SPRECHI/ Il governo taglia 7 enti. Poi fa retromarcia e li finanzia pure: pronti 20 milioni di euro

Tagliamo? Si, no, forse. Diciotto milioni di euro destinati dal ministro Profumo a sette enti di ricerca. Fin qui nulla di strano. Un finanziamento apprezzabile, si dirà. C’è un ma: nella prima bozza della spending review si era deciso di tagliare proprio questi sette enti. Una cancellazione, però, che è magicamente scomparsa nel testo definitivo. E, a distanza di un mese, arriva anche il corposo finanziamento.

di Carmine Gazzanni

MarioppuremontiUna certezza c’è: sulla vicenda il governo Monti non ha avuto le idee molto chiare. Non potrebbe essere altrimenti, d’altronde, se prima si decide di tagliare enti ritenuti superflui, poi ci si ripensa e, non contenti, li si finanzia per ben diciotto milioni. Un cambio di rotta incredibile, che si stenta a credere possibile.

Eppure è proprio quello che è successo con i sette enti di ricerca che, stando alla prima bozza della spending review, dovevano scomparire o essere inglobati in altri. Nel testo definitivo, però, sono magicamente riapparsi. E, a distanza di meno di un mese, come se non bastasse, sono stati beneficiati da un fondo ministeriale per diciotto milioni di euro. Un finanziamento decisamente lauto se si pensa che soltanto pochi giorni prima era stata decisa la loro soppressione.

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Tutti ricorderanno lo spirito di rigore che ha guidato la squadra di Monti (con il supercommissario Enrico Bondi in testa) sulla strada della spending review. Sembrava quasi che nessuno spreco sarebbe stato ammesso. Una lotta al centesimo, pareva si dovesse condurre. Sappiamo bene, poi, come sono andate le cose: i veri privilegi rimasti invariati, i grossi sprechi toccati solo marginalmente e la soppressione delle province che, per il momento, resta solo e soltanto sulla carta. Di tutt’altro colore, invece, quanto deciso su sanità, lavoro pubblico e istruzione.

Come dire: lo spirito combattivo per gli sprechi (quelli veri) si è perso per strada. Esempio ne sia quanto accaduto proprio con i sette enti di ricerca. Dopo tanto e tanto lavoro del duo Bondi&Monti, infatti, nella bozza del decreto legge sulla revisione della spesa presentata il 4 luglio scorso si parlava di “cessazione” per l’Istituto nazionale di ricerca metrologica, la Stazione zoologica Anton Dohrn, l’Istituto italiano di studi germanici e per l’Istituto nazionale di alta matematica. Per altri tre, invece, era previsto un “accorpamento”: l’Istituto nazionale di astrofisica e il Museo storico della fisica avrebbero dovuto essere accorpati all’Istituto nazionale di fisica nucleare; l’Istituto nazionale di oceanografia e geofisica sperimentale, invece, all’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia.

Fin qui nulla di strano. In tempo di crisi è necessario razionalizzare le spese. Anche se – è bene precisarlo – stiamo parlando di importanti centri di ricerca. Cos’è allora che non quadra? Come detto, l’incredibile dietrofront del governo.

Le cancellazioni di cui sopra, infatti, sono scomparse nel testo definitivo. Proprio nello stesso periodo in cui sul tavolo del ministro dell’Istruzione Francesco Profumo c’era un’altra impellenza. Un altro decreto legge. Questo sul “riparto della quota del Fondo ordinario per gli enti e le istituzioni di ricerca per l’anno 2011 destinata al finanziamento premiale di specifici programmi e progetti proposti dagli enti”. In altre parole, proprio nel periodo in cui Profumo doveva decidere come ripartire il Fondo ordinario per la ricerca (125 milioni di euro in totale) e, soprattutto, a chi destinare tali risorse.

Qui la sorpresa. Tra i beneficiari proprio i sette enti che nemmeno un mese prima erano stati cancellati dalla spending review. Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale: 2.469.800 euro. Stazione zoologica Anton Dohrn: 963.244 euro. Istituto nazionale di ricerca metrologica: 3.983.500 euro. Museo storico della fisica: 304.500 euro. Istituto italiano di studi germanici: 17.000 euro. Infine, Istituto nazionale di astrofisica: 10.600.000 euro. Totale: 18.618.044 euro. Quasi venti milioni destinati dallo stesso esecutivo che, soltanto pochi giorni prima, aveva deciso la cancellazione di quei sette enti.

Un ripensamento curioso, dunque. Anche perché nel decreto di Profumo – trasmesso pochi giorni fa alle Camere per il “parere parlamentare” di rito – si dice nero su bianco che tali risorse sono “finalizzate al finanziamento di specifici programmi e progetti, anche congiunti, proposti dagli enti, da considerarsi quali contributi premiali”. Domanda: come si fa a finanziare, per di più con “contributi premiali”, progetti “proposti dagli enti” se pochi giorni prima quegli stessi enti erano stati considerati inutili a tal punto da essere soppressi?

Un cambio di rotta. Dal costo di 20 milioni di euro.

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