SICILIA 2/ La rivolta divampa in tutta Italia. “Forza Nuova e Mafia? Ci vogliono infangare. Siamo un movimento di cittadini.”

di Carmine Gazzanni

Entriamo nelle pieghe della protesta, che nel frattempo divampa anche nel resto d’Italia. Il Movimento dei Forconi sta prendendo piede anche in Calabria, Campania, in Abruzzo, a Genova e qualcosa si muove persino a Milano, dove sono in corso “trattative” per occupare il casello di Melegnano. Ma c’è chi accusa il Movimento di essere “guidato” da Forza Nuova e dalla Mafia, oltre che da personaggi ambigui quali Zamparini, Presidente del Palermo Calcio, e Lombardo, Presidente della Regione Sicilia. E allora proviamo a fare chiarezza chiedendo conto di queste “voci” al Responsabile del Movimento, Martino Morsello, che respinge al mittente le accuse e preme perché si parli delle vere ragioni della protesta: la fame cui è ridotto un popolo che non vuole più essere schiavo. E le Istituzioni latitano.

sicilia_movimento_forconi_protestaQuella siciliana è innanzitutto una rivoluzione culturale. Ci sono circa 150 presidi in tutta l’isola con più di centomila persone presenti. Tutti hanno desiderio di associarsi al movimento per attaccare e mandare questa classe politica a casa”. Martino Morsello, responsabile del Movimento dei Forconi e ora anche in sciopero della fame, contattato in eslcusiva da Infiltrato.it, parla senza mezzi termini. E chiarisce: “Macchè Forza Nuova! Macchè mafia! Il nostro è un movimento di cittadini e per i cittadini!”. E mentre la Sicilia esplode, le istituzioni latitano …

Quello che trasuda dalle parole di Morsello è rabbia. Rabbia dei lavoratori siciliani vessati. Rabbia dei migliaia di disoccupati che sono anche loro presenti negli oltre 150 presidi sparsi per l’intera isola. Rabbia di famiglie intere che non sanno più come architettarsi per arrivare a fine mese. Da l 16 gennaio  la Sicilia intera è bloccata: fare un pieno di benzina è ormai un miraggio; ma a scarseggiare, come ha documentato il nostro Gaetano Cellura, “sono anche le derrate alimentari, latte, frutta, acqua minerale, farmaci; e la posta parte e arriva a singhiozzo. Ma ciò non spaventa affatto il movimento, anzi, “questo ci fa piacere – dice Morsello – perché anche l’alimentazione nei supermercati è una speculazione della grande finanza e della grande distribuzione essendo prodotti che vengono da paesi terzi. Il Siciliano non muore di fame perché la Sicilia è terra agricola. Ognuno di noi ha un pezzettino di terra per potersi sfamare”.

Tutto è cominciato cinque giorni fa: “Dal 16 al 20 gennaio 2012 tutto il Popolo siciliano si ferma perché non è più disposto a essere schiavo di qualcuno”, ha spiegato su youtube uno degli aderenti. E così, nell’imbarazzante silenzio dei media, la rivolta è divampata. E ha paralizzato l’intera regione. Questa è la situazione che si sta profilando in quelli che il movimento ha ribattezzato “i cinque giorni del Risorgimento” proprio perché “la gente finalmente si ribella contro questa casta, contro questa burocrazia che spreca denaro a destra e a manca e, di contro, affama le imprese, affama le famiglie. Crea problemi nelle famiglie perché i nostri giovani sono disoccupati, mentre loro, quelli della casta, sanno bene come distribuire i soldi in una situazione molto particolare della vita del Paese”.

Equità, dunque. È questo quello che si chiede. Quella stessa equità tanto sbandierata dal nuovo governo e poi abbandonata ad un domani ancora tutto da definire. Ma la Sicilia s’è desta. Smessi gli abiti del lavoratore vessato e, forca in mano, ha dato realtà ad un movimento che è destinato ad esondare nel resto d’Italia. Si chiede l’uso dei fondi europei per contenere la crisi dell’agricoltura, il congelamento delle procedure regionali di riscossione dei tributi, ma soprattutto la defiscalizzazione dei carburanti e dell’energia elettrica: il costo eccessivo della benzina, infatti, rende i prodotti agricoli siciliani meno competitivi sui mercati. Cosa piuttosto insolita per una regione dove si raffina la metà della benzina italiana, ma dove spesso gasolio e super costano più che in altre zone d’Italia.

E proprio per questo la questione non è affatto regionale, bensì nazionale: il blocco degli autotrasportatori ha ripercussioni anche sul mercato in uscita dall’isola e, dunque, è probabile che anche nel resto d’Italia la benzina cominci a scarseggiare (dato che, come detto, metà della raffinazione del petrolio avviene negli stabilimenti siciliani). Anche per questo Lombardo è stato costretto a ricevere ieri una delegazione del movimento, ma, com’era prevedibile, non ha portato a nulla. D’altronde Morsello ne era sicuro: “è stata una cosa surplace, tanto per fare contenta la delegazione. Io non credo si arrivi a qualcosa: questi non sono così stupidi da togliersi soldi. Anche perché a breve ci sono le elezioni e se muovono troppi soldi poi non li hanno per loro e rischiano di non essere eletti”.

Ma non è solo contro la giunta Lombardo che si indirizza il movimento. In ballo ci sono questioni molto più delicati e che toccano l’intera classe politica italiana. A cominciare dal governo Monti: “Abbiamo economisti di valore internazionale che la prima cosa che dovrebbero fare, sarebbe eliminare gli sprechi – sottolinea Morsello – Non è che puoi più tassare. Qui c’è gente che ride: le tasse? Ma chi le paga le tasse se non c’è lavoro? Le imprese sono tutte fallite. Non ci sono sussidi all’agricoltura. Ma a chi prendono per il culo. La finiscano. Qui bisognerebbe svalutare l’euro almeno del 30% e ridistribuire moneta. L’Italia è stata fondata sull’illusione monetaria, sulla cambiale, sull’assegno, sul ‘pagherò’. Ma che economisti sono questi!?”. E non finisce qui: “In Italia ci sono migliaia e migliaia di persone, funzionari, che prendono dodicimila euro al mese! E questi sono quelli che regolano e decidono la vita di altri 60 milioni di italiani. Qua è una vergogna continua. Perciò non è solo il problema di chiedere al governo regionale. Qui è tutto. Qui bisogna rivoluzionare il sistema. Qui bisogna rivoluzionare le istituzioni. Bisogna risparmiare e ridistribuire il credito”.

La Sicilia, insomma, in cinque giorni è assorta a emblema di un dissenso che non può essere affatto circoscritto. La rabbia è tanta. E non è solo siciliana. Gli attestati di stima, infatti, non mancano: “Noi siamo tempestati da telefonate da italiani del Nord, ma anche da Europei e Americani proprio perché vogliono sapere. Anzi, partecipano loro per creare altri ‘movimenti dei forconi’. La Calabria è partita, la Campania è partita. E certamente la Sicilia non si fermerà”. Del resto basti guardare la pagina facebook del movimento: da 1300 fans nei primi giorni, si è arrivati a oltre 38 mila.

Tuttavia le critiche sono tante. Alcuni parlano di “modi poco ortodossi” per impedire a chiunque di lavorare (ci sono persone che hanno parlato di vere e proprie minacce di ritorsioni fisiche se non avessero chiuso il loro negozio) e in molti, dietro al movimento, hanno visto interessi e forze non certo nobili. A cominciare da Ivan Lo Bello, segretario di Confindustria Sicilia, che ha affermato che dietro i forconi ci sarebbe la longa manus della mafia. Ma per Morsello “è soltanto una grande speculazione che ha messo in atto la Confindustria siciliana con Lo Bello che capendo la pericolosità di questo movimento è andato in giro a dire che dietro al movimento c’è la mafia. E io lo dico chiaro: o il signor Lo Bello smentisce, dice che si è sbagliato, oppure dice i nomi di chi sono i mafiosi perché noi lo accusiamo di codardia e andremo a fare il sit-in sotto casa sua se non dice i nomi, se non parla chiaro“. Morsello certamente non scherza, tant’è che da ieri è, proprio per questo motivo, in sciopero della fame: “ho cominciato questo sciopero per comunicare a tutti che fino a quando Lo Bello non dirà i nomi dei mafiosi io continuerò. E non parteciperò più nemmeno agli incontri istituzionali fino a quando la stessa richiesta non verrà formulata anche dagli altri organi”. A cominciare dai sindacati, quei sindacati tradizionali che, per Morsello, “sono complici del fallimento”.

Ma le critiche non finiscono qui. Sono forti le voci di coloro che vedono il movimento anche vicino a Forza Nuova, per via di alcuni comizi organizzati dal gruppo di estrema destra a cui Morsello stesso ha preso parte. Anche su tale questione il leader del Movimento dei Forconi chiarisce la questione: “io sono un uomo libero e lo sono sempre stato. Io a vent’anni ero consigliere al comune di Marsala e lo sono rimasto dall’80 al ’93. Poi ho deciso di lasciare la politica e mi sono messo a fare l’imprenditore. Ma sono rimasto sempre libero: in diverse tornate ho votato il Pd, altre volte addirittura Democrazia Proletaria. Figurati se io mi faccio infinocchiare da Forza Nuova o da altri estremismi, di destra o di sinistra. Io ho il mio pensiero, il mio modo di fare”. E allora quelle partecipazioni ai convegni? “Io ho partecipato come posso partecipare, da cittadino libero, a tutti i movimenti e le manifestazioni dove mi chiamano su argomenti di antiracket e antiusura perché io su queste tematiche sono un esperto. E appunto sono andato lì in qualità di estensore di progetti antiracket, oltre che come esperto di agricoltura”.

Insomma, il movimento è assolutamente apartitico, “poi se Forza Nuova fa un documento nel quale scrive ‘noi ci rivediamo negli ideali del movimento dei forconi’, ben venga. Io mi lamento, semmai, di tutti gli altri partiti nazionali che invece prendono le distanze da quanto sta accadendo o non ne parlano”. Non solo: “in questi giorni siamo riusciti peraltro in una cosa meravigliosa: nel nostro presidio di Via Oreto abbiamo messo vicino cinquanta ragazzi dei centri sociali e più di trenta ragazzi di Forza Nuova, che si sono presi il caffè assieme. Loro stessi hanno detto ‘oggi è una giornata storica!’. Il problema nostro è il tozzo di pane. Prima prendiamoci il tozzo di pane e dopo ci identifichiamo ideologicamente. Questo è il problema: i governanti, la Confidustria e le istituzioni sono degli stupidi quando ancora continuano a dividere per ideologia. Qui c’è solo gente molto arrabbiata”.

Vedremo come evolverà il movimento. Ma c’è da scommettere che gli “indignados dei Forconi” non si fermeranno qui: “il blocco è previsto fino al 20, ma i presidi potrebbero anche rimanere più a lungo perché non dipende solo da me, ma da tutti, proprio perché il movimento è dei cittadini. Chiederemo alla popolazione siciliana, per via telefonica o tramite internet, se per loro sia più giusto continuare o meno, e poi decidiamo”. Intanto, come ci conferma Morsello, sono cominciate anche ulteriori iniziative: “abbiamo cominciato a fare delle processioni in alcuni comuni più grossi, ma le faremo in tutti i comuni dell’isola, dove praticamente sputtaneremo questa classe politica e la inviteremo ad andarsene a casa. In Sicilia, come in Italia”.

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