Sindaci assenteisti: “trionfa” Matteo Renzi, il desaparecido di Palazzo Vecchio.

A Firenze stanno seriamente pensando di chiamare “Chi l’ha visto?” per rintracciare quel “grullo” del giovane Matteo. Che non c’è mai, tanto da trionfare nella speciale classifica dei sindaci assenteisti (peggio ha fatto solo Alemanno, che però oramai è un ex). Eppure il tempo per andare in tv lo trova sempre…

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Altro che Champions League. E, a differenza della Fiorentina, non se la può prendere neanche con gli arbitri. La media-presenze del sindaco Renzi in Consiglio comunale si conferma anche in questo scorcio di 2013 da “zona retrocessione”. Il primo cittadino si è visto nel Salone de’ Dugento appena sette volte su 17, nel periodo compreso tra il 14 gennaio e il 27 maggio.

A far peggio di Renzi c’è il sindaco di Roma Gianni Alemanno, desaparecido all’Assemblea capitolina e che però fra qualche ora rischia di dover lasciare il posto in Campidoglio a favore di Ignazio Marino. Anche lui si è presentato in appena sette occasioni, ma le riunioni nei primi cinque mesi dell’anno sono state 30. Poco distante da Renzi c’è Virginio Merola, presente al 43% delle sedute contro il 41% del “rottamatore”, sebbene i dati del sindaco di Bologna si riferiscano al 2012.

Alle assenze di Renzi tuttavia in consiglio ci hanno fatto l’abitudine. Il trend è abbastanza costante, se si esclude l’inizio del mandato, con sole cinque sedute saltate su 17 nel 2009. “In realtà ha fatto anche di peggio – attacca Tommaso Grassi, consigliere di Sel – Quando è iniziata la corsa per le primarie non l’abbiamo più visto in aula per mesi, un comportamento indecoroso”. Da inizio anno Renzi è stato nel Salone de’ Dugento il 14 e il 18 gennaio per le comunicazioni sul Maggio e sull’organizzazione degli uffici comunali, il 3 marzo per l’aeroporto, ancora l’11 per la composizione della nuova giunta, il 25 per commemorare don Renzo Rossi, quindi il 13 maggio per la comunicazione sulla riorganizzazione della polizia municipale e infine due settimane dopo per consegnare la cittadinanza onoraria a Prandelli.

Certo non sono soltanto le presenze in aula durante il consiglio che “certificano” il lavoro di un sindaco, così come tuttavia non lo sono le interviste a raffica su qualsiasi argomento. “Beh, esserci, e rispondere alle domande, è una questione di rispetto. E’ anche facile ricordarselo – ironizza Grassi – visto che le sedute sono sempre il lunedì pomeriggio, basta segnarselo sull’agenda, ma forse il lunedì vengono registrate troppe trasmissioni tv”. Poche presenze che potrebbero ulteriormente diminuire se Renzi dovesse partecipare e vincere le primarie per la segreteria del Pd, restando comunque sindaco. Un’ipotesi non confermata, ma neanche smentita. “ Non c’è incompatibilità”, si è limitato a dire qualche giorno fa.

“Secondo me – aggiunge ancora l’esponente di Sel dovrebbe dimettersi prima e fare la sua legittima corsa per la segreteria, non utilizzare Firenze per la contesa nazionale. Con un sindaco part-time la città ovviamente ne risente”. Tornando ai numeri, da Nord a Sud sono ben diversi. A Milano, per esempio, Giuliano Pisapia ha una percentuale del 77,27% con 17 presenze su 22 sedute, “doppiando” praticamente il suo predecessore Letizia Moratti che si fermava attorno al 40%. Stakanovista a Genova Marco Doria: il professore da gennaio a oggi non ha saltato neanche una volta l’appuntamento con il consiglio comunale: 18 su 18, en plein. Anche a Torino Piero Fassino viaggia su ritmi altissimi: 18 gettoni di presenza su 20. A Sud sfiora il 100% il primo cittadino di Napoli Luigi De Magistris, che ha saltato solo due sedute sulle 13 in programma nel 2013, il 22 gennaio e il 23 aprile, in entrambi i casi precisano dall’ufficio stampa di “per incontri a Roma con i ministri”, mentre a Bari Michele Emiliano si ferma a 10 su 16, pari al 62,5%.

 

LEGGI DALLA FONTE ORIGINALE – Alessandro Bartolini su Firenzetoday.it

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