SICILIA 3/ Massima attenzione sulla rivolta: da un lato il popolo dall’altro i demagoghi

di Gaetano Cellura

Nelle ultime ore arrivano conferme indiscutibili sulle infiltrazioni di Forza Nuova nel Movimento dei Forconi, o almeno in quella parte vicina alla Famiglia Morsello, che ha nominato – senza consultarsi con gli altri leader della protesta – esponenti di estrema destra come responsabili dei Forconi nel Lazio, in Calabria e in Puglia. La risposta di Mariano Ferro, l’altro capo popolo, non si è fatta attendere: “Denunciamo i Morsello”. Qualcosa non quadra, per questo seguiremo da vicino quanto accadrà in Sicilia, senza dimenticare i tanti aspetti positivi della rivolta. Vediamone ombre e luci.

Foto tratta da Informarexresistere.fr

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Una scossa in Sicilia produce, come in altri tempi, un terremoto in Italia? Macché. Il governo dei banchieri e l’intera classe politica ignorano l’Isola e la sua rabbia sconfinata. Rabbia antica e finalmente esplosa. Ogni rivolta qui, sotto tutte le dominazioni (straniere e nazionali), è sempre stata rivolta della fame. Le strade sono bloccate? Carburante e alimenti non arrivano nelle pompe e nei supermercati? Sono affari loro. Affari dei siciliani. Affari di una regione ai margini del paese. Una regione così “lontana” da Roma e dall’Italia da non destare alcuna preoccupazione in chi governa.

Raffaele Lombardo, governatore della Sicilia, ha chiesto a Monti un incontro per discutere della protesta dei siciliani; delle rivendicazioni di allevatori, agricoltori, pescatori, artigiani, camionisti, il popolo dei Forconi, e si è sentito rispondere che lo riceverà mercoledì prossimo. Ma come: la Sicilia è in fiamme, studenti e lavoratori sono nelle piazze, uniti nella lotta, chiedono dignità, lavoro, chiedono di non essere strozzati dall’aumento delle tasse, difendono con i denti ognuno la propria attività, ognuno la propria sopravvivenza in un mondo in cui si fa di tutto, si chiedono sacrifici immani a lavoratori e pensionati, per salvare le grandi banche, e in cui la politica si genuflette al potere dei mercati e dell’alta finanza, e si trascurano i bisogni, le rivendicazioni del popolo minuto, del popolo che non ce la fa più a dare pane e sicurezza alle famiglie?

Questo è il governo dei professori? Queste le forze politiche che lo sostengono?

Può il Presidente del consiglio dare così poco rilievo all’emergenza siciliana, a una protesta tanto forte e diffusa, che dura da una settimana e che continua a oltranza, può darle così scarsa importanza da concedere con tanto ritardo un incontro al Governatore dell’Isola che, pressato dagli eventi, l’ha richiesto?

E i partiti? E i parlamentari eletti in Sicilia che fine hanno fatto? Nessuno sente il dovere di parlare, di esprimere un segno di solidarietà a un popolo ridotto alla fame?

La Sicilia è proprio maltrattata, offesa nell’onore. Vale storicamente per questa regione, vale sempre, l’efficace immagine cui ricorre Pirandello nel romanzo I vecchi e i giovani. Quella di una pietra, nel mare, “a cui lo stivale d’Italia allungava un calcio in premio di quanto aveva fatto per la così detta unità e indipendenza della patria”.

Un portavoce del movimento dei Forconi ha detto che chi oggi protesta vuole rifare la storia dell’Isola: mandare a casa una classe politica inetta, ripartire da zero. Magari da Marsala per rifare l’Italia. Ma la storia del paese è stata già fatta. A volte bene a volte male. E la si può solo raccontare – ognuno secondo il proprio giudizio storico e politico. E quella più recente – se ne vedono le conseguenze – è stata fatta male, certamente. Non è stata fatta nell’interesse del mondo del lavoro subordinato e autonomo.

Ignorano la Sicilia, la sua protesta ostinata, i disagi causati ai cittadini dai blocchi stradali, la guerra tra poveri che spesso, proprio a causa dei disagi, ne scaturisce, la ignorano per la sua insularità, la sua marginale posizione geografica. Una protesta di queste dimensioni nel centro Italia o al Nord, una protesta che avrebbe spaccato in due il paese sarebbe già stata affrontata dal governo nazionale, avrebbe avuto l’attenzione e le soluzioni adeguate. Ma il calcio che l’Isola ha ricevuto dallo Stivale l’ha portata lontano e l’ha pure resa ininfluente. E ogni sua scossa (politica o sociale) può essere oggi tranquillamente sopportata, assorbita.

Meglio dunque dedicare più tempo ai tassisti, perché quelli possono paralizzare Roma. E questo il governo deve fare di tutto per evitarlo. Bene, vedremo allora come finirà la protesta dei Forconi. Se continuerà o meno, fino a che punto e con quali risultati. Uno l’ha già raggiunto: la delegittimazione dell’intera classe politica nazionale e siciliana. Certo, se riuscisse a far cadere il governo tecnico, dei professori e dei banchieri, sarebbe il massimo.

Detto questo, sposati appieno il fallimento della politica e la disperazione che la rivolta siciliana esprime, non si può tuttavia tacere su alcuni suoi aspetti non condivisibili. Come, per esempio, la richiesta dei pescatori di un ritorno alle spadare e alla pesca del novellame. O come le barricate – di autotrasportatori e imprenditori agricoli – contro le accise sul carburante quando avrebbero invece tanto da guadagnare dalla liberalizzazione della sua vendita e dai prezzi non più imposti dalle compagnie che fanno cartello e che hanno così il potere di aumentarli, rendendo in Sicilia la benzina la più cara d’Italia.

Infine, qualcosa va detta sui capi della rivolta. Nessuno è personaggio nuovo. Tutti hanno partecipato alla politica. Mariano Ferro, imprenditore agricolo, è stato candidato a Sindaco di Avola, il suo paese di origine, e poi ha partecipato – nel luglio scorso – all’assemblea regionale del Movimento del governatore Lombardo. Qui sotto l’intervento di Ferro.

Giuseppe Richichi ha guidato la serrata dei camionisti del 2000 ed è stato sempre vicino all’area del centrodestra. Martino Morsello è stato negli anni ’80 consigliere comunale del Psi di Craxi. La Sicilia come zona franca era nel programma di Forza Italia alle elezioni regionali in Sicilia del 1996. Dopo non se n’è più parlato. Possibile che se ne torni a parlare solo ora? Solo ora si ritorna a questo vecchia e peraltro inutile rivendicazione, ora che l’Ue più non le autorizza soprattutto nelle aree di forte spreco e di debito pubblico? La rivolta dei Forconi è da seguire dunque con la massima attenzione nei suoi aspetti positivi ma senza trascurare quanto di demagogico pure contiene.

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