Spunta la legge “ammazza internet”: tra diffamazione e obbligo di rettifica, il Web rischia la censura

Tutto è compreso in una proposta di legge presentata dal deputato del gruppo misto Pino Pisicchio: ecco che cosa potrebbe succedere agli “indisciplinati” che non si allineano al Sistema.

 

di Viviana Pizzi

legge_ammazza_internetInternet è oramai un mezzo di informazione di massa con il quale più del 50% degli italiani acquisisce informazioni sul mondo che li circonda. Per questo motivo va sottoposto alle leggi che riguardano la stampa tradizionale. Non importa se il sito internet in questione sia una testata giornalistica regolarmente registrata in Tribunale con un direttore responsabile oppure un blog o ancora un sito online verticale.

Con il disegno di legge, definito subito “ammazza internet”, presentato da Pino Pisicchio del gruppo misto chiunque faccia qualsiasi tipo di informazione che possa ledere gli interessi di qualcun altro che per questo si senta diffamato dovrà attenersi alle rigide regole che i padri della Costituente vollero nel 1948 applicare alle testate cartacee contemplati nella legge dell’8 febbraio 1948 e poi successivamente modificata dalla numero 69 del 3 febbraio 1963. Entrambe regolamentavano la legislazione giornalistica in materia di diffamazione, diffamazione a mezzo stampa o con altro mezzo di diffusione. E fin qui non ci sarebbe nulla di strano. Ma…

DIFFAMAZIONE SU INTERNET: ECCO COSA CAMBIA

In primis si specifica che la legge del 1948 dell’8 febbraio viene estesa anche ai siti internet aventi natura editoriale. Senza specificare se si tratta di giornali on line oppure anche di semplici blog non registrati in Tribunale.

Dovranno farlo obbligatoriamente? Nessuna parte della legge lo specifica.

L’aspetto più grave del “Teorema Pisicchio” è che tutti coloro che si occupano di informazione online saranno tenuti all’obbligo della rettifica immediata, da pubblicare entro 48 dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia alla quale si riferiscono. Naturalmente con i dovuti link si dovrà specificare, senza la possibilità di cadere in equivoco, a quale notizia la rettifica stessa si riferisca.  

Per la stampa non periodica i soggetti autori dell’offesa provvedono, su richiesta del querelante, alla pubblicazione a propria cura e a proprie spese su non più di due quotidiani nazionali a scelta del querelante stesso alle rettifiche dei soggetti di cui sono state pubblicate dichiarazioni lesive. Unica caratteristica che la richiesta di chi si sente diffamato deve avere è la non incriminabilità penale delle sue stesse dichiarazioni. Il tutto deve avvenire nel tempo massimo di 7 giorni.  Se tutto ciò non avviene con i metodi stabiliti si incorre nella denuncia vera e propria.

Nel valutare il danno il giudice terrà conto dell’effetto riparatorio della rettifica e la condanna pecuniaria, relativa al danno non patrimoniale,  non potrà superare in nessun caso i 30mila euro.

Una volta ottenuta la sentenza di condanna il giudice dispone la trasmissione degli atti al competente ordine professionale per le determinazioni relative alle sanzioni disciplinari .

In sostanza chiunque, e per qualunque motivo, potrà chiedere la rettifica immediata paventando lo spauracchio di una denuncia con annessi e connessi. Un buon metodo per imbavagliare sia i piccoli editori che i blogger d’informazione, solitamente i più aggressivi verso il Potere costituito.

 

DOPO IL BASTONE ECCO LA CAROTA: ELIMINARE IL CARCERE PER CHI DIFFAMA

pino_pisicchioÈ Pisicchio stesso a sottolineare la necessità di eliminare sanzioni illiberali per chi viene colpito da una querela per diffamazione. Tra queste, lo si può leggere nell’incipit della sua proposta, la pena detentiva.

La normativa è tutta compresa nell’articolo 2 della proposta di Pisicchio che mira a sostituire l’articolo 57 del codice penale che si occupa proprio dei reati commessi a mezzo stampa e radiotelevisivi o con altri mezzi di diffusione. Tra cui, appunto, il web.

Chiunque offende l’onore o il decoro di una persona presente è punito con la multa fino a 5mila euro – inizia così il testo di legge proposto – Alla stessa pena soggiace chi commette il fatto mediante comunicazione telegrafica, telefonica o telematica, o con scritti o disegni, diretti alla persona offesa. Le pene sono aumentate qualora l’offesa consista nell’attribuzione di un fatto determinato, ovvero sia commessa in presenza di più persone”. All’articolo 595 del codice penale, i commi primo, secondo e terzo sono sostituiti dai seguenti: « Chiunque, fuori dei casi indicati nell’articolo 594, comunicando con più persone, offende l’altrui reputazione, è punito con la multa da euro 1.500 a euro 6.000. La pena è aumentata se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato. Se l’offesa è arrecata con il mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, ovvero in atto pubblico, si applica la pena della multa da euro 3.000 a euro 8.000”.

UNA NON NOVITÀ: LA COSTITUZIONE DEL GIURÌ PER LA CORRETTA INFORMAZIONE

All’istituzione di questa figura si era già pensato nella sedicesima legislatura, come Pisicchio stesso ha sottolineato nel suo testo di legge.

Si tratta della costituzione di tanti giurì per la corretta di informazione quanti sono i distretti di Corte d’appello in Italia. Dell’organismo dovrebbero far parte cinque membri, dei quali due nominati dal Consiglio di Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, due nominati dal consiglio competente dell’Ordine dei giornalisti e uno, con funzioni di Presidente, tra i magistrati di Corte d’appello.

Il compito sarà quello di esperire tentativi di conciliazione volti a prevenire situazioni di conflitto tra giornalisti e lettori.

I membri dureranno in carica cinque anni non prorogabili. L’organizzazione e il funzionamento del Giurì nonché le procedure e i termini per l’espletamento dei tentativi di conciliazione sono disciplinati da un apposito regolamento adottato dal Ministro della giustizia, d’intesa con il consiglio dell’autorità per le garanzie nelle comunicazioni e con il Consiglio nazionale dell’ordine dei giornalisti.

giur_informazioneIn molti casi si tratterà di un fastidioso compito per i giornalisti chiamati a giudicare l’operato dei propri colleghi.

Cosa che, in alcuni distretti, potrebbe significare anche una non obiettività del giudizio stesso soprattutto se si tratta di esprimere un parere su qualche giornalista “sgradito” al membro del giurì che in quel caso lo deve giudicare.

Tutto questo potrebbe portare alla morte non soltanto del web ma dell’intero sistema giornalistico. Con buona pace della libertà d’informazione. Il Regime prosegue la sua corsa.

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