SEGRETO DI STATO/ La Corte Costituzionale si pronuncerà a breve, altro che bunga bunga…

Pochi, pochissimi sanno – perche’ non informati dai media, tutti soap, reality e bunga bunga – che la Corte Costituzionale, dopo aver affrontato il nodo del “legittimo impedimento”, dovra’ pronunciarsi a breve su un tema ancor piu’ scottante: quello relativo al segreto di stato. Cosi’ e’ capitato con il caso Abu Omar dove i servizi capeggiati da Nicolo’ Pollari l’hanno fatta franca (tanto che la sentenza d’appello del tribunale di Milano ha scagionato spioni e 007).

 

di Andrea Cinquegrani – La Voce delle Voci

segreto_di_stato_e_bunga_bungaE cosi’ rischia di capitare per un caso forse ancor piu’ eclatante, ossia il dossieraggio (e chissa’ quanto altro) contro magistrati, avvocati, politici e giornalisti ordinato dal premier ed eseguito con cura dai servizi made in Pollari. In questo numero della Voce ricostruiamo l’intera vicenda, da perfetto paese delle banane, una dittatura che neanche Marcos o Amin Dada si sarebbero sognati. Con centinaia di vittime spiate e controllate per anni (almeno 5, dal 2001 al 2006).

Una piccola pattuglia si e’ costituita parte civile, il processo e’ a Perugia: ma ora bocce ferme in attesa della Consulta, che dovra’ dire se c’e’ segreto di stato o no. Vi pare una questione da poco? Un premier che ordina dossieraggi illeciti a danno di centinaia di cittadini inconsapevoli? Roba ai confini della realta’, ma non da noi. Perche’ vale la legge: non per macigni va processato il premier, ma per la sua ossessiva caccia alle zoccole. Non perche’ esalta le virtu’ (e con lui il fido Dell’Utri) dello stalliere Mangano: ma per il pelo della D’Addario. Non per lo scudo fiscale o per i paradisi dove sono acquartierate decine e decine di societa’ a lui riconducibili, ma per Noemi e il compleanno di Casoria.

C’e’ un caso Fiat che sta ammazzando anni di lotte operaie e non solo, con il ricatto siglato da un referendum farsa e avallato a priori da un premier che commenta: «se Marchionne perde e’ giusto se ne vada dall’Italia e sposti tutti gli investimenti all’estero»? Ma chissenefrega: notizia ormai, a poche ore dal risultato, relegata nelle pagine interne di Repubblica economia. La crisi, quella vera, sta esplodendo adesso e perfino il quieto Tremonti lo fa intuire: ma cosa fanno lorsignori, i commissari Davanzoni (oggi alle prese col secondo Decalogo…) del quotidiano made in De Benedetti (un piduista come Berlusconi, ma guai a farlo sapere in giro)?

Ogni giorno, ossessive, per una settimana e piu’, 12-14 pagine su bunga stories. Continuano a morire uomini in Afghanistan per una guerra d’invasione voluta dagli Usa? Bazzecole, meglio Ruby e escort, per strarincoglionire ancor di piu’ l’esercito di tontitaliani.
C’e’ un conflitto d’interessi diventato il cancro malefico che uccide il Paese, in tutti gli angoli di finanza, economia e pubblica amministrazione? Chissenefrega. Vale la regola dell’Inciucio: non e’ stato poi D’Alema a certificare la eleggibilita’ di Berlusconi premier, come ha piu’ volte documentato sulla Voce Imposimato? Non lo ha confessato candido Violante, in una seduta parlamentare del 2001 oscurata dai media, che era stato proprio il Maximo a non volere una legge sul conflitto d’interessi, perche’ d’accordo col Cavaliere nel non toccare le sue antenne? “Ma fateci il piacere” avrebbe commentato Toto’.

Ma fateci il piacere, finta opposizione made in Bersani e Veltroni neo rottamatore, il nuovo Nenni che alleva il Craxi de noantri (caso mai con il fido consigliori Amato al seguito). Comunque, ci pensano bene, al nostro Futuro e alla nostra Liberta’, i neo compagni (di merende?) Fini e Casini, con la stella Montezemolo nel taschino (e le strisce yankee per l’ok). I loro Servizi stanno partorendo i primi frutti… Vero, papi, che di Servizi te ne intendevi?

 

Tratto da “La Voce delle Voci” di Febbraio 2011

 

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