Sicilia: Lombardo dimissionario, Ferrandelli illuso mentre il Pd manovra per la Regione

Una volta ai bimbi si davano le caramelle, lo zucchero magico che sostituiva il ciucciotto. Era un modo per comprarne la fiducia, stabilire subito un rapporto di dipendenza, saltare i passaggi base della relazione parentale. Così l’adulto responsabile evitava il giudizio puro dell’infante, l’intuito, l’analisi, le aspettative. Si trattava di un espediente, di un trucco facile, comodo, efficace. Un po’ come usa per distrarre i cani, cui si lancia l’osso, l’arrosto, la polpetta.

di Rosario Sanfilippo

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Oggi Raffaele Lombardo, presidente della Sicilia, ha annunciato le dimissioni ai giornalisti, indicando la data del voto, che cadrà a ottobre. Il 28 luglio abdicherà, ha precisato, e non si candiderà un’altra volta. Vuole, deve occuparsi dei suoi guai giudiziari. Già il 24 maggio prossimo sarà dal gup di Catania, che deciderà se rinviarlo a giudizio per mafia. Ufficialmente, il leader del Movimento per le autonomie ha detto che, traballandogli la maggioranza, sempre più scontenta e sfatta, è bene tornare alle urne, sì che la Regione venga amministrata senza equilibrismi.

Finora è il Pd che ha permesso al governatore sospetto di tenere la poltrona, il potere e i suoi fili. Con la scusa delle riforme e un garantismo smisurato; ignoto ai Democratici, che qualche pulizia hanno avviato in casi imbarazzanti, deboli sul sospeso Penati. È il partito siciliano di Beppe Lumia e Antonello Cracolici che, bollino antimafia, ha salvato Lombardo dalla caduta, tirandola fin troppo lunga. Inspiegabilmente.

Forse, alla luce della conferenza stampa di oggi, il quadro è più chiaro: Lombardo sa che non troverà una giustizia molle e brancolante. Evidentemente perché l’impianto accusatorio è solido, e alla verità conseguirà l’assetto politico della Sicilia ventura.

Ieri, invece, Lombardo ha parlato col ministro Passera grazie a un ponte telefonico. La tecnologia semplifica, aiuta, collega. E Lombardo ha dimestichezza con i ponti, ma anche con le automobili. Difatti, allo Sviluppo economico doveva discutere del futuro dei lavoratori di Termini Imerese, scaricati dalla Fiat esterofila di Marchionne. Doveva provvedere, viste le recenti manifestazioni di centinaia di operai, gabbati dai governi Berlusconi e Monti, che hanno perduto tempo, aprendo all’indebitato Massimo Di Risio le porte dello stabilimento siciliano, nonostante le testimonianze e le denunce sui metodi, sulle «recite» alla DR Motor di Macchia di Isernia. C’è, va scritto, l’ultimatum di Passera. Il quale – mutissimo sulle dubbie prassi in casa DR, senza chiarire come Domenico Arcuri, capo di Invitalia, ne abbia approvato il piano industriale – ha dato 15 giorni a Di Risio per trovare i picciuli mancanti; con l’impegno della giunta Lombardo: 400 milioni di euro, compresi fondi Fas.

Che cosa ha impedito a Lombardo di rinunciare al ponte telefonico per parlare direttamente con Passera? Una domanda legittima, necessaria, se è vero che i lavoratori di Termini, 2.200 in totale, guardano un orizzonte fuligginoso, drammatico: con la sola prospettiva della disoccupazione, del ricatto del sistema, dell’avanzata di «Cosa nostra».

Primum vivere, raccomandava il saggio. Può essere, allora, che Lombardo abbia dovuto ragionare in fretta, individuare una strategia di medio termine insieme agli alleati sicuri, cioè Lumia e Cracolici, tra gli sponsor più forti di Fabrizio Ferrandelli, candidato sindaco a Palermo, area essenziale per la Regione. Dopo, se la politica vive di sinallagmi, potremmo assistere alla presentazione di Lumia alla presidenza della Sicilia. Magari è solo fantasia, dietrologia, teorema. Ma ogni ipotesi è lecita, se non vale a incriminare, diffamare, infangare. L’anno prossimo, o in autunno, se il grillismo s’affievolisce, ci saranno le politiche. A Lombardo gioverebbe un posto al Senato. Promoveatur, con le guarentigie per la vicenda penale a Catania. Pronto il sostegno del Pd per uno scranno sicuro a Roma?

Cracolici ha dichiarato che le dimissioni anticipate di Lombardo gli fanno onore. Potrebbero essere le caramelle ai bimbi, a tutti quegli ingenui che non conoscono le logiche, le dinamiche e i retroscena della politica. In cui la doppiezza è lecita, l’immagine predominante ed è calpestabile la buona fede, la speranza degli elettori, dei più giovani.

Ferrandelli, illuso alla grande, è l’icona di un rinnovamento che puzza di manovre. Suo malgrado.

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