SPENDING REVIEW/ Niente tagli a Palazzo Chigi, la “cessazione” solo dal “prossimo mandato governativo”

Monti ha fallito. Ma lo ha fatto, per così dire, in grande stile: se la spending review è stata dolorosa un po’ per tutti, non è stata neanche lontanamente avvertita a Palazzo Chigi e dintorni. All’insaputa di tutti, i tagli al personale – si legge nero su bianco sul testo approvato – cominceranno solo con il prossimo governo. Tanto che il Professore, da quando guida l’esecutivo, non si è fatto scrupoli: 90 dirigenti incaricati, direttamente da Monti, tra ministeri senza portafoglio e uffici di presidenza.

di Carmine Gazzanni

mario_monti_ha_fallitoSpending review. Articolo 2 (“Riduzione delle dotazioni organiche delle pubbliche amministrazioni”), comma 20: “in attuazione del taglio del 20% operato sulle dotazioni organiche dirigenziali di I e II fascia della Presidenza del Consiglio dei ministri, al fine di riorganizzare le strutture della stessa Presidenza sulla base di criteri di economicità e rigoroso contenimento della spesa, gli incarichi di I e II fascia conferiti ai sensi dell’articolo 19, commi 5-bis, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, cessano alla data del 1° ottobre 2012 e non sono rinnovabili”. Bene. Taglio netto del personale.

Ma attenzione. Il testo continua: “mentre quelli conferiti ai sensi del comma 6 del medesimo articolo 19 cessano alla scadenza dell’attuale mandato governativo”. Ed è proprio qui – nell’indifferenza di tanti e tanti – che casca l’asino: il taglio non è per tutti. Qualcuno si salva, almeno fino “alla scadenza dell’attuale mandato governativo”.

Intendiamoci: cosa dice il citato decreto legislativo? In pratica il comma a cui si fa riferimento nel primo passaggio riguarda il personale di dirigenza; quello invece a cui si fa riferimento nel secondo indica le consulenze esterne, i contratti a tempo determinato, conferiti “a persone di particolare e comprovata qualificazione professionale”. Per costoro nessuna spending review, insomma. Il che non è affatto secondario: sempre nel decreto del 30 marzo 2011, infatti, si legge che sono proprio costoro, gli illuminati da consulenze esterne, a godere di un trattamento piuttosto privilegiato: il servizio economico per costoro, si legge ancora nel decreto, “può essere integrato da una indennità commisurata alla specifica qualificazione professionale”. Insomma, i consulenti possono aspirare ad un’indennità a differenze degli stessi dirigenti. E sono proprio questi incaricati esterni a sottrarsi dalla mannaia della spending review.

Un trattamento privilegiato? Può darsi. L’unica certezza è che in quel di Palazzo Chigi non se la passano affatto male oggi. Da quando è arrivato Mario Monti sono fioccate non poche assunzioni (come, d’altronde, Infiltrato.it ha già avuto modo di documentare). Una corte di dirigenti che proprio con il Professore si è rimpolpata e non poco: 24 dirigenti di prima fascia e 20 di seconda nei ministeri senza portafoglio, più 17 di prima fascia e 29 di seconda negli uffici di presidenza. Novanta dirigenti in totale, tutti incaricati direttamente da Mario Monti. Tutti nominati negli ultimi otto mesi di governo. Tutti, peraltro, pagati più che bene. Scrive Manuele Bonaccorsi su Left: “un capodipartimento può arrivare a uno stipendio di 300 mila euro l’anno. I cosiddetti consiglieri – così vengono chiamati i dirigenti di prima fascia – hanno uno stipendio di base di 91.697,09 euro l’anno. A cui si aggiunge una retribuzione variabile di posizione che può andare dai 40 agli 80mila euro”. Bei soldini, insomma.

I dubbi, a questo punto, cominciano ad addensarsi: ma non era contemplato nella spending review un taglio alle spese degli uffici di presidenza? Sì, certamente. Ma è proprio qui che Monti ha messo in campo tutto il suo ingegno: nel testo, infatti, ci sono certamente tagli al personale. Ma la diminuzione prevista rimane in realtà maggiore agli incarichi già assegnati. Cosa vuol dire questo? Che i tagli ci sono, ma sono solo formali. Non avverranno mai. Un esempio per chiarirci: secondo quanto riportato ancora da Left, la spending review ha previsto una riduzione delle piante organiche dei suoi uffici. I dirigenti di prima fascia passeranno – si legge – da 80 a 64, quelli di seconda da 214 a 171. Ma quanti dirigenti ci sono concretamente a Palazzo Chigi? Ecco la furbata: quelli di prima fascia sono “solo” 69, quelli di seconda 158. Nessuno, dunque, verrà tagliato fuori.

Qualcuno, però, potrebbe ancora argomentare: Monti ha tagliato le spese degli uffici di presidenza di ben 15 milioni di euro per i prossimi due anni. Vero. Peccato, però, siano briciole. Nel 2011, quando al governo c’era Silvio Berlusconi, il bilancio parlava chiaro: le spese di presidenza erano arrivate a 616 milioni di euro.

Mario Monti ha fallito. Ma è uscito in grande stile: furbescamente.

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