SENTENZA MILLS/ Parola a filosofi e giornalisti. Berlusconi: fine di un’epoca o inizio di un nuovo capitolo?

di Carmine Gazzanni

Una sentenza, quella Mills, che, come facilmente ci si poteva aspettare, ha fatto e farà discutere. È l’emblema di un potere, di un modo di concepire la politica, di un modo di essere della politica italiana. Della cultura italiana. E, allora, davanti ad uno scenario incerto che si va profilando (è finita l’era di Berlusconi? E soprattutto: è tramontato il berlusconismo?), abbiamo chiesto il parere ad autorevoli personaggi della cultura italiana. Da giornalisti come Carlo Vulpio, firma de Il Corriere della Sera, a Andrea Colombo, commentatore politico per anni de Il Manifesto. Fino ai più grandi filosofi italiani: Gianni Vattimo, Paolo Flores D’Arcais, Alfonso Maurizio Iacono e Giulio Compagno.

sentenza_millsGIANNI VATTIMO: “Ma intanto dite il peggio che volete, poi io lo firmo”

L’allievo di Gadamer, come sempre, è sprezzante nel commento alla vicenda Mills: “Cosa si può dire su questo? Credo che la giustizia ne soffra non solo perché c’è un colpevole impunito, ma anche perché la gente crederà sempre meno a quello che fanno nei tribunali. È un pesante discredito. D’altronde lo sappiamo: Berlusconi ha discreditato pesantemente il nostro Paese in giro per il mondo. Poi ci ha messo nelle mani di questo finto Governo tecnico perché è un Governo sostanzialmente mantenuto dallo stesso Berlusconi più il Pd, e adesso discredita anche la giustizia. gianni_vattimoChi darà più retta al giudizio delle corti? Nessuno”. Insomma, per l’europarlamentare dell’Italia dei Valori nulla di nuovo sotto il sole: “Esattamente. Come si può immaginare che uno si sottometta alle leggi di questo Paese se sono amministrate in questo modo?”.

Il problema, però, come osserva Vattimo, travalica i confini politici e assume un valore culturale importante, definito: “in situazioni del genere – continua il filosofo – due sono le alternative: rivoluzione o disfacimento. Siccome oggi la rivoluzione non si può fare, stiamo procedendo verso il disfacimento sempre più completo. La Grecia stessa è solo un anticipo di quello che succederà anche a noi se non ci sarà qualche moto di piazza”. Moto di piazza che, tuttavia, “forse è ancora peggio”. E allora che fare, chiediamo. Conclude Vattimo, provocatoriamente: “io non sono del pessimismo cosmico, quindi voi fate quello che volete”.

 

ALFONSO MAURIZIO IACONO. Il berlusconismo come “meridionalizzazione della politica” e le colpealfonso_iacono di una sinistra sempre più “conservatrice”

C’è poco da fare commenti. Non sono stupito”, commenta il Professor Iacono, uno dei maggiori filosofi politici italiani, preside della Facoltà di Lettere e Filosofia di Pisa. Il quale, però, ci offre anche una lucida considerazione sulla realtà politica italiana: “si dice tramontata l’epoca di Berlusconi. Forse. L’epoca del berlusconismo non mi sembra tanto che sia tramontata. Un esempio: si sta facendo questa politica di trasparenza dei redditi che io apprezzo, ma questo però non ci deve far dimenticare che la sperequazione economica e sociale nel nostro Paese è sconvolgente. A pensarci bene anche questo è figlio del berlusconismo: siamo un Paese che dilaga nella corruzione, si veda anche la vicenda di Lusi della Margherita”.

Con noi il Professor Iacono parla di quello che lui, nei suoi scritti, ha chiamato “meridionalizzazione della politica”, ovvero “un mutamento culturale dove quello che conta sono le persone e non più i progetti e i programmi, dove il sistema della corruzione e quindi dell’ingiustizia dilaga dappertutto, per non dire altro. È una forma di degenerazione della politica, chiaramente, giocata poi su un fattore rassicurante: la conoscenza della persona è anche rassicurante, c’è il lato affettivo. Quindi con un’ambiguità ancora più potente da questo punto di vista. Il berlusconismo è questo, tra le altre cose. È diventato egemonico in questo senso”. La domanda, a questo punto, nasce spontanea: ma come ha fatto a diventare egemonico?È egemonico – ci dice – perché il berlusconismo è garantito anche da forze non berlusconiane, è inutile negarlo. È un processo degenerativo molto grave: si sta perdendo e si è preso il senso vero della politica, intesa come critica, come autonomia delle persone”.

Insomma, per Iacono il berlusconismo è una degenerazione, frutto anche della malapolitica di sinistra. Visibile ancora oggi: “mi sto domandando – osserva il filosofo – se il nostro sia un Paese dove di fronte a forze conservatrici che oscillano tra il populismo e il folklore e la lontananza dalle leggi, non si stia creando una situazione che sarebbe buffa se non fosse reale: il fatto che parte della sinistra sta assumendo il compito della conservazione. Nessuno dalla sinistra, a parte poche voci, ha posto il problema della patrimoniale. Un problema, in un periodo di crisi, centrale. Perfino Obama l’ha posto. Come mai si accetta e si introietta ciò che ha più senso dal punto di vista della conservazione? È paradossale che la sinistra si faccia carico di quello che la destra non fa. Gramsci, a suo tempo, l’aveva spiegato. Non è una novità storica. Ma il problema si pone”.

 

giulianocompagnoGIULIANO COMPAGNO. Berlusconi e i suoi “crimini contro la cultura”. La politica degli outsider e quella “proposta indecente”: Umberto Croppi sindaco a Roma …

Il saggista e filosofo italiano, opinionista de Il Futurista si sofferma innanzitutto sul termine prescrizione: “per prescrizione si intende qualcosa che è già scritto prima, è una scrittura precedente. E in effetti la prescrizione è un istituto giuridico che riguarda gli effetti del tempo, gli effetti del trascorrere del tempo”. Ma il filosofo allievo di Mario Perniola va oltre: “è vero che Berlusconi è stato sostanzialmente assolto. Ma la cosa interessante è che la prescrizione riguarda Berlusconi stesso: è Berlusconi, a mio avviso, ad essere caduto in prescrizione, come politico, come personaggio. È un personaggio finito, da ogni punto di vista: lo si vede quando parla, ha un volto stanco, disfatto”.

La disamina di Compagno, a riguardo, è chiara, nitida, cristallina: “Berlusconi rappresenta in fondo la realizzazione di tutta una serie di auspici un po’ nichilisti e un po’ vitalistici del sessantotto, per cui vada a farsi fottere la giustizia, vada a farsi fottere la scuola, vada a farsi fottere la sanità. In fondo Berlusconi ha interpretato tutta una serie di situazione che sono state precedentemente create”.

Ma allora anche il berlusconismo è morto con il Berlusconi politico? “No, il berlusconismo no – ci dice – E in effetti questo è il punto. A mio avviso Berlusconi doveva essere incriminato per crimini contro la cultura. Il berlusconismo, che ovviamente è una non-cultura, una sottocultura, è uno scatafascio della cultura neo-pop degli anni Ottanta e Novanta. La cultura neo-pop finisce con Drive In. Quella è rimasta la linea culturale impiantata da Berlusconi”. Né risalire la china, secondo Compagno, sarà immediato: “io non credo sarà facile risollevarsi dallo scatafascio prodotto da Berlusconi. Ci vorranno almeno trent’anni. Non sarà molto facile, perché si è portato dietro quattro generazioni, a partire da chi a quindici anni vedeva quei programmi demenziali. Sono generazioni che, a mio avviso, sono perdute”.

Come Iacono, anche Compagno, dunque, guarda alla realtà culturale e politica odierna con estrema lucidità. Le responsabilità? Anche dei vari partiti che si sono susseguiti nell’ultimo periodo e che ora vivono un periodo di profonda crisi: “i partiti sono ormai fuori dal gioco. Lo si vede nelle competizioni elettorali o nelle primarie del Pd: vince sempre l’outsider. De Magistris a Napoli, Pisapia a Milano, Doria a Genova. L’outsider è proprio colui che usa altri mezzi e non più i canali istituzionali del partito. Il Pd sta perdendo tutte le primarie, eppure ha il 32% dei consensi”. E qui Compagno lancia una proposta: “l’anno prossimo ci saranno le comunali a Roma. Se Umberto Croppi, che è uno fuori dalla mischia, fuori dal gioco – sì ha aderito a Fli ma destra e sinistra non gli sono mai interessate – formasse un gruppo di sostegno, secondo me diventerebbe sindaco di Roma”.

 

paolo_darcaisPAOLO FLORES D’ARCAIS. “La sentenza è ingiusta. Ora però scappo perché sono ai fornelli”

Il direttore di Micromega, rivista di politica e filosofia ci liquida in un attimo. Non senza, però, aver precisato che “la sentenza è ingiusta perché Berlusconi si è servito di una legge concepita ad hoc. Ma è anche banale dirlo: tutti, berlusconiani e antiberlusconiani, sono coscienti di questo”.

Di più il filosofo non ci dice: “sulla questione ci vorrebbe un’intervista più dettagliata. Ma ora non ho tempo: sono ai fornelli e mi si brucia tutto”.

 

carlo_vulpioCARLO VULPIO. Il giornalista contro tutti: “Basta con la logica beota di berlusconiani e antiberlusconiani”;Il processo Mills una “vergognosa Piazzale Loreto giudiziaria”; De Pasquale si è divertito al gioco del “ti devo sfregiare ad ogni costo”; l’Italia dei Valori “una corte di poveretti”.

È fiume in piena Carlo Vulpio, giornalista de Il Corriere, candidato come indipendente nelle liste dell’Italia dei Valori alle scorse europee (circa 40 mila preferenze per lui). “Forse sarò una mosca bianca nel dire quello che penso”. E in effetti lo è: “riguardo il processo Mills penso che questa ‘roba’ da qualunque parte la si guardi è una roba indecente, per chiunque ami definirsi amante dello stato di diritto”. Per Vulpio, che si è sempre occupato di importanti inchieste giudiziarie, “questa è una vicenda indecente dal punto di vista dello stato di diritto perché le regole non possono essere invocate a giorni alterni, non possono essere applicate ai nemici e interpretate agli amici. Nella fattispecie io non ho capito perché il calcolo della prescrizione debba avvenire nel momento in cui hai speso quei soldi e non quando li hai ricevuti, semmai Berlusconi li abbia dati. Se io ti corrompo tu sei corrotto nel momento in cui ricevi i soldi per l’atto per il quale io ti sto corrompendo”. Insomma, quello avvenuto, secondo Vulpio, è un accanimento giudiziario contro Berlusconi, anzi “è stata una vergognosa Piazzale Loreto giudiziaria di una magistratura che già fa schifo perché non garantisce nulla ai cittadini comuni, a coloro che sono in carcere preventivo. Per loro non c’è un processo spedito e immediato. Perché? Perché questo Paese doveva occuparsi delle cosce di Ruby”.

Noi insistiamo: ma la Cirielli, checché se ne dica, ha tagliato i termini di prescrizione. Ma Vulpio, sulla questione, è secco: “queste sono regole passate in Parlamento e quindi hanno una loro legittimità, che piaccia o no. Se noi pensiamo che leggi approvate dal Parlamento debbano essere poi disapplicate, io lo ritengo un’aberrazione”. Questo è ciò che, secondo il giornalista, ha tentato di fare “un pubblico ministero come quel signore coi baffi (De Pasquale, ndr): pur sapendo di andare incontro ad una prescrizione certa – chiunque abbia un minimo di conoscenza di diritto lo sa – ha dimostrato di volersi accanire, di andare oltre il suo ruolo. Perché? Perché c’è il gioco del character assasination, ti devo sfregiare l’immagine. A tutti i costi”.

Insomma, per Vulpio la cultura politica italiana vive un momento patologico anche e soprattutto per un certo tipo di magistratura  che “comunque la si pensi agisce per lo più a senso unico: Berlusconi, comunque sia, lo riesci a portare in aula; ma non puoi scrivere sul registro degli indagati i nomi di Fassino, di D’Alema, se no cacciano via la Forleo. Non puoi scrivere sul registro degli indagati i nomi di Di Pietro o di Vendola se no ti archiviano le denunce. E parlo per esperienza vissuta: io personalmente oggi (ieri, ndr) vengo da un’ennesima archiviazione di una querela nei confronti di Vendola il quale, dopo una serie di mie inchieste su discariche fatte fare al gruppo Marcegaglia dal signor Vendola,mi ha accusato di essere stato il mandante di una bomba finta trovata sul litorale brindisino e quindi di aver con i miei articoli avvelenato il clima”.

Ma Vulpio ne ha per tutti. Dopo essersi scagliato contro la magistratura prende di mira anche quello stesso partito con cui, nel 2009, si era candidato: “il mio amico Vattimo e gli altri – dice Vulpio alzando i toni – devono rivedere una serie di cose perché chiaramente … a loro non gliene frega un cazzo, stanno lì a non fare nulla, non si sentono più ora che Berlusconi è caduto. Proprio per questa logica beota binaria di berlusconiani e antiberlusconiani. Ma d’altronde queste cose le ho già dette nel settembre del 2009 in Piazza Navona con le agende rosse alla presenza di Di Pietro, Sonia Alfano e De Magistris e tutta questa corte di poveretti che gli erano venuti i capelli bianchi per le cose dette su quel palco. Hanno taciuto tutti”. E, infine, De Magistris: “oramai quella dell’antiberlusconismo è una scusa, una scusa per farsi poi i cazzi loro! Con i finanziamenti ai partiti, con il finto movimentismo alla De Magistris a Napoli. Io ho creato un mostro creando De Magistris! Perché De Magistris, come direbbe Baudo, l’ho creato io”.

 

Andrea_ColomboANDREA COLOMBO. Berlusconi, l’appoggio a Monti e il suo tornaconto: salvarsi dai processi e salvaguardare gli interessi aziendali. E nel futuro l’aspirazione è il Colle …

Per circa venti anni Colombo è stato commentatore politico de Il Manifesto. E in effetti il suo sguardo su quanto accaduto e suoi possibili scenari futuri è illuminante: “certamente – afferma Colombo – la sentenza in parte è dovuta al fatto che Berlusconi si è fatto determinate leggi ad personam. Però è evidente anche che i magistrati sono sempre attenti alla temperie culturali, com’è giusto che sia”. Cosa vuol dire questo? “Quando è scoppiata la crisi di governo, Berlusconi ha permesso la formazione del governo Monti, perché senza l’appoggio di Berlusconi il governo Monti non ci sarebbe stato. Dopodiché è chiaro che l’ha fatto in cambio di qualche cosa. La sensazione è che il cambio che lui ha fatto sia stato: io ti permetto la formazione del governo, un governo per giunta che l’ha fatto definitivamente fuori perché la sua carriera politica è finita; in cambio però voglio essere coperto sul piano processuale e sul piano aziendale”.

Non sappiamo se sia andata realmente così. Ma gli indizi ci sono tutti: “questi sono i motivi – continua Colombo – per cui il governo Monti non mette all’asta le frequenze e scongiura una sentenza di condanna per Berlusconi: c’è un clima nel Paese infatti di cui la magistratura a mio avviso ha ampiamente risentito. In caso di condanna certamente Berlusconi avrebbe favorito una crisi di governo: in un periodo del genere è facile che ognuno abbia sentito un richiamo alla responsabilità”.

E nel futuro cosa potrebbe accadere? È possibile un ritorno sulla scena politica del Caimano? “Io non credo lui possa tornare in politica. La sensazione mia – osserva il giornalista – è che Berlusconi non abbia più voglia di fare politica. Praticamente da quando nel 2008 è tornato al governo. Infatti abbiamo assistito ad un suicidio politico: la divisione con Fini è stato un gesto folle che ha dimostrato come Berlusconi non abbia più desiderio di fare mediazione politica. Secondo me Berlusconi non ama fare politica: gli è piaciuto per un po’ fare il Ministro degli Esteri ad interim perché andava in giro”. Eppure il suo tornaconto, secondo Colombo, l’ha ottenuto: “lui ha fatto politica un po’ per salvarsi dai processi, come dice giustamente Di Pietro, e un po’ per salvare e avvantaggiare le sue aziende. Soprattutto per questo”.

Ed è questo il motivo – conclude Colombo – per cui Berlusconi aspira a diventare Presidente della Repubblica: in questo modo può salvarsi dai processi e guardare ai suoi interessi, evitando però la mediazione politica inevitabile per un capo di governo. Io non ci credo. Però diciamo che è un’ipotesi in campo”.

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