SICILIA/ Forza d’urto e Forconi, è una Rivoluzione: cosa succede nell’Isola?

di Gaetano Cellura

Il nostro infiltrato siciliano, Gaetano Cellura, ci racconta – con una riflessione pacata, attenta, lucida e toccante – cosa sta succedendo nell’Isola dove i movimenti Forza d’urto e Forconi hanno iniziato la Rivoluzione sociale. “Oltre alle piccole formazioni di estrema destra e ad alcuni Centri sociali che soffiano sul fuoco, ci sono gli autotrasportatori, senza i quali non ce l’avrebbero fatta a paralizzare l’Isola nei punti cruciali: il porto di Palermo, le strade che collegano Catania ad Agrigento, Messina a Trapani. Da tre giorni non manca soltanto la benzina. Scarseggiano derrate alimentari, latte, frutta, acqua minerale, farmaci; e la posta parte e arriva a singhiozzo.” E il Governo Monti che fa? Chiuso nei palazzi del Potere, si occupa – come può – dei tassisti…

movimento-forconiÈ nell’aumento del carburante, che penalizza soprattutto gli autotrasportatori, l’origine della rivolta siciliana o anche nella rabbia sociale, nel diffuso malcontento che cova da tempo in altre categorie toccate dalla grande crisi – agricoltori, pescatori, lavoratori dell’edilizia, dell’artigianato e del commercio?

Non da oggi la situazione economica e politica dell’Isola è, come si diceva una volta, potenzialmente rivoluzionaria. Non da oggi un intero popolo, vessato da un sistema di feudalità politica, democristiana prima e di centrodestra dopo, e non solo alcune categorie, avrebbe dovuto ribellarsi al più che cinquantennale malgoverno nazionale e regionale.

Ma il fatto è che si va in piazza o si ricorre a rivolte estreme, come questa che da tre giorni paralizza la Sicilia, le sue principali strade di collegamento, quando si è direttamente toccati dalle politiche governative nella carne viva, nelle tasche; e quando ti accorgi, con ritardo, che non ce la fai più, e che il lavoro che rischi di perdere, e proprio perché lo perdi in prima persona, diventa più importante del lavoro che da sempre manca. Ma manca agli altri (chi se ne frega?): ai disoccupati storici, ai giovani rassegnati con diploma e laurea che in Sicilia e nel Mezzogiorno hanno pure rinunciato a cercarlo il lavoro, e alle intelligenze migliori che emigrano e sono destinate a diventare “individui”, precaria merce di scambio nel mercato globale del nord Italia o dell’Europa dell’euro sul punto di fallire per una scellerata politica finanziaria ai danni degli Stati più deboli dell’Unione.

Questi giovani, queste intelligenze sprecate non hanno la forza e i mezzi per farsi sentire, per bloccare strade e autostrade, rendere visibile al mondo la loro disperazione senza conforto. E sono le prime vere, silenziose vittime di un sistema capitalistico imploso, non più in grado di proteggere il lavoro esistente e crearne di nuovo. Quelli che la forza e i mezzi per farsi sentire ce l’hanno organizzano e gridano la propria estrema forma di lotta.

Sono in Sicilia i movimenti Forza d’urto e Forconi ad averla cominciata: per difendere il poco lavoro esistente e minacciato dall’aumento delle tasse, dal carovita, da una situazione economica insostenibile e priva di futuro certo così per l’agricoltura come per la pesca, l’edilizia, l’artigianato e il commercio. Molte già le attività chiuse; molti i proprietari dei negozi sotto casa che hanno consegnato le licenze.

Forza d’urto e Forconi si dichiarano apartitici, chiedono solo lavoro e portano in giro per le strade, simbolicamente, la bara della Sicilia. Ma hanno accanto piccole formazioni di estrema destra e alcuni Centri sociali che soffiano sul fuoco. Senza gli autotrasportatori, senza i tir fermi, non ce l’avrebbero fatta a paralizzare l’Isola nei punti cruciali: il porto di Palermo, le strade che collegano Catania ad Agrigento, Messina a Trapani. Da tre giorni non manca soltanto la benzina. Scarseggiano derrate alimentari, latte, frutta, acqua minerale, farmaci; e la posta parte e arriva a singhiozzo.

Ci sono stati anche incidenti e scontri tra lavoratori bloccati per strada. Come quelli di ieri, a Gela, tra i manifestanti e i turnisti dello stabilimento petrolchimico cui veniva impedita l’entrata e l’uscita. Attorno a tutto questo si registra il silenzio dei Tg e della grande stampa. Stamattina il Tg5 ha liquidato gli avvenimenti con un semplice “grave disagi in Sicilia per il blocco stradale degli autotrasportatori”. Ma più grave è certamente il silenzio tombale della politica. Né il governatore Raffaele Lombardo, il più pagato d’Italia, un ex democristiano ora leader del Movimento per l’Autonomia, né il presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana, del Pdl, hanno sentito il dovere di ascoltare i rappresentanti dei movimenti e delle categorie in agitazione permanente.

E allo stesso modo si comporta il governo nazionale, che finora ha proprio ignorato la protesta dei siciliani. È alle prese con un’altra rogna: quella dei tassisti che hanno selvaggiamente bloccato la Capitale. Ma uno sguardo verso l’estremo sud del paese dovrebbe rivolgerlo questo governo dei poteri forti capace solo di colpire le fasce più deboli della popolazione. Devono stare attenti ai forconi, veri o figurati.

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