SCUOLA/ Dalla Gelmini a Profumo: insegnamento alla deriva

Il prof. è stato bocciato. Il lavoro del prof. vale zero: questa la scuola del ‘post Gelmini’  con il ministro Profumo. Declassati, denigrati, depennati questi sono i nuovi insegnanti: lo specchio di un’ Italia allo sbaraglio è la sua cultura. Il governo dei tecnici sta ‘tecnicizzando’ anche il sapere: ne abbiamo avuto prova nell’ultimo concorsone con 50 domande in 50 minuti e con la ‘pagella’ delle università dove ogni docente e ricercatore sarà valutato per i propri lavori. Atenei sempre più “imbaroniti” che gerarchizzano le cattedre, sfornando in serie infiniti laureati/disoccupati. E intanto il Senato bocciato il finanziamento alle università.

 

di Maria Cristina Giovannitti

La deriva di un Paese si comprende dallo stato della sua cultura, in Italia basta guardare il sistema scuola. Il concorsone, che doveva essere un modo per poter reclutare giovani leve ed inserirle nella scuola, si è rivelato un nuovo bluff : 50 domande in 50 minuti che lasciano ben poco spazio al merito, al sapere, ad anni di studio e si snodano sulla velocità, la probabilità, l’essenziale .

Una ferita aperta il concorsone che arriva subito dopo il Tfa, un nuovo esempio di fallimento ministeriale. Tante le illusioni di giovani laureati, specializzati, dottorati e chi più ne ha più ne metta, che ambiscono all’insegnamento e che vedono scemare quest’ambizione ad ogni riforma.

scuola_ad_alta_tensioneLa mediocrità prende il posto della meritocrazia, la cui fine è l’ “imbaronimento” degli atenei dove la qualità della cultura è diminuita, favorendo la quantità delle cattedre che si sono moltiplicate: negli anni ’60 erano 3 mila, oggi sono 60 mila. L’università sta diventando un “pagliaccificio” in cui mette radici il sistema ‘parentopoli’ o ‘raccomandopoli’: esempio lampante sono i professori in pensione che continuano ad insegnare gratuitamente occupando la cattedra al figlio o nipote di turno, come se l’insegnamento fosse un  passaggio di testimone. Gli studenti sono le cavie inconsapevoli e alla mercé di criteri di valutazione del tutto arbitrari e imputabili.

E intanto il livello culturale s’impoverisce soprattutto con il pericoloso connubio potere/cultura, gli atenei sfornano in serie migliaia di laureati che entrano a far parte di quel ceto medio che vive in bilico tra precariato e disoccupazione, riuscendo ad emergere solo grazie alla captatio benevolentia (meglio conosciuta come raccomandazione) di qualcuno.

Le ultime scelte del ministro Profumo hanno contribuito a rendere il sistema scuola sempre più vicino ad un’industria in cui le valutazioni cadono troppo nel tecnicismo. ANVUR Agenzia Nazionale di Valutazione Nazionale – è stata istituita il 2 maggio del 2011, una costola del MIUR e che valuterà i lavori degli atenei e dei docenti in Italia. Entro il 30 aprile i docenti hanno dovuto consegnare i loro lavori migliori svolti tra il 2004 e il 2010: ogni prof. ha consegnato tre lavori, ogni istituto di ricerca, sei.

I criteri di valutazione dell’ Anvur sono stati già molto criticati specie per i lavori umanistici in cui appare impossibile ragionare sui numeri. In quel caso i giudizi saranno basati sul sistema ‘peer review informatica’: dove revisori esperti studieranno i lavori degli umanisti tenendo conto delle fasce A, B, C, D e non classificato. La grande critica al metodo Anvur sta nel mettere al secondo riviste settoriali che, in questo modo, sminuiscono l’importanza delle monografie.

E mentre i prof. sono in continuazione sotto esame tra ‘pagelle’ di ateneo, tfa e concorsone, la politica continua a non finanziare la cultura: il Senato non ha approvato il finanziamento alle università proposto nel ddl stabilità. Nella proposta di legge, per il sistema atenei, si è parlato di un budget del 6 percento annuo da destinare alla ricerca e ai servizi universitari. Nessun finanziamento agli atenei, dunque: ricerca e la cultura vivono di stenti mentre la politica non comprende che, per uscire dalla crisi e risanare l’economia, bisogna investire nella cultura.

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