeno uno straccio di bozza a riguardo, il che non è affatto secondario: i tempi per la presentazione e l’approvazione di un disegno di legge sono decisamente lunghi in Italia, mentre la fine del governo tecnico è, di contro, molto vicina. Ed è molto difficile supporre che il prossimo esecutivo, appena stanziatosi e con l’elezione per il Quirinale incombente, pensi a formalizzare e rendere attuativo quanto oggi si dice soltanto a parola.

Come detto, però, se da una parte si taglia, dall’altra si finanzia. E bene. Come ha rivelato ieri Il Sole 24 Ore, infatti, lo Stato garantirebbe, tramite il testo sulla stabilità, uno stanziamento alle strutture private di ben 223 milioni di euro. Molto di più di quanto stabilito con la spending review (10 milioni), ancora meglio di quanto aveva intenzione di fare Mario Monti (con i 200 milioni di cui abbiamo detto prima). Non si può dire che il Professore non sia un tipo tenace.

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