Se nemmeno l’acqua è un bene pubblico: la lobby affaristica delle aziende private

Lauti guadagni quelli che ruotano intorno all’acqua. Quello che crediamo essere un bene pubblico, nei fatti si sta rivelando una risorsa piuttosto ‘privata’, denunciata da Legambiente e Altreconomia. Le Regioni – fascia nera in particolare per Molise, Puglia, Sicilia, Emilia Romagna e  Liguriasborsano inutilmente ben 2 miliardi di euro l’anno ad imprese private che le imbottigliano. Soldi regalati per via di uno statuto del 2006 che molte Regioni non rispettano. A questo, poi, non bisogna dimenticare l’inquinamento atmosferico dato sia dalla plastica usata – di cui si ricicla solo il 36% mentre il restante viene gettato in discariche abusive o negli inceneritori – sia dal trasporto su gomma – questo significa spreco di carburante ed emissioni di anidride carbonica. Da anni ormai il ghiotto business dell’acqua fa spendere miliardi di soldi allo Stato senza che nessuno controlli la situazione. Ed intanto i privati dell’acqua – a discapito della crisi – ingrassano sulle spalle del pubblico.

 

di Maria Cristina Giovannitti

acquadollaroRicordiamo la netta bocciatura al referendum abrogativo per la privatizzazione dell’acqua eppure, stando ai dati riportati da Legambiente e Altreconomia, la sensazione è proprio quella di favorire la privatizzazione dell’acqua, impoverendo le nostre tasche, quelle dello Stato e sfavorendo l’ambiente – tra inquinamento atmosferico e plastica in surplus. In tutta questa situazione gli unici a trarne profitto sono i ‘giganti’ dell’acqua che hanno dato vita ad una vera lobby affaristiche: le aziende private dell’acuqa sono le uniche a non risentire della crisi economica.

 

I DATI – Nel 2011 i consumi dell’acqua sono aumentati rispetto agli anni precedenti, passando da 11,3 miliardi di litri imbottigliati a 12,3 miliardi. Una crescita che ha arricchito le lobby affaristiche di ben 168 società che producono 304 marche diverse. In tutto questo giro di denaro lo Stato – cioè noi – paghiamo alle aziende private ben 2,25 miliardi di euro all’anno che ne ricavano quasi il 100%. L’acqua, una risorsa pubblica, diventa in questo modo monopolio dei privati che la imbottigliano e la rivendono ai cittadini – portando allo Stato un guadagno di solo l’1%.

L’acqua ‘del sindaco’ ovvero quella dei nostri rubinetti – che è potabile e controllata in realtà non viene bevuta soprattutto perché le amministrazioni non incentivano e ne sponsorizzano l’uso e così ci ritroviamo a spendere soldi che potremmo tranquillamente risparmiare. Per esempio, secondo l’Istat, ben il 30% delle famiglie non si fida dell’acqua del rubinetto, di cui il 48% in Calabria, il 53% in Sardegna ed il 60% in Sicilia.

 

L’ACQUA IN BOTTIGLIA È UNO SPRECO DI SOLDI E DANNEGGIA L’AMBIENTE – In realtà lo Stato paga inutilmente 2 miliardi di euro alle aziende private per le acque in bottiglia: tutto questo è sbagliato a monte, a causa dei canoni di concessione. In realtà esistono dei tariffari che i privati dell’acqua devono pagare alle Regioni ma in molti casi sono dei quantitativi davvero ridicoli: eclatante è il caso della Liguria dove per ogni ettaro dato in concessione è pagato 5 euro.

Capendo la situazione davvero paradossale che porta un arricchimento a senso unico – a favore dei colossi delle acquaè stato firmato uno statuto tra Stato-Regioni nel 2006 in cui si è cercato di standardizzare le tariffe di concessione indicando come cifra di riferimento 30 euro per ettaro – o comunque 10 euro per ogni metro cubo, cifra che porterebbe alle amministrazioni regionali un guadagno di 123 milioni di euro da poter reinvestire nella propria Regione.

E invece, in modo assurdo, la maggior parte delle Regioni non rispetta questo Statuto e preferisce pagare di più. Fascia nera per Molise, Puglia, Liguria e Sardegna che sono in pull position per la ‘privatizzazione’ dell’acqua a discapito del fondo cassa regionale. In queste quattro regioni non si rispettano le norme dello statuto e sono le più confuse ed ambigue per quanto riguarda i canoni di concessioni.

notizie_acqua_pubblica_no_privataMa non è solo il danno alle tasche dei cittadini a pesare, anche il gravissimo impatto ambientale che il fenomeno dell’imbottigliamento produce. In primis Legambiente denuncia che ancora l’85% del trasporto di bottiglie si muove su gomma, portando con se un alto tasso di inquinamento atmosferico – con la produzione di anidride carbonica – e spreco di carburante. Per esempio i dati di Mineracqua dicono che le 100 litri di acqua in bottiglia che dal nord arrivano al sud e viaggiano per 100 km producono 10 kg di anidride carbonica. Inoltre ancora troppo poco è il riciclo della plastica: solo un terzo, ovvero il 36%, delle bottiglie viene riciclato, il resto – ovvero il 64%va in discariche, gettato abusivamente o in inceneritori, tutto questo favorendo l’inquinamento.

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