Se il caso Ilva scoppia anche a Gela: i danni del petrolchimico in Sicilia? Agghiaccianti per la salute

Nell’area del petrolchimico potrebbe scoppiare un caso simile a quello dell’Ilva. I risultati agghiaccianti dello studio che l’Espresso ha ottenuto in esclusiva, rivelano decine di casi di tumori, malattie e malformazioni tra chi vive o lavora vicino all’impianto.

 

anche_gela_ha_la_sua_ilvaA Gela, in Sicilia, potrebbe scoppiare un caso simile a quello dell’Ilva di Taranto. Un nuovo rapporto che l‘Espresso ha ottenuto in esclusiva rivela decine di casi di tumori, malattie e malformazioni tra chi vive o lavora nell’area del petrolchimico.

La magistratura sta lavorando per scoprire se ci sia una connessione tra l’inquinamento causato dall’impianto e la salute dei cittadini.

Lo studio dell’Osservatorio epidemiologico della Regione Sicilia ancora inedito è intitolato “Stato di salute della popolazione residente nel sito di interesse nazionale per le bonifiche di Gela”, e consegna – ancora una volta – risultati agghiaccianti.

Anche perché le analisi della mortalità e delle malattie sono state fatte su serie storiche assai recenti, «che confermano di fatto» ragiona Fabrizio Bianchi, studioso del Cnr, «il perdurante cattivo stato di salute della popolazione».

Le cifre sulla mortalità comprendono il periodo 2004-2011, mentre quella sui ricoveri e le dimissioni ospedaliere va dal 2007 al 2011.

Secondo gli studiosi il rischio degli uomini di Gela di morire rispetto a coloro che vivono nei Comuni vicini è più alto del 6,8 per cento, mentre per le donne l’eccesso è statisticamente significativo sia sul confronto locale (più 12,3 per cento) sia rispetto ai dati regionali (più 8,2 per cento).

anche_gela_ha_la_sua_ilva_2L’analisi delle tabelle sulla “mortalità” in alcuni casi sono persino peggiori rispetto a quelle di Taranto.

Rispetto alle città più vicine, a Gela i maschi muoiono di più per tutti i tipi di tumore (più 18,3 per cento), per il cancro infantile (più 159,2 per cento), per il tumore allo stomaco (più 47,5 per cento), alla pleura (più 67,3), alla vescica (più 9,6), per non parlare dell’incidenza del morbo di Hodgkin (più 72,4), del mieloma multiplo (più 31,8) e delle malattie del sistema circolatorio (più 14,2).

Alto lo “spread” anche nei confronti delle statistiche regionali: a Gela l’incidenza dei tumori degli under 14 è maggiore del 68,1 per cento, più decessi anche per i tumori al fegato (più 20,9), alle ossa (32,8), al testicolo (più 209,4 per cento) e per le malattie cerebrovascolari (più 36,6).

Per quanto riguarda la mortalità, impressionanti risultano i numeri sul tumore alla vescica (più 81,2 per cento), quelli sugli avvelenamenti (più 146 percento) e del morbo di Hodgkin: in questo caso la percentuale è più alta del 907,3 per cento.

«Non sono dati ancora pubblici, preferisco non commentarli nel dettaglio», premette Bianchi. «Ma di certo la situazione ambientale è pesante. Come a Taranto, anche a Gela servono investimenti importanti per attenuare l’inquinamento. Oggi per motivi di congiuntura la raffineria sta producendo meno, ma non basta. Bisogna fare di più».

eni_scaroni_cinaPer ripulire la zona dai veleni, spiegava una ricerca su costi-benefici pubblicata sulla rivista internazionale Environmental Health nel 2011, a Gela «i costi della bonifica ammonterebbero a circa 6,6 miliardi di euro. Una cifra molto più alta, dunque, dei fondi allocati per bonificare il sito».

L’Eni e lo Stato, in pratica, dovrebbero sganciare altri 6 miliardi se volessero ripulire il territorio.

 

LEGGI DALLA FONTE ORIGINALE – Emiliano Fittipaldi su Espressonline.it

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