SICILIA 2012/ L’inciucio tra Alfano e Casini, il Pd fuori dal centrosinistra e un 50% di astensionismo

Non tutto quello che succede appare sulla scheda elettorale gialla per le elezioni di domenica. Gli ultimi rumours infatti parlano di dialogo aperto tra Alfano e Casini convinti di giocarsi in solitaria lo scontro per la presidenza della Sicilia ma pronti anche a mettersi d’accordo per governare. Con Rosario Crocetta che, appoggiato da Pd e Udc, non sembra rappresentare il centrosinistra reale, presente invece nelle liste di Giovanna Marano. A mettersi si traverso c’è anche Gianfranco Miccichè pronto ad affossare il Pdl di Alfano, portando proprio acqua al mulino di Casini. Risultato? Un siciliano su due, confuso da questi giochi di potere, potrebbe non recarsi al voto.

 

di Viviana Pizzi

ALFANO_CASINICentrodestra dilaniato dalla faida Miccichè – Alfano e Pd che ormai esce definitivamente dal centrosinistra siciliano, alleandosi con l’Udc. È questo lo scenario politico che si presenta davanti agli elettori dell’isola alla vigilia delle regionali del 28 ottobre. Una vera e propria fase in divenire, accentuata dalla possibilità del voto incrociato: e, c’è da giurarsi, più di un elettore tra Palermo e Catania potrebbe fare questa scelta rimanendo in linea con quanto sta accadendo a livello nazionale da quando il segretario del Pdl Angelino Alfano ha ripreso a dialogare apertamente con il suo corrispettivo Udc Pierferdinando Casini. Chiedendogli di scendere insieme in campo per un’Italia che possa guardare oltre il Governo Monti.

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L’INCONTRO TRA ALFANO E CASINI

I rapporti tra i due giovani segretari di partito sono tutt’altro che pessimi, nonostante Alfano insieme all’ex ministro Romano in Sicilia sostenga la candidatura di Nello Musumeci e Pierferdinando Casini quella di Crocetta.

Tra i due c’è stato più di un incontro ufficiale durante le campagne elettorali dei rispettivi delfini isolani (tutti negli aeroporti che li trasportavano da una parte all’altra dell’Isola). Ma com’è ormai noto le numerose liste favoriranno il dialogo tra le due coalizioni.

Infatti con dieci candidati alla presidenza è difficile che qualcuno riesca a ottenere la maggioranza assoluta dei seggi, e si sa bene che Crocetta e la Marano non faranno mai accordi per governare, così come non sembrano possibili nemmeno segnali di disgelo tra Nello Musumeci (inizialmente sostenuto anche da Grande Sud) e Gianfranco Miccichè che gli ha giurato guerra aperta.

Allora cosa fanno i due “fidanzati politici” che già hanno flirtato apertamente a livello nazionale? Giocano al meglio la loro partita a scacchi e cercano di misurare la vera forza del proprio partito. La sfida più importante è proprio per Angelino Alfano, nativo di Agrigento, che testerà nella regione di origine la sua vera forza personale all’interno di un Pdl oramai orfano del suo mentore Silvio Berlusconi.

La presenza del Cavaliere era stata annunciata più volte in qualche punto dell’isola ma finora non è mai arrivato.

Il più sicuro di sé sembra essre Pierferdinando Casini che “dialoga bene con Alfano e se vince Crocetta lo fa anche meglio”. Il leader Udc attende dalla Sicilia lo stesso segnale di forza e invita apertamente gli elettori del Pdl a ricordare che esiste la possibilità del voto disgiunto e quindi a scegliere come candidato presidente il suo Rosario Crocetta.

Cosa risponde Alfano? Lascia senza dubbio la porta aperta anche in Sicilia, pur ricordando che Casini “ha fatto una scelta schierandosi col Pd”. Alfano spera che sia il suo candidato ad avere la meglio per dimostrare all’Udc che ha sbagliato a schierarsi con il Partito Democratico. Più di qualcuno è disposto a credere che sarà l’elettorato casiniano a scegliere la lista di Alfano, e non viceversa, come guida per la presidenza della Sicilia.

 

IL PARTITO DEMOCRATICO FUORI DAL CENTROSINISTRA

Un solo partito potrebbe essere irrimediabilmente danneggiato da questa competizione, indipendentemente dal risultato, ed è proprio il Pd di Pierluigi Bersani. Che proprio in Sicilia cambia percorso rinunciando a quei valori di centrosinistra insiti dalla nascita.

Schierarsi con Crocetta, candidato di Casini, ha significato abbandonare definitivamente quegli alleati che sono suoi anche a livello nazionale, uno su tutti Nichi Vendola .

In Sicilia si respira invece aria di isolamento: Giovanna Marano lo ha detto chiaro che non ci sarà nessuna possibilità di dialogo con chi ha appoggiato la candidatura di Crocetta considerato erede naturale sia di Raffaele Lombardo che di Totò Cuffaro.

Se dovesse vincere il candidato di Casini senza la maggioranza assoluta dei voti e si dovesse realizzare nel contempo anche il dialogo con Nello Musumeci cosa faranno i piddini? Si ritroveranno in quella coalizione allargata di cui si è tanto parlato in questa estate.

Nell’assemblea regionale siciliana si andrebbe quindi a realizzare quel monomio alfabetico tanto noto come Abc (Alfano, Bersani e Casini). La qual cosa catalogherà definitivamente il Pd come partito di centro.

La ripercussione a livello nazionale sembra scongiurata proprio dalla presenza di Nichi Vendola alle primarie di coalizione. Non tutto però potrebbe essere come appare al momento anche perché proprio gli elettori siciliani potrebbero influire in maniera decisiva sulla vera identità del Partito Democratico.

Per ora il centrosinistra siciliano è quello di Giovanna Marano, appoggiata oltre che da Sel, Verdi, Sicilia Libera e Federazione della Sinistra anche dall’Idv di Antonio Di Pietro.

E Bersani non fa nulla per riavvicinarsi, almeno sull’isola, a quegli alleati naturali di cui si vorrebbe circondare in Italia.

Diciamo le cose come stanno, in Sicilia si è capito come finisce il film: Rosario Crocetta o Nello Musumeci. Quest’ultimo ha dietro Berlusconi che in Lombardia sta facendo accordi con Maroni, tutto il resto sono feudatari, valvassori e valvassini“.

 

TUTTI I PROBLEMI DI MICCHICHÈ E LA FAIDA CON ALFANO

La candidatura di Rosario Crocetta, c’è da giurarlo, potrebbe non provocare problemi soltanto all’interno del Pd: anzi secondo alcuni osservatori starebbe letteralmente spaccando anche il partito di Raffaele Lombardo (il Partito della Sicilia nato dalle ceneri dell’Mpa).

A lanciare benzina sul fuoco sarebbero proprio i candidati delle liste di Nello Musumeci (Pdl, Pid e La Destra) secondo i quali molti dei voti incrociati su Crocetta arriverebbero proprio dal partito di Raffaele Lombardo tradendo Miccichè, il candidato ufficiale appoggiato anche da Grande Sud, Fli e Mps.

Ma mentre l’ex governatore lavorerebbe in sordina c’è anche chi ha il coraggio di dichiarare apertamente il suo voto disgiunto.

Si tratta del vicepresidente di Fli Fabio Granata che si è sempre opposto alla scelta del suo partito di dare il sostegno a Gianfranco Miccichè. Il suo voto, come anche quello dei suoi sostenitori all’interno dei finiani, potrebbe finire proprio a Crocetta. Motivo? Ufficialmente “abbiamo condotto insieme diverse battaglie antimafia”. Salvo poi permettere che condannati e indagati entrassero nelle liste elettorali

A tentare di riportare tutto sui normali binari della competizione siciliana ci hanno pensato i tre segretari regionali di Fli, Pds-Mpa e Grande Sud (Carmelo Briguglio, Giovanni Pistorio e Pippo Fallica) che hanno sentito il bisogno di diramare una nota congiunta. Tutti insieme hanno  fatto appello agli elettori moderati del centrodestra “per non disperdere il proprio voto sul candidato perdente di un Pdl sempre più ostaggio della Lega e ad esprimere la propria preferenza in favore di Miccichè, per costruire insieme un progetto autonomista e sicilianista“.

Chi ci è andato giù duro è Alfano, secondo cui la sfida è soltanto tra  Musumeci e Crocetta e diffidando quindi l’elettorato a scegliere altri candidati per non provocare un effetto controproducente alle future alleanze di assemblea regionale.

Durissima la risposta di Miccichè: “Alfano è un illuso. Lo invito ufficialmente a seguire il prossimo lunedì lo spoglio a Palermo nel mio comitato elettorale. Vedremo in quell’occasione chi riderà e chi piangerà. Io piangerò di felicità. La mia spalla è a sua disposizione per i fiumi di lacrime che inevitabilmente verserà”.


IL CAOS E L’ASTENSIONISMO

E vista l’aria che tira l’unico reale vincitore delle elezioni regionali siciliane potrebbe essere proprio l’astensionismo. Un siciliano su due infatti, stando agli ultimi sondaggi, preferisce non recarsi alle urne convinto che chiunque vincerà non sarà altro che il prolungamento dell’asse Cuffaro – Lombardo. Anche perché non tutto quello che succede appare sulla scheda elettorale.

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