Se il Club di Roma (Bilderberg) dipinge catastrofi per il 2052: umanità a rischio o follia programmata?

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È appena uscito un report, presentato da Wwf e Club di Roma (Bilderberg), in cui emergono scenari catastrofici per il 2052: l’umanità sarebbe a rischio. Quando ci sono di mezzo i potenti della Terra c’è poco da scherzare e nulla accade per caso: una follia programmata? Complottismo allo stato puro? Messaggi cifrati per chi sa leggere tra le righe? Eppure il report parte da problematiche legate al “consumo eccessivo delle risorse” – concetto assolutamente condivisibile – che potrebbe mettere a rischio “il futuro dell’umanità.” Ma c’è  qualcosa che non quadra…

 

Se l’umanità continua il suo percorso di consumo eccessivo delle risorse con una visione a breve termine potrebbe non sopravvivere“.

Questo quanto si afferma nel nuovo libro di Jorgen Randers, “2052: Scenari globali per i prossimi quarant’anni“, la cui edizione italiana è stata presentata a Roma dall’autore insieme con il Wwf e il Club di Roma in occasione della Aurelio Peccei lecture 2013.

A 40 anni dal volume I limiti dello sviluppo (primo rapporto del Club di Roma che nel 1972 ha messo in discussione la crescita continua), nel nuovo rapporto che guarda al 2052 (pubblicato in Italia per Edizioni Ambiente) Randers si pone delle domande alle quali risponde grazie al contributo di 30 esperti.

Si scopre così che per i prossimi 40 anni le cose non andranno benissimo: per il rapporto “la causa principale dei problemi futuri è il modello politico ed economico predominante che è eccessivamente focalizzato sul breve termine“.

Tra i nodi che attendono l’umanità nel futuro: la risposta umana al processo di adattamento ai limiti del Pianeta potrebbe “essere troppo lenta per fermare il declino“; l’economia degli Usa “ristagnerà“, quella di Brasile, Russia, India e Sud Africa “progrediranno“, mentre la Cina sarà “un esempio di successo” per la sua “capacità di agire“; i poveri potrebbero arrivare a 3 miliardi, con una popolazione mondiale che toccherà il massimo “nel 2042” con 8,1 miliardi di persone, e calerà la fertilità nelle aree urbane; il Pil globale crescerà “molto più lentamente del previsto“; come se non bastasse la CO2 in aria continuerà ad “aumentare” portando “un incremento” delle temperature di “2 gradi nel 2052 rispetto alla media pre-industriale“, raggiungendo i “più 2,8 gradi nel 2080“.

Viviamo in un modo che non potrà essere portato avanti dalle generazioni future senza importanti cambiamenti – afferma Randers – L’umanità ha sfruttato le risorse della terra e, in alcuni casi, vedremo il collasso prima del 2052“.

Si dimostra – osserva Gianfranco Bologna, direttore scientifico del Wwf Italia e curatore dell’edizione italiana del volume – come sia impossibile cambiare rotta se non viene impostata una nuova economia che metta al centro il capitale naturale“.

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