SCUOLE/ Alle paritarie condonano l’Imu mentre alle pubbliche tagliano dieci milioni per la ricerca

Il nuovo provvedimento che grazia le scuole paritarie e gli enti ecclesiastici dal pagamento dell’Imu è discutibile, soprattutto se si pensa al contemporaneo taglio di dieci milioni di euro destinati all’università pubblica e alla ricerca. La qualità, purtroppo, si abbassa anche grazie a norme come la legge ex Aprea e la Governance. Occhio anche al concorsone che con la sua meccanicità rischia di far ammettere insegnanti che studiano in maniera mnemonica. Siamo di fronte all’ennesima picconata del nostro sistema educativo.

 

di Viviana Pizzi

Un ulteriore provvedimento che mette una distanza siderale tra scuola pubblica e scuola privata arriva dal decreto del Senato sulla riduzione della spesa della cosiddetta casta.

È delle ultime ore infatti la notizia della precisazione del parlamento sul pagamento dell’Imu riguardo alle scuole paritarie: le titolari di immobili da destinare a questo uso saranno completamente esenti. Non pagheranno alcun centesimo oltre ad ottenere finanziamenti statali e vivere delle rette dei propri studenti.

Tutto a svantaggio della scuola pubblica sempre più sotto la scure dei tagli della spending review.

 

I TAGLI AL SETTORE DELLA RICERCA

scuola_pubblica_picconataMentre il Senato dice sì alla volontà del governo di esentare le scuole paritarie dal pagamento dell’Imu nel settore pubblico si assiste a un taglio di dieci milioni di euro nel settore della scuola, dell’Università e della Ricerca.

Che tradotto in termini “studenteschi” significa avere un’offerta formativa di minor qualità e  meno posti di lavoro per gli insegnanti che con una ulteriore precarietà vedono difficile il riconoscimento della loro professionalità e i tanti anni di lavoro maturati.

Per effetto di questi tagli oltre quindicimila ricercatori universitari rischiano di perdere il posto di lavoro e ogni prospettiva per il loro futuro. Agli insegnanti delle scuole medie e superiori è stato cercato di applicare una norma che aumentasse il monte orario dell’insegnamento settimanale a venticinque ore. Tagliando così altri posti di lavoro, ma il progetto di Mario Monti (che sulle proteste degli insegnanti li ha criticati giudicandoli poco “flessibili”) è finito nel dimenticatoio anche grazie al voto contrario dei parlamentari dell’Italia dei Valori. Uno scempio che fortunatamente è stato evitato ma che, se fosse passato, avrebbe impoverito ancora di più un settore in piena emergenza.

 

LA LEGGE EX APREA

La poca attenzione verso la qualità del sistema scolastico da parte prima del governo Berlusconi e poi di quello Monti è stata verificata anche con la legge ex Aprea.

Una gestazione durata quattro anni e che ha provocato una riforma che non piace né agli insegnanti né agli studenti. Che riesce a mettere d’accordo, in negativo, due parti che si sono sempre fronteggiate durante le ore si scuola tra interrogazioni e compiti in classe.

Ora invece grazie a una legge nata col governo Berlusconi e che prosegue il suo iter durante il governo Monti professori e allievi sono scesi in piazza insieme durante le manifestazioni di protesta di ottobre e novembre, quelle passate purtroppo alla storia per gli scontri piuttosto che per le buone intenzioni.

Contrari a questa riforma tutti i sindacati della scuola e anche il deputato dell’Idv Felice Zazzera che in piena estate (era il 31 luglio) era davanti a Montecitorio  per impedire che la legge passasse prima di agosto quando la maggior parte del corpo docente era in ferie.

Un testo di legge che riduce la scuola a un’azienda e che mortifica sia i docenti che gli studenti. Nei consigli di istituto infatti il numero di docenti sarebbe uguale a quella di studenti e genitori. Quella dei ragazzi però non è una cosa assodata perché sarà il preside, qualora la norma sarà approvata, a scegliere se nella sua scuola ci saranno rappresentanti d’istituto tra gli allievi. Nei nuovi compiti del consiglio ci sarà anche l’offerta formativa. Prevedendo un’ingerenza da parte dei genitori che potrebbe compromettere lo stesso lavoro degli insegnanti. 

RIFORMA DI GOVERNANCE

Un’altra legge che mette paura alla scuola pubblica e agli insegnanti è la cosiddetta “Riforma di Governance” che, al pari della ex Aprea la ridurrebbe ad un’azienda pubblica.

Cosa prevede?  Ogni istituto si doterà di Statuti autonomi per autogovernarsi secondo il nuovo dettato Costituzionale del titolo quinto. Ogni scuola inoltre potrà autovalutarsi in raccordo con l’istituto Invalsi ossia somministrando dei test agli allievi per dimostrare i loro progressi e ciò che c’è ancora da fare per ottenere un miglioramento formativo.

Toccherà successivamente al nucleo di autovalutazione predisporre un rapporto annuale che sarà pubblicato e assunto come riferimento per l’elaborazione del programma dell’attività nell’anno scolastico successivo.

Con questo provvedimento normativo l’attuazione a regime della valutazione entra a pieno titolo nelle scuole. Anche questo un argomento duramente criticato dall’Italia dei Valori e direttamente dal suo presidente Antonio Di Pietro.

Una legge che“mette a rischio l’unitarietà nazionale e il carattere pubblico del sistema scolastico e ne cancella la democrazia interna, minando l’autonomia degli insegnanti”.

CONCORSONE: IL DILEMMA DEI PRECARI

I guai per gli insegnanti non si fermano qui. Un altro tema di stringente attualità è quella del concorsone per l’assunzione di precari che per come è strutturato potrebbe andare a danneggiare proprio questa categoria.

Il diciassette e il diciotto dicembre è prevista la prova di preselezione che porterà all’accesso al vero concorso. Stando alle ultime indicazioni del Miur (Ministro per l’Università e la Ricerca) saranno effettuate con il computer ma dando la possibilità di usare anche carta e penna per la soluzione di alcuni quesiti che lo richiedono.

Mettendo on line il simulatore per la prova però non si è fatto altro che ridurre a un puro sforzo di memoria la cultura dell’insegnante (già abilitato e non di ruolo) che dovrà sottoporsi al test. Ci sono online 3500 domande tra le quali le 50 che verranno somministrate in quella data ma senza la risposta giusta.

I candidati che vi parteciperanno sono oltre 320mila, ma nello stesso ci sono diversi punti oscuri. Uno di questi arriva dal Tar Lazio che ha ammesso al test preselettivo i candidati entrati con riserva perché senza abilitazione. Per accedere alle prove scritte bisogna ottenere almeno 35 punti e il risultato è indipendente da quello degli altri concorrenti.

Certo è che il caos è tantissimo e il tirocinio formativo attivo non ha fatto altro che complicare ancora di più le cose.

Anche su questo argomento si è espresso direttamente il presidente dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro in una lettera al segretario della Flc Cgil Domenico Pantaleo definendo il concorsone “assurdo, inutile e penalizzante nei confronti di tanti insegnanti precari” che difficilmente riusciranno a trovare una collocazione dopo di esso.

 

LA RICETTA DI ANTONIO DI PIETRO

Il presidente dell’Idv, che si è personalmente schierato al fianco degli insegnanti e della scuola pubblica, sostiene che i guai sono nati durante il governo Berlusconi con le riforme del ministro Maria Stella Gelmini e sono continuati con Monti e Francesco Profumo. E punta senz’altro su investimenti urgenti nel settore.

Una svolta profonda nelle politiche sulla formazione – ha sostenuto Di Pietro la ripresa degli investimenti su questo settore, la riparazione dei danni provocati dalla Gelmini e da Profumo, che hanno prodotto un impoverimento così grave da rischiare di essere senza ritorno, siano tra i contenuti centrali della costruzione di una reale alternativa nel nostro Paese. Ma pensiamo che occorra, su questo tema, cominciare da subito. La gravità della situazione lo richiede. Noi siamo dunque a fianco di quanti si battono perché si metta fine ai tagli. Chiediamo che la scuola, l’università e la ricerca vengano escluse dai nuovi tagli previsti dalla spendingreview e che si impedisca la conclusione dell’iter parlamentare al Senato della legge ex Aprea”.

Detto che la battaglia dipietrista è condivisa anche da Nichi Vendola, cosa ne pensa Bersani? Determinati principi saranno alla base di un nuovo governo di centrosinistra?

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