Secondo i Pm Finmeccanica usava la mafia come mediatore con i governi locali

Per vendere i suoi elicotteri in Africa, il colosso statale italiano si rivolgeva a un potente tesoriere di Cosa Nostra, Vito Roberto Palazzolo, che faceva da ‘mediatore’ con i governi locali. E’ la nuova pista dei pm.

 

Mafia, armi, tangenti, faccendieri italiani e politici africani. C’è una nuova istruttoria che scotta sugli affari internazionali di Finmeccanica e che potrebbe finmeccani_si_rivolge_alla_mafiacreare presto problemi per la vecchia gestione del colosso degli armamenti. La procura di Palermo infatti ha trasmesso altri atti ai pm di Napoli ed insieme stanno indagando sui contratti ottenuti dal colosso statale dell’aeronautica nel Continente nero. Ora nell’occhio del ciclone c’è un manager che fino a pochi mesi fa rappresentava Finmeccanica in tutta l’Africa sub-sahariana. Ed è pure sospettato di essersi fatto sponsorizzare da uno dei più ricchi e potenti riciclatori di Cosa nostra: Vito Roberto Palazzolo, grande tesoriere della mafia siciliana diventato un magnate in Sud Africa nonostante le condanne.

La svolta nell’African Connection è arrivata dalle dichiarazioni di un nuovo testimone, un manager italiano di una società mista che produce aerei, creata da Finmeccanica con un gruppo straniero. Anche lui afferma di aver incontrato Palazzolo a un vertice d’affari, probabilmente in Angola, con due dirigenti di Finmeccanica. «Ce lo ha presentato Chabrat», gli dissero i due colleghi, spiegando che fu lo stesso superiore a farli viaggiare insieme a quello strano «collaboratore del gruppo per l’Africa del Sud». Presentandosi, il signor Von Palace gli lasciò un biglietto da visita, con annotazioni scritte di suo pugno. E ora il testimone ha consegnato tutto agli inquirenti, mettendoli in grado di riscontrare il suo racconto anche con una perizia grafica.

Di qui la svolta. La procura di Palermo comincia a indagare direttamente su Chabrat, che dal 2000 è il fiduciario in Africa di Luigi Orsi, a lungo numero uno di Agusta e poi amministratore delegato di tutta Finmeccanica, fino all’arresto per le presunte tangenti sulla vendita di elicotteri all’India. Dagli accertamenti degli inquirenti sono emersi nuovi elementi, considerati pesanti. Chabrat ora viene accusato di aver parlato apertamente di fondi neri da creare attraverso triangolazioni societarie all’estero: soldi necessari a pagare «ministri africani». Insomma, un altro giro di tangenti milionarie gestite da Finmeccanica, una nuova accusa che chiama in causa un manager legato a Orsi.

L’inchiesta è un calderone di veleni. Chabrat è sospettato tra l’altro di essere l’ispiratore di una serie di minacce che hanno spaventato il secondo manager italiano: quando ancora nessuno sapeva che fosse un testimone d’accusa, si è sentito dire che, per salvarsi la vita, gli sarebbe servito un bel «programma di protezione». Dopo l’arresto di Orsi, Chabrat è stato allontanato per volontà del nuovo numero uno di Finmeccanica, Alessandro Pansa.

Ora a Palermo gli inquirenti attendono soprattutto di poter tornare a interrogare Palazzolo, il custode di mille segreti economici di Cosa nostra, che infinmeccani_si_rivolge_alla_mafia_3 Thailandia ha già ammesso senza esitazione di conoscere bene Chabrat. Il miliardario mafioso è stato arrestato il 30 marzo 2012 all’aeroporto di Bangkok: tradito da un viaggio d’affari, da una soffiata e da incauti messaggi su Facebook. Certo, a differenza dei normali detenuti ristretti in camerate da 20 persone, Palazzolo ha una stanza singola nell’infermeria del carcere. Ma la Corte suprema thailandese ha già autorizzato l’estradizione in Italia: la difesa ha tentato un estremo ricorso, che dovrebbe decidersi entro sei mesi.

Appena arrestato in Thailandia, Palazzolo si era detto pronto a farsi interrogare «sui fatti fino al 1984». I pm di Palermo non vogliono porre limiti. Sembrava un principio di collaborazione, in cambio di una “permanenza” agiata nei penitenziari italiani, senza essere sottoposto al 41 bis, il carcere duro. Ma quando gli è stato chiesto dei suoi rapporti con Finmeccanica si è chiuso a riccio. Ha ritirato la sua velata collaborazione e non ha più aperto bocca.

 

LEGGI DALLA FONTE ORIGINALE – Lirio Abbate e Paolo Biondani su Espresso.Repubblica.it

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