Se Chiesa e Massoneria puntano le fiches sul Governissimo Pd Pdl: M5S accerchiato.

Nonostante lo tsunami provocato dal voto di massa al Movimento Cinque Stelle i poteri forti sperano ancora che si formi un governo dalle larghe intese che possa garantire governabilità e poltrone solide alle quali aggrapparsi. Chiesa e Massoneria vogliono l’inciucio Pd e Pdl. E se il Senato continuasse ad essere ingovernabile spazio a un nuovo governo tecnico

 

di Viviana Pizzi

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Il quadro che è venuto fuori dalle ultime elezioni politiche non piace a molti poteri forti. La maggior parte di questi, e tra essi soprattutto la Chiesa e la massoneria guardano con diffidenza all’accordo possibile tra Pd di Pierluigi Bersani e Movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo. Tutti invece sono favorevoli al partito delle larghe intese. Lo stesso che ha sostenuto per gli ultimi dodici mesi il governo Monti garantendo una sorta di stabilità dei mercati e un controllo dello spread tra i titoli italiani e tedeschi. I due principali attori sarebbero il Pd e il Pdl.

Cosa garantirebbero insieme? Innanzitutto il mancato cambiamento di un’Italia che vuole essere cambiata. Un Paese dove uno su quattro ha votato per il Movimento Cinque Stelle con la speranza che il vecchio sistema finisse in cantina.

 

A CHI INTERESSA IL PARTITO DEL MAXI INCIUCIO E PERCHÈ

Tra i tanti enti che lottanoperché tutto cambi affinché resti uguale ci sono innanzitutto la Chiesa e la massoneria. Perché hanno paura che Grillo riesca a mettersi d’accordo con Pierluigi Bersani e continuare a governare?

Sono due i punti del programma del Movimento Cinque Stelle che davvero spaventano tutti: il taglio dei costi della politica (con un dimezzamento del numero di deputati e senatori che significa nei fatti perdita di potere) e la lotta al conflitto di interessi.

 Il governo di larghe intese che nei fatti significa, oltre a stabilire la ripresa dei mercati, anche un punto fermo da cui partire per l’elezione del Presidente della Repubblica che dovrà avvenire per forza di cose durante la legislatura appena iniziata visto che il mandato di Giorgio Napolitano scade a maggio di quest’anno. Un maxi inciucio che ai poteri forti potrebbe garantire, come scrive Marco Lillo sul Fatto Quotidiano, diverse nomine strategiche che garantirebbero una cosa molto importante: che i poteri forti restino nelle mani giuste e che nessuno si metta di traverso.

 

GIULIANO AMATO PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA: L’AGO DELLA BILANCIA CHE ACCONTENTA TUTTI

Il primo nome che potrebbe accontentare un po’ tutti al Quirinale è quello di Giuliano Amato. Un uomo con una pensione da 1047 euro al giorno che è totalmente inviso al Movimento di Beppe Grillo proprio per questo vitalizio milionario che significa più di 40mila euro al mese. Un nome però che piace al Pd per i suoi trascorsi socialisti e da uomo di sinistra ma che può piacere anche ai berlusconiani proprio perché Amato era uno dei migliori uomini del defunto Bettino Craxi, padre politico del Berlusconi anni 90 che proprio i suoi valori ha tentato di portare avanti.

 Avere Giuliano Amato alla presidenza della Repubblica significherebbe garanzie  anche per le banche perché proprio nel 2010 aveva ottenuto anche la fiducia dei tedeschi essendo stato nominato consulente italiano della Deutsche Bank. 

vaticano-massoneriaAmato al Quirinale significa anche riconfermare un sistema di nomine alle quali si era pensato prima che lo Tsunami Grillo invadesse letteralmente l’Italia e portasse a quella ingovernabilità che rischia di far saltare tutto il sistema. Quella situazione che i potenti del Bilderberg hanno tentato di evitare chiedendo a Mario Monti di candidarsi e mettersi al centro delle coalizioni Pdl e Pd proprio per garantire la governabilità. Peccato però che nemmeno i 130 banchieri più potenti del mondo non avevano previsto che Beppe Grillo avrebbe potuto scompaginare tutti i loro piani. 

 

QUALI I NOMI LEGATI AD AMATO E DOVE SI POSIZIONEREBBERO

Il settore della difesa sarebbe quello che subirebbe un riordino maggiore. Secondo il piano del partito dell’inciucio, quello che non si mostra apertamente con il suo volto ma sta lavorando sotterraneamente per la “governabilità” , il sottosegretario con delega ai servizi segreti Gianni De Gennaro potrebbe essere il presidente di Finmeccanica.

Ma chi è  stato De Gennaro? Un uomo ben visto dal Governo tecnico dopo essere entrato come sottosegretario della presidenza del consiglio Mario Monti ma ben visto anche dal Governo Berlusconi che nel 2008 lo nominò come commissario per l’emergenza rifiuti a Napoli. Noto anche per aver reso falsa testimonianza per le irruzioni alla caserma Diaz di Genova dopo i fatti del G8.

Sempre riguardo a Finmeccanica è prevista anche la riconferma di Alessandro Pansa nel ruolo di amministratore delegato. Ma Pansa chi è? Non è altro che un manager recentemente al centro delle cronache per aver chiesto favori a Mediobanca per la ex moglie del ministro Vittorio Grilli nel 2007. Anche questo evidentemente è un uomo che piace al governissimo. Ma in caso di accordo Grillo Bersani questo è un nome che rischia di saltare.

Chi  però aveva fatto di tutto per portare avanti questa nomina? Si tratta di Ignazio Moncada, 64enne torinese formalmente presidente della periferica Fata. Oltre ad essere amico di Giampiero Massolo, a capo dei servizi segreti del Dis è amato anche da Giuliano Amato, Giulio Tremonti e con il sindaco di Torino, il piddino Piero Fassino.

De Gennaro, grazie alle amicizie con Giuliano Amato, potrebbe puntare anche alla carica di segretario generale del QuirinaleUna poltrona che, in caso di nomina di De Gennaro al vertice di Finmeccanica, toccherebbe invece a Pasquale Piscitelli.

L’uomo è prefetto dal 2003 ed è stato anche capo della segreteria di De Gennaro al Dipartimento della pubblica sicurezza. In caso di un governo trasversale sarebbe anche un ottimo capo della polizia. Le sue chance finirebbero però alle ortiche in caso di un governo Pd – Movimento Cinque Stelle che punterebbero invece sull’attuale capo della protezione Civile Franco Gabrielli, l’uomo chiamato a sostituire Antonio Bertolaso nel momento in cui contro il berlusconiano esplose lo scandalo dei massaggi a pagamento.

Chi è però costui? E’ un uomo che piace al Pd perché era a capo del servizio segreto civile nel 2006 con l’ultimo Governo Prodi e apprezzato anche da Beppe Grillo. Un valzer di nomi che garantirebbero la governabilità ma soprattutto la continuità di potere di Giuliano Amato e Gianni De Gennaro.  Gli storici della politica ci dicono che siamo in una situazione simile a quella della seconda metà degli anni 90. Nel 1996 Antonio Maccanico fu incaricato dal presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro di formare un governo tecnico che prevedesse l’appoggio di tutti i principali partiti politici di allora. Accadde dopo la caduta del primo governo Berlusconi propiziando poi la nascita del primo Governo Prodi allora sostenuto da una larga maggioranza che andava da Clemente Mastella a Fausto Bertinotti.

 

LO SCENARIO POLITICO E LA POSSIBILE NOMINA DI UN NUOVO PREMIER TECNICO: CORRADO PASSERA IN POLE POSITION

Anche allora tutto questo piacque ai poteri forti. Quale potrebbe essere allora lo scenario che si andrebbe a profilare ora? Semplice. Se l’accordo Pd Movimento Cinque Stelle dovesse saltare, come Beppe Grillo vorrebbe, e la maggioranza al Senato non si riuscisse a comporre, si potrebbe arrivare ad un’ipotesi di nomina di un nuovo presidente del Consiglio tecnico capace di continuare l’opera che lo stesso Mario Monti aveva garantito. Un appoggio di tutte le forze politiche capaci di frenare i mercati e in grado di garantire il salvataggio di tutte le poltrone che interessano ai potenti.

Chi potrebbe essere un presidente del Consiglio in grado di garantire tutto questo? Non certo uno dei leader dei partiti che non sono riusciti a vincere la partita elettorale. Potrebbe però provarci il ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera. Uomo di Monti, appoggiato anche da Pd e Pdl,  ma rimasto magicamente fuori dalla competizione elettorale. Come se qualcuno avesse pensato anche a una situazione di questo genere e si fosse tenuto nel mazzo di carte il nome in grado di garantire “che tutto cambi affinché tutto resti uguale”. 

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