Se in Friuli i consiglieri pagavano il macellaio coi soldi della regione: ma ad aprile si vota

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Elezioni regionali macchiate dalle inchieste della procura di Trieste, quelle del 21 aprile in Friuli Venezia Giulia. La Regione a statuto speciale dovrà rinnovare il presidente, la giunta e il consiglio regionale in un ambiente non uguale a quello del Lazio, dove per sprechi e ruberie sono finiti in carcere due ex capigruppo (Fiorito e Maruccio) piuttosto che della Lombardia. Ora però, a dieci giorni dalla presentazione ufficiale delle candidature (il termine massimo per la presentazione delle liste è domenica 17 marzo alle ore 12) lo scandalo delle spese libere sta facendo il giro di procure e redazioni. E quello che viene fuori è riprovevole.

 

DICIANNOVE INDAGATI PER SPRECHI IN GIOIELLI ED ISTITUTI DI BELLEZZA

Gli sprechi che stanno analizzando magistratura ordinaria e contabile hanno dell’incredibile. Non siamo infatti nelle cosiddette Regioni del Sud ad alta densità criminale. Siamo invece in una delle 5 a Statuto Speciale poco presente sui quotidiani nazionali in merito a malagestione della cosa pubblica.

Ed ecco invece che, in pieno svolgimento del reclutamento per le candidature alle prossime regionali, spuntano i primi risultati delle inchieste incrociate delle due magistrature emersi anche durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario come riporta fedelmente “Il Messaggero Veneto”.

Questi i numeri più importanti delle inchieste: 19 consiglieri regionali iscritti nel registro degli indagati dalla magistratura ordinaria per aver speso ben 885 mila euro su 2,6 milioni in dotazione alle spese di rappresentanza in cose molto ma molto personali.

Il procuratore Maurizio Zappatori nella relazione alla Corte dei Conti parla anche di spese di macelleria o di pescheria con il denaro della Regione. Nei rendiconti 2011 in base agli scontrini analizzati però emerge anche di più e come avvenuto per la Calabria dove il presidente Scopelliti ha speso circa diecimila euro per la sua palestra privata all’interno del palazzo della Giunta Regionale, anche nel civilissimo Friuli Venezia Giulia sono stati utilizzati soldi per le cose più frivole che ci possono essere in un momento di crisi come quello che sta vivendo ora l’Italia.

Gli scontrini infatti portano il marchio di gioiellerie, pelletterie, armerie, farmacie, profumerie, gommisti, istituti di bellezza, negozi di scarpe, mobili, lampadari, casalinghi e negozi in vicine località estere. Tutto naturalmente a sbafo e a spese della Regione. Le spese di rappresentanza sono risultate illogiche e sproporzionate e da qui è partita l’inchiesta. Si tratta di circa 15 mila euro per consigliere all’anno.

Tutte cose che con uno stipendio di 7766 euro al mese avrebbero potuto fare di tasca propria. Si sarebbe infatti trattato di due mensilità su 12. Nulla da fare però perché quando si può è meglio non pagare di tasca propria quello che si può ottenere altrimenti. 

I CAPIGRUPPO A COLLOQUIO ALLA CORTE DEI CONTI

La Corte dei Conti friulana è già passata alla fase 2 chiedendo ai capigruppo di recarsi in procura per presentare le proprie controdeduzioni. L’obiettivo è fornire chiarimenti sulle spese contestate contemporaneamente da magistratura contabile e magistratura ordinaria.

Gli inviti a comparire sono stati spediti in queste ore. Non appena li avranno ricevuti i consiglieri avranno 30 giorni di tempo per presentarsi alla procura della Corte dei Conti per dire la loro e cercare di evitare ulteriori coinvolgimenti nelle inchieste.

Se le risposte non convinceranno la magistratura contabile ci saranno 120 giorni di tempo per citarli in giudizio per danno erariale. A quanto ammonterà? Questo lo si potrà stabilire soltanto a controdeduzioni avvenute.

LE REAZIONI POLITICHE: TONDO CHIEDE UN ESAME DI COSCIENZA

Mentre la situazione giudiziaria si andrà chiarendo resta comunque il dato politico. Dei diciannove indagati non sono state comunicate le generalità e ciascuna delle forze politiche che si andranno a schierare sullo scacchiere elettorale del 21 aprile vogliono conoscere i nomi delle cosiddette “mele marce” per tentare di ricandidare i cosiddetti spreconi.

Cosa succede in casa Pdl dove Renzo Tondo (l’attuale presidente della Giunta Regionale friuliana) ha già annunciato la sua ricandidatura?  Proprio in queste ultime ore ha saputo, chiedendo direttamente notizia alla Procura di Trieste, di non essere tra gli indagati.

Per questo scadrà domani l’ultimatum di 48 ore di tempo che ha dato a tutti i consiglieri regionali uscenti di fare un esame  di coscienza e informarsi della loro situazione giudiziaria. Il momento di certo non è facile per gli uscenti proprio perché il sospetto cade su tutti visto che magistratura contabile e ordinaria non hanno ufficializzato i nomi degli indagati.

La mossa di Tondo di aver chiesto personalmente se figurasse tra i 19 spendaccioni voleva essere un modo di chiarire la sua posizione. E’ anche un modo per chiedere ai suoi chi si sia macchiato di tali reati e abbia pensato di fare il furbo a spese della Regione Friuli Venezia Giulia. Nell’ultima riunione del gruppo del Pdl nessuno dei consiglieri ha pensato di alzarsi e fare il mea culpa. Del resto era immaginabile. Se qualcuno sa di aver sbagliato in fondo ci spera in una ricandidatura per continuare a fare i propri comodi. La pacchia però sembra essere davvero finita perché Tondo non vuole rischiare la sua rielezione per errori commessi da altri. Non ci sta a fare la stessa fine di Renata Polverini, che si è dovuta dimettere dalla presidenza della Regione Lazio, per scandali commessi da altri. Soprattutto in un momento in cui il Movimento Cinque Stelle potrebbe ricevere i benefici maggiori da questa situazione.

IN CASA PD ANCHE DEBORA SERRACCHIANI CHIEDE VERIFICHE

Al pari di Renzo Tondo anche Debora Serracchiani, candidata alla presidenza della Giunta per il centrosinistra, sa di poter rischiare molto in questa operazione.

Il centrosinistra non è stato certo coalizione di Governo ma ha eletto, nella scorsa legislatura, sei consiglieri regionali che ora punterebbero alla ricandidatura e magari anche a qualche assessorato se Debora Serracchiani riuscisse nell’impresa di superare nei consensi elettorali il suo avversario Renzo Tondo. Per non rischiare guai ha chiesto a sei dei suoi, tutti in quota Partito Democratico, di presentare richiesta di verifica alla Corte dei Conti sulla propria posizione giudiziaria.

Una richiesta confermata anche dal capogruppo in consiglio Mauro Travanut e che riguarda anche Franco Iacop, Enzo Marsilio, Daniele Gerolin, Sergio Lupieri e Francesco Codega. Tutti a questo punto vorrebbero che la risposta dei magistrati contabili sia immediata.

La linea Serracchiani – Travanut resta secca: chiunque si sia macchiato di qualsiasi tipo di illecito (anche aver comprato la carne con i soldi della Regione) deve necessariamente rimanere fuori da qualsiasi discorso di ricandidatura. Solo tra qualche giorno si potrà sapere se tra questi sei c’è qualcuno rimasto impigliato nelle maglie della magistratura contabile.

Su una cosa c’è da scommettere: Saverio Galluccio, il candidato del Movimento Cinque Stelle, si prepara a calare l’asso pigliatutto su quella che potrebbe diventare la prima regione “a cinque Stelle”.

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