SCUOLA/ Legge Aprea: rinviata a settembre la discussione, i precari vincono la prima battaglia

Erano in cento a manifestare davanti a Montecitorio per scongiurare il pericolo che la legge passasse in estate.

di Viviana Pizzi e Emanuele Trevi

legge_aprea_rinviata_a_settembreIl primo effetto è stato ottenuto grazie alla manifestazione di cento precari davanti a Montecitorio. Soprattutto dopo l’intervento del deputato IdV Felice Zazzera, che abbiamo sentito al termine della giornata parlamentare. Voce soddisfatta, Zazzera ci tiene a precisare che “la vittoria della battaglia è stata possibile grazie agli insegnanti precari”.

Siamo riusciti a ritardare la discussione” – ha dichiarato il parlamentare – “della legge Aprea non si é parlato oggi (ieri, ndr) e non se ne parlerà la prossima settimana. È soprattutto una vittoria della scuola. La discussione avverrà a settembre, quando tutti potranno rendersi conto dello sfacelo in cui cadrebbe la scuola con questa legge. Di solito le cose peggiori si ottengono quando la gente è poco attenta e al mare. Oggi noi questo lo abbiamo evitato. Stiamo riuscendo a rallentare l’iter per l’approvazione della legge, che difficilmente andrà in vigore per il nuovo scolastico. Praticamente impossibile. Ma non per questo non bisogna tenere la guardia alta. È questo il compito dell’Italia dei Valori e degli insegnanti precari. La legge, così come concepita, mina la qualità democratica del nostro Paese”.

L’effetto del lavoro dell’IdV e degli insegnanti è quello che la legge cosiddetta Aprea sulla privatizzazione della scuola non arriverà in discussione davanti agli organi legislativi prima di settembre. Il rischio che vada in vigore da subito è scongiurato ma la lotta prosegue. Davanti al parlamento erano in cento. Non pochi se si considera che siamo a luglio e con quaranta gradi. Tutti con l’intento comune di salvaguardare la scuola pubblica dall’ingerenza dei privati. Soprattutto perché a perderci, con questa legge, che circola dal 2008, è la formazione dello studente che diventa il cittadino del domani e il custode della democrazia. “Combattere contro la legge Aprea – ha spiegato Marcella del coordinamento precari di Napoli – significa pensare ad educare studenti con capacità critiche. Farla passare creerebbe un’educazione di persone capaci di comprendere soltanto quello che vuole il governo svilendo il ruolo della scuola stessa”.

Ma cosa prevede la legge? La Aprea prescrive che sia un consiglio di amministrazione a gestire la scuola stessa, formato dal preside, da un rappresentante dei genitori e da soggetti produttivi. Decideranno che cosa debba essere insegnato agli studenti, lasciando alla discrezione del preside decidere se lo studente possa avere una sua rappresentanza all’interno del consiglio cosiddetto di autonomia e se possa riunirsi in assemblea. “È un attentato gravissimo – ha evidenziato il coordinamento precari – contro gli articoli 3 e 33 della Costituzione che rischiava di avvenire durante le  ferie e con quaranta gradi. La legge Aprea è stata annoverata tra le leggi “di scarsa rilevanza”, e perciò destinata alla sola discussione in Commissione cultura, come se l’educazione fosse un dato irrilevante e secondario per la tenuta del paese!”Per questo prima di arrivare in Senato non passa per la Camera ma attraverso la settima commissione cultura che licenzia direttamente il testo. Questo ci appare gravissimo. Ora il nostro problema è il Pd.  Che  su questa legge fa corpo comune con il Pdl. Tranne il fatto di aver presentato un emendamento sul reclutamento degli insegnanti limitando l’autonomia del preside. Permettergli di scegliere quale insegnante nominare vuol dire intimidire il docente e creare la scuola del pensiero unico“.

Il coordinamento precari bacchetta i sindacati troppo spesso vicini al governo e sottolinea che gli unici partiti che lo hanno sostenuto sono IdV e Rifondazione Comunista.  Lo sciopero della Cgil a ottobre viene visto come una cosa di facciata.

Ma la legge Aprea doveva essere sperimentata in versione regionale in Lombardia. Ma la cosa è stata bloccata grazie alla manifestazione del ventuno aprile davanti al Pirellone.

Abbiamo protestato anche contro l’applicazione del test invalsi, che serve a creare degli standard e non a valutare effettivamente lo studente che in seguito può essere sfruttato e precarizzato a vita. Siamo anche contrari alla riconversione, prevista dalla Spending review, cioè all’utilizzo dequalificante dei docenti in esubero sul sostegno ovvero su classi di concorso in cui non sono abilitati”, perché questo compromette la qualità dell’istruzione e umilia la professionalità dei docenti.  Che altro non rappresenta che un ulteriore impoverimento della scuola pubblica”.

I precari si sono fermati anche a Piazza Cinque Lune  per sostenere i docenti  che per problemi di salute sono stati allontanati dalle aule. E che per questo fanno lo sciopero fame.

Vengono spostati nelle segreterie e non è giusto – sottolineano i precari – togliendo la possibilità a 3.500 Ata di inserirsi nel mondo del lavoro e abbassando ulteriormente il livello della scuola pubblica”.

Alla manifestazione contro la legge Valentina Aprea c’era anche Ivan Pipicelli, un pasticciere impegnato nelle Agende rosse di Salvatore Borsellino.

La trattativa Stato Mafia contro la quale combatte da sempre prevede, tra le cose più gravi proprio la distruzione della scuola.

La scuola è importante per una democrazia – ci ha dichiarato – ho letto della protesta su internet e per questo ho deciso di recarmi a Montecitorio per protestare. Tra le tante cose si prevede l’istituzione di collegi privati che decideranno come farla funzionare. Vogliono che questa istituzione  sia solo per chi può permettersela. Come l’università che con le tasse raddoppiate può essere frequentata solo da chi ha i soldi. La scuola deve invece essere un bene per la collettività e per il futuro”.

Protestare è quasi fuori moda, nel 2012. Con Berlusconi, piazza di Montecitorio era teatro del dissenso: slogan, fischi, cartelli, trombe e unità. Partecipazione. Chiunque, perfino la polizia, s’opponeva ai tagli e abbagli del governo. Oggi, nel terrore dello spread, regna il silenzio. Soprattutto perché i media ci hanno persuaso all’attesa: ci hanno spiegato che corrono tempi duri, che Monti è all’opera, Napolitano vigila e Scalfari documenta, prevede il futuro. Ci hanno detto che dobbiamo fidarci: non c’è niente di meglio, iniziata la fine, che credere ciecamente alla versione ufficiale su cause e soluzioni. Sicché facciamoci orbi, altrimenti la crisi aggredisce e divora ogni cosa, financo le Winx. Soprattutto, restiamo fermi, immobili: non ci proviamo.

Allora, nel trionfo di borse, mercati e banche centrali, la scuola, che ormai non serve a nulla, può passare in secondo, terzo, quarto piano. Anzi, deve.

In verità, la distruzione della scuola è un progetto di lunga data, che rimonta ai ministri Iervolino e Luigi Berlinguer. L’obiettivo è la fabbrica degl’ignoranti-imbecilli e la riserva di tecnici da prestare al sistema. Certo, fa un certo effetto dover annotare che dell’argomento scuola s’interessino, ormai, solo quelli dell’Italia dei Valori e non l’unico, vero partito italiano, cioè il Pd.

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