SERVIZIO PUBBLICO/ Berlusconi da Santoro, uno show pazzesco: le balle del Cav e la resa di Travaglio

Un duello epico, rusticano, d’altri tempi, quello (televisivo) tra Berlusconi e la squadra di Servizio Pubblico, capitanata da uno splendido Santoro. Due fenomeni, l’un contro l’altro armati. Due animali da televisione che si conoscevano troppo bene per non sapere dove l’altro sarebbe andato a parare. Risultato? Un pareggio “zemaniano”, con gol e spettacolo da ambo le parti. Nonostante le tante balle raccontate dal Cav. – che solo sulla questione del debito pubblico si è fermato alla verità dei fatti – l’unico vero sconfitto della serata è Travaglio, chiuso nell’angolo dal pugile Silvio e salvato dall’amico Santoro che – chiudendo la bocca a Berlusconi – ha di fatto gettato la spugna e decretato il kot del vice direttore del Fatto.

 

di Andrea Succi e Carmine Gazzanni

La tensione iniziale, che aleggiava sull’intero studio e in particolar modo sul viso contratto di B., si è squagliata alle prime schermaglie, grazie a un Santoro che da troppo tempo aspettava di trovarsi di fronte il nemico di una vita (giornalistica e politica) intera.

Perché, su questo non ci piove, se lo sconfitto è Travaglio il vero vincitore è Michele Santoro, onnipresente sia in attacco che in difesa, quando i suoi non erano in grado di contrastare le veroniche del Cav. e lui si trovava costretto a riprendere in mano il pallino del gioco e a raddoppiare, salvando in extremis le bordate berlusconiane.

Uno contro tutti, l’ex Presidente del Consiglio, almeno nell’atteggiamento, ha stupito ancora una volta: chi pensava che lasciasse prima del tempo è rimasto deluso; chi credeva che sbroccasse da un momento all’altro si è dovuto ricredere; chi sperava in un Berlusconi messo a giro dalla compagine di Servizio Pubblico ha dovuto assistere ad uno show pazzesco, dove nemmeno la coriacea Costamagna è riuscita minimamente a scalfire la determinazione di B. ad uscire indenne dall’arena.

Fin qui l’analisi comportamentale. Sulle chiacchiere, invece, per tanti aspetti B. si è rivelato il solito fanfarone. Con una sola eccezione, legata al debito pubblico: è assolutamente vero che il rapporto debito/pil è inferiore al 126% attuale – vista l’alta e anomala percentuale di sommerso che non viene tenuta in considerazione – così com’è assolutamente vero che il rapporto tra debito accumulato (2 mila miliardi) e ricchezza accumulata (in sostanza, si tratta dei risparmi: 8 mila miliardi) ci permette di essere una delle economie più sicure del mondo occidentale.

Il resto? Vediamolo nel dettaglio.


LE BALLE DEL CAV.

santoro_berlusconi_servizio_pubblicoEppure è proprio lungo la prima parte della trasmissione – quella piatta, per intenderci – che si dovrebbe centrare l’attenzione di media e cittadini. Se si analizzasse quanto detto dal Cavaliere lungo la prima ora e mezza di puntata, infatti, anche il più fervente pidiellino sarebbe spinto a farsi qualche domanda. Tra numeri blaterati, storielle senza alcun fondamento di verità, metafore campate in aria e preparate chissà da chi (quella dell’alta marea è unica), le balle colossali raccontate da Berlusconi sono state diverse. Ricostruiamo le più assurde.

Uno. La puntata si apre con una discussione sulla crisi economica e sulle responsabilità del governo Berlusconi. I riferimenti sono alla tristemente celebre dichiarazione fatta nel 2011 a margine del G20 secondo cui “i ristoranti sono pieni, le prenotazioni per i voli aerei sono tantissime, non c’è un posto negli alberghi nei ponti festivi”. Ebbene B., ieri sera, ha confermato ogni parola (“Non chiederò scusa agli italiani per aver negato la crisi quando era al governo”) detta in quella circostanza. Peccato però che, quella dei ristoranti, sia appunto un’enorme boiata: dati alla mano infatti, secondo la Confcommercio, nel 2011 in Italia sono scomparsi quasi nove mila ristoranti. Un numero decisamente alto (basti pensare che nel 2010 la sola Milano contava poco meno di sei mila ristoranti: è come se fossero stati chiusi tutti i locali milanese più altri tre mila).

Due. Michele Santoro lancia un servizio durante il quale a parlare sono alcuni dipendenti Publitalia messi davanti ad un aut-aut: o trasferirsi da Roma a Milano oppure tornare a casa. Silvio Berlusconi, però, garantisce: “chi non vorrà spostarsi potrà restare a Roma” perchè“io non ho mai licenziato nessuno”. Falso. La concessionaria pubblicitaria di Mediaset, infatti, pochi giorni fa ha licenziato in tronco ben 35 dirigenti. E nemmeno è finita qui, dato che, secondo quanto ricostruito da Il Fatto, ce ne saranno altri nel primo trimestre del 2013. Secondo le stime che stanno circolando, si arriverà a una forbice tra 70 e 150 persone.

Tre. “Marcello Dell’Utri – dice Berlusconi – è una persona perbenissimo, cattolico, il numero uno dei bibliofili italiani. Hanno raccontato su di lui delle cose incredibili”. Per poi concludere: “Dell’Utri non è stato condannato in forma definitiva”. Balla che più balla non si può: Marcello Dell’Utri, infatti, non solo è condannato in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa, ma su di lui pende anche una condanna  – appunto definitiva – per frode fiscale (dunque non propriamente una sciocchezzuola) proprio quando lavorava per Silvio Berlusconi in Publitalia.

E poi ancora: la guerra all’IMU è un grande castello di sabbia (come giustamente evidenziato in puntata da Luisella Costamagna); è assolutamente vero che da quando B. è entrato in politica i suoi guadagni sono cresciuti esponenzialmente; la tesi secondo cui tutte le responsabilità siano imputabili a Mario Monti e al suo spostamento a sinistra è una falsità quasi grottesca, semplicemente per il fatto che non c’è nulla di sinistra in quanto fatto da Monti (e dal Pd stesso).

HIC SUNT LEONES: SIAMO SICURI?

A prescindere da chi abbia vinto il confronto, ciò che fa riflettere è che il Cavaliere resta il Berlusconi di sempre. Studiato e contafavole. Se dovesse crescere nei sondaggi  nei prossimi giorni, sarà stato tutto merito dei suoi finti sorrisi, delle sue battutine senza capo né coda e delle balle appena ricordate.

E allora sì ci sarà da preoccuparsi, se basta essere finti per convincere (ancora) gli italiani. 

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