SCUOLA PUBBLICA/ Tra proclami e smentite, ennesimo attacco di Monti a studenti e insegnanti

Un solo mese di vacanza per gli studenti. E scoppia la polemica, frutto dell’ultima uscita dei montiani sulla  bozza di Riforma del Lavoro che, tra le altre cose, non prevede nemmeno modifiche per l’articolo diciotto, preparata dal giuslavorista (targato Pd) Mario Ichino. Il “portavoce” del Prof., Mario Sechi, si è affrettato a smentire il tutto soltanto dopo le feroci proteste registratesi sul web. Ma le uscite infelici dell’ex premier sul mondo della scuola oramai non si contano più e le smentite di facciata servono solo a rafforzare il concetto montiano della scuola pubblica. Con un solo obiettivo: distruggerla. Vediamo perché.

 

di Viviana Pizzi

Nuovo attacco di Mario Monti alla scuola pubblica. Un candidato premier che continua a dimostrarsi lontano dai problemi che vivono gli insegnanti ma soprattutto gli studenti. Nell’ambito della Riforma del Lavoro, spiegano le agenzie stampa, a pagina 10 del documento preparato sabato scorso nello studio del giuslavorista Mario Ichino ci sarebbe una parte riguardante le scuole secondo la quale le vacanze estive degli studenti verrebbero ridotte a solo un mese. Tutto questo significherebbe che i frequentanti delle scuole dell’obbligo dovrebbero trascorrere nelle strutture scolastiche undici mesi all’anno.

 

LA RIFORMA DEL CALENDARIO SCOLASTICO

In realtà si tratterebbe di vacanze estive programmate sulla base della partecipazione volontaria delle famiglie. Nella bozza dei candidati della lista “Scelta Civica” però non sarebbe specificato con quali risorse le scuole dovrebbero prolungare la loro apertura. Si parla di un progetto che non dovrebbe aggravare il lavoro degli insegnanti. Ci si chiede però chi dovrebbe accompagnare i bambini di elementari e medie (scuola dell’obbligo) nei due mesi estivi in cui le attività scolastiche verrebbero prolungate.

mario_monti_contro_scuola_pubblicaSi parla di sport, recupero e attività alternative. Per il primo settore è d’obbligo l’inserimento nei progetti di esperti anche non insegnanti. Recupero? Come si fa a recuperare nelle materie in cui si è deboli senza il supporto degli insegnanti questo i candidati di Scelta Civica non lo hanno spiegato. Attività alternative resta comunque un concetto generico al quale non si è data risposta.  Così facendo si dovrebbe però incoraggiare ogni istituto ad essere autonomo nella scelta dell’impiego per il tempo in più.

 

LE PROTESTE

In rete per ora non circola nulla di ufficiale su questa riforma prevista da Mario Ichino che parla anche di articolo diciotto e altre misure urgenti nei confronti dei lavoratori che non piacciono proprio a tutti.

Circolano però le proteste che queste dichiarazioni hanno ingenerato. I primi a dire no sono stati naturalmente i comparti della conoscenza dei sindacati.

Non è quel che serve alla scuola”  ha commentato  il segretario generale della Uil Scuola, Massimo Di Menna. E il segretario generale del comparto Francesco Scrima, dubita che “tra le urgenze della scuola ci sia quella di intervenire sulle vacanze“.

A queste dichiarazioni fanno eco anche quelle del segretario generale della Flc Cgil Mimmo Pantaleo secondo il quale “gli istituti non sono parcheggi” . Secondo Donatella Poselli dell’Unione Italiana Genitori “le scuole non sono strutturate per ospitare i ragazzi nel periodo estivo, specie da Roma in giù”.  Boccia la proposta Monti  anche Antonino Petrolino dell’ Associazione nazionale presidi secondo cui “la scuola dovrebbe garantire attività alternative, per andare incontro alle famiglie che lavorano”. Roberto Campanelli, coordinatore nazionale dell’Unione degli Studenti sostiene invece che questo “è un paradosso, dopo i tagli, un’offesa alla scuola pubblica”.  Ancora più duro Giuseppe Bagni, del Cidi che afferma: “Ma di che scuole parla Monti, quando sono già sempre aperte tra esami, corsi di recupero, debiti, appuntamenti con i genitori. Noi non guardiamo i figli ai genitori, li formiamo”.

Al coro di proteste istituzionali si aggiungono anche quelle dei semplici cittadini che hanno commentato indispettiti un articolo a tema pubblicato da fanpage.it. Noi abbiamo ripreso quello che, a nostro parere, è il più significativo e rispecchia le problematiche che tutti (studenti, insegnanti e genitori) si pongono davanti a scelte del genere.

 

I CITTADINI E IL PROBLEMA DEI CONDIZIONATORI D’ESTATE

Non sarebbe male come idea – dichiara una semplice cittadina l’unico problema é che il caro Monti e tutti i politicanti come lui dovrebbero rinunciare agli stipendi megagalattici che percepiscono mensilmente per dotare tutte le scuole italiane di impianti di condizionamento al fine di permettere agli alunni di poter seguire le lezioni senza morire di caldo!!! “.

Un problema reale quello che si pone questa donna la quale si ricorda probabilmente, al contrario dei governanti che a Montecitorio e Palazzo Madama hanno il condizionatore acceso in estate, che nelle scuole non è così.

Ci sono infatti istituti che a causa dei tagli della spending review da Roma in giù ma anche a Nord non hanno nemmeno la possibilità di tenere accesi i riscaldamenti di inverno figuriamoci se possono dotarsi di condizionatori in estate.

Dalla teoria alla pratica il passo è breve. Proprio quest’anno a causa della mancanza di condizionatori è scoppiata la polemica all’interno di un asilo nido di Lecce.

Era infatti luglio, uno dei mesi nei quali le scuole potrebbero restare aperte secondo Monti, quando c’erano fuori più di quaranta gradi e poco meno dentro proprio a causa della mancanza di condizionatori. La struttura rimaneva aperta per ospitare bambini dai 3 mesi ai 3 anni in estate proprio per permettere ai genitori lavoratori di essere tranquilli. Non lo erano affatto però perché i locali erano senza condizionatori o tettoie protettive, né tantomeno alberi all’ esterno per fare ombra e rinfrescare ambienti torridi. Troppo caldi per bambini in età così tenera e perciò potenzialmente pericolosi.  In quel caso sia il Codacons che i genitori protestarono vivamente contro una carenza strutturale inaccettabile.

 

LA SMENTITA

Di certo gli esperti giuslavoristi del governo Monti hanno avuto modo di informarsi in rete di quanto sta accadendo e delle proteste in atto. Per questo motivo il portavoce Mario Sechi si è affrettato a smentire la tesi esposta con un comunicato telegrafico: “la riforma sarà presentata nei prossimi giorni e non conterrà alcun taglio delle vacanze scolastiche“.

In tempi sospetti, con la campagna elettorale in corso, i montiani hanno gettato acqua sul fuoco smentendo le indiscrezioni balzate su tutte le agenzie di stampa. Farlo significa recuperare consenso in un momento di calo dei sondaggi che danno la coalizione centrista addirittura con punti di svantaggio rispetto al Movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo. Ai posteri l’ardua sentenza direbbe qualcuno ma il comportamento passato di Monti verso la scuola avvalora la tesi espressa finora dalle agenzie. Certo eliminare il progetto dal documento sarà certo fattibile in questi giorni ma l’ipotesi che lo si faccia per recuperare consensi elettorali resta comunque in piedi.

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IL PASSATO E GLI ATTACCHI DI MONTI AL MONDO DELLA SCUOLA

Che il premier tecnico sapesse ben poco dei problemi del mondo della scuola è testimoniato anche in passato. Chi non ricorda il problema dell’aumento dell’orario degli insegnanti dalle canoniche diciotto ore alle ventiquattro? Un progetto non divenuto realtà soltanto perché bocciato nel suo iter legislativo dai parlamentari.

Proprio a riguardo nella trasmissione “ Che tempo che fa” di Fabio Fazio sferrò uno dei suoi memorabili attacchi ai docenti. Allora lo poteva fare, non c’erano elezioni da vincere.

In alcune sfere del personale della scuola – dichiarò nel salotto di Rai Tre – c’è grande conservatorismo e indisponibilità a fare anche due ore in più alla settimana, che avrebbero permesso di aumentare la produttività. Gli studenti fanno bene a manifestare il loro dissenso, ma i corporativismi spesso usano i giovani per perpetuarsi“.

Peccato che nemmeno in quella occasione Monti sapesse che le ore in più (da 18 a 24) non erano soltanto due ma sei.  Anche allora come oggi la rivolta scoppiò prima in rete che nelle piazze.

La proposta del ministro Profumo – ricordarono i docenti nel documento di protesta – era di aumentare le ore di lavoro frontale dei docenti da 18 a 24. Non due ore, come sostenuto da Monti. Sei ore in più rappresentano il 33% di 18 ore. Di fatto, le ore in più richieste non erano sei, ma almeno il doppio, perché ad ogni ora di lavoro frontale corrisponde un lavoro sommerso che è almeno pari se non maggiore“.

Allora, non eravamo in campagna elettorale, non si affrettò nemmeno a chiedere scusa dell’errore commesso.

Monti ha mostrato la sua avversione per le scuole anche con l’esenzione dell’Imu alle scuole cattoliche, che entrerà in vigore già dal 2013 mentre tagliava più di un miliardo alla scuola pubblica proprio proponendo l’aumento delle ore di insegnamento dei docenti per eliminare sempre più anche il ricorso ai supplenti.

Poi c’è la beffa del concorsone al quale si sono iscritti  Oltre 320 mila partecipanti per 11.542 posti a disposizione ripartite tra scuola dell’infanzia, scuola primaria (elementare) , secondaria inferiore (media) e secondaria superiore (licei e istituti  tecnico professionali).Le cattedre a disposizione verranno occupate dal prossimo anno scolastico (2013-2014).  I risultati della prova selettiva sono stati disastrosi. Due persone su tre sono state bocciate e agli scritti potranno partecipare soltanto 100mila aspiranti docenti di ruolo. Un’altra scrematura è prevista con gli scritti e gli orali. Che fine faranno i 310mila insegnanti che verranno bocciati? Rimarranno precari a far supplenze.

Un’altra delle tante disattenzioni del governo Monti è stata la pressione per far varare la legge Ex Aprea, anche questa bloccata dalla volontà del parlamento.

Si trattava di un provvedimento lesivo delle pari opportunità e della libertà d’insegnamento, senza dibattito e ignorando le critiche pesantissime che vengono dal mondo della scuola e dalla società civile.

Una scuola che sarebbe diventata un’azienda nella quale la rappresentanza degli studenti sarebbe venuta meno nei consigli d’istituto se il dirigente scolastico non l’avesse ritenuta utile. Al contrario invece una più nutrita rappresentanza di privati finanziatori avrebbe invece condizionato i docenti nella didattica e nella valutazione, calpestando la libertà di insegnamento propria dell’articolo 33 della Costituzione Italiana.

Certo la legge ex Aprea era di proprietà intellettuale del Governo Berlusconi ma proprio Monti e Profumo hanno fatto di tutto affinché passasse sotto il silenzio di docenti e studenti impegnati con le vacanze estive.

Tutte le circostanze appena ricordate dimostrano la lontananza di Monti dal mondo della scuola. Quella delle vacanze estive a maggior ragione potrebbe essere la sua ultima dimostrazione del suo modo di vedere l’istruzione pubblica.

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