SPENDING REVIEW/ Alla scuola privata 200 milioni dell’università pubblica. Spesi 230 miliardi in armi

Duecento milioni di euro in meno alle università statali e duecento milioni di euro (gli stessi tagliati alle università) in più alle strutture provate. Nella bozza della spending review, dalle indiscrezioni che circolano, ci sarebbe anche questa manovra assolutamente discutibile. Non solo tagli dunque. Come nel caso delle spese militari: mentre si prevede un taglio alle missione (militari) di pace, un altro ddl (revisione dello strumento militare) non taglia di un euro i 230 miliardi di euro che l’Italia spenderà nei prossimi 12 anni per il proprio arsenale.

di Carmine Gazzanni

spending_rewiev_scuola_bersani_collassa1Mario Monti l’aveva detto: questa spending review non sarà un’accetta. Non c’è che dire: non lo è stata. Fosse soltanto per il fatto che alcuni settori non sono stati minimamente toccati. Al massimo, sforbiciatine. Non a caso, come Infiltrato.it ha documentato, tutti gli emendamenti che avrebbero tagliato pesantemente consulenze esterne, auto blu, spese di presidenza, costi dello Stato centrale, doppi stipendi hanno ricevuto il parere contrario, nell’ordine, di commissioni, governo e Camera.

Altri settori invece, come sappiamo, non sono stati immuni da tagli più che pesanti: sanità, pubblica amministrazione e – non poteva mancare –istruzione. Tra le notizie che circolano, infatti, si parla di ben 200 milioni in meno per i fondi destinati alle Università e alla ricerca. Un ulteriore decurtazione, dunque, che inguiaerebbe gli atenei italiani, dato che questi, negli anni scorsi, hanno già dovuto fare a meno di importanti fette di finanziamento pubblico (Riforma Gelmini). Ma nella spending review non c’è solo questo. Sempre dalle indiscrezioni che circolano (dato che il testo sarà, forse, presentato venerdì) ci sarebbe un altro provvedimento che va letto insieme al precedente: destinazione di 200 milioni di euro (appunto quanto ritirato alle università) alle strutture private. Un circolo perfetto. Che, semmai dovesse rivelarsi vero, sarebbe un chiaro segnale del “modello Italia” che ha in mente il governo Monti: un esecutivo che svilisce drammaticamente il ruolo del “pubblico”.

Non solo. Con i tagli alle Province prospettati dal governo le scuole potrebbero non essere riaperte a settembre. A lanciare l’allarme è stata l’Upi, l’Unione Province italiane: “Che almeno il Governo sappia che, se vuole procedere sulla strada dei tagli per togliere alle Province ogni risorse, a settembre non riapriremo le scuole – ha detto in una nota il vicepresidente Antonio Saitta – le Province non avranno i soldi per pagare gli stipendi ai dipendenti già dai prossimi mesi. Il Governo vuole costringerci a mandare in mobilità i nostri dipendenti?”.

Nella manovra di tagli, però, non ci sarebbe solo questo. Sempre dalle indiscrezioni che stanno trapelando in queste ore, si parla anche di un importante taglio alle missioni di pace. Un taglio che, probabilmente, sarà intorno agli otto milioni di euro (8,9 milioni). Peccato, però, che proprio in questi giorni si dovrà discutere un altro ddl, quello sulla revisione dello strumento militare, di cui si sta occupano personalmente il ministro Giampaolo Di Paola. Nel testo si leggono diverse riduzioni del personale, dato che Enrico Bondi, autore della spending review, ha messo anche il ministero della Difesa davanti alla necessità di tagliare diverse spese. È prevista, ad esempio, la riduzione del personale militare dell’Esercito italiano, della Marina militare e dell’Aeronautica militare a 150 mila unità, da conseguire entro l’anno 2024 (art. 3 comma 1 del ddl)

Ma ecco il colpo di genio del ministro: innanzitutto non è detto che questo taglio venga realmente effettuato. Nell’articolo 5 comma 2, infatti, si legge che tale riduzione “può essere prorogata, con decreto annuale del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro della difesa, di concerto con i Ministri per la pubblica amministrazione e la semplificazione e dell’economia e delle finanze, previa deliberazione del Consiglio dei ministri”. Ma andiamo avanti. Ammettiamo che il taglio ci sarà. Si potrebbe pensare che quei soldi risparmiati vengano utilizzati per risollevare i cittadini dalla spaventosa pressione fiscale a cui sono e saranno sottoposti. Niente affatto. È ben più importante la dotazione militare. All’articolo 4, infatti, si legge che “le risorse recuperate a seguito dell’attuazione del processo di revisione dello strumento militare sono destinate al riequilibrio dei principali settori di spesa del Ministero della difesa, con la finalità di assicurare il mantenimento in efficienza dello strumento militare e di sostenere le capacità operative”.

Cosa vuol dire questo? Come denunciato da diverse organizzazioni di pace (a cominciare dal Tavolo della Pace di Perugia), infatti, il ddl prevede sì tagli a personale e caserme, ma semplicemente “per comprare nuovi armamenti”, non sottraendosi in questo modo agli impegni finanziari già assunti dal ministero, i quali prevedono – denunciano le associazioni – “non meno di 230 miliardi per i prossimi 12 anni a sostegno delle FFAA”. Insomma, si taglia per poi acquistare lo stesso quantitativo di armamenti – già stabilito con precedenti provvedimenti – per i prossimi anni, fino al 2024.

Se così fosse, non possiamo dire che riduzione della spesa militare e istruzione siano due priorità del governo. Probabilmente non gliel’ha chiesto l’Europa …

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