SCIOPERO GENERALE/ Lavoro, diritti e studio: tutti in piazza contro il Governo Monti

L’Italia dopo un periodo di letargo si sveglia e scende in piazza. Quasi in tutto lo Stivale ci sono state manifestazioni in cui si è contestato il Governo Monti. Dai sindacalisti che rivendicano la loro autonomia, agli operai della Fiom che difendono a Pomigliano il diritto al lavoro di 19 persone che rischiano il posto grazie alla decisione unilaterale di Marchionne, alleato di Monti e del ministro Fornero. E poi ci sono gli studenti che manifestano contro il governo che gli “regala” scuole e università meno competitive e democratiche. La lotta di piazza di Grecia e Spagna è ora più vicina e reale.

 

di Viviana Pizzi

sciopero_generaleC’è un unico comune denominatore nelle proteste che hanno travolto l’Italia in questo lungo mercoledì 14 novembre: il malcontento contro le politiche del Governo Monti. C’è l’esecutivo tecnico, di cui l’Udc vorrebbe addirittura prolungare l’esperienza, dietro ai tagli sulla scuola. Anche l’autonomia dei sindacati è minata dal presidente del consiglio e dai suoi ministri. E’ c’è ancora una volta l’appoggio alle politiche di Marchionne da parte del ministro Fornero,  dietro alla protesta in atto oggi a Pomigliano d’Arco contro i 19 licenziamenti voluti dall’amministratore delegato in sostituzione degli altrettanti operai Fiom che dovranno essere reintegrati in fabbrica.

 

STUDENTI CONTRO IL GOVERNO

La protesta era principalmente in occasione di una manifestazione europea. In tutto il vecchio continente infatti si sono fermati per le loro rimostranze. In Italia però le motivazioni sono innanzitutto contro le politiche del Governo e sono tutte riassunte in un manifesto dell’Unione degli Studenti.

La metà degli edifici scolastici cade a pezzi e i tagli dell’esecutivo Monti non permettono la loro ristrutturazione, nonostante il crollo della Jovine di San Giuliano di Puglia e della Casa dello Studente dell’Aquila hanno provocato quasi un centinaio di vittime negli ultimi anni.

Con la nuova legge ex Aprea la rappresentanza degli studenti dai consigli di Istituto verrebbe eliminata minando la democrazia all’interno delle scuole.

La protesta è anche contro l’aumento delle tasse universitarie messo a confronto con una didattica sempre più scadente ed effettuata in aule sempre più sovraffollate a causa del taglio dei docenti universitari.  Costi che aumentano ancora  di più se c’è chi lavora e studia e per questo motivo rientra tra i cosiddetti studenti “fuoricorso” definiti dal Governo Monti  “un costo sociale”. Si lotta anche contro il numero chiuso di alcune università che costringono il più delle volte gli studenti ad effettuare scelte sbagliate che li portano ad abbandonare gli studi senza aver conseguito la laurea. Tutti contro l’esiguità delle borse di studio che non permettono ad alcuni idonei di iscriversi all’università senza indebitarsi andando anche incontro al caro affitto. In città come Roma o Milano un posto letto in una stanza doppia costa trecento euro quando va bene.

Una scuola che discrimina chi è diverso e chi non ha i soldi per pagare e che non offre lavoro adeguato a chi fa un determinato tipo di studio. Si protesta anche contro chi chiama i giovani “choosy” perché non si accontentano del lavoro sottopagato e precario che il Governo propone.

A causa di questo stato di cose la disoccupazione giovanile in Europa aumenta del 22%. Una protesta che ha unito tutti gli studenti ma non sono mancate le polemiche sugli scontri polizia manifestanti che si sono verificati soprattutto a Roma, Milano, Torino e Pisa dove i soliti autonomi si sono infiltrati tra i manifestanti provocando disagi alla circolazione.

 

LA FIOM A POMIGLIANO

Il titolo della manifestazione rievoca molto le politiche del Governo Monti. Si chiama infatti “Contro la crisi, per il lavoro, per i diritti e per la solidarietà”. Al centro delle motivazioni risalta quello del licenziamento dei diciannove lavoratori e la possibilità per loro di essere messi in mobilità. Non mancano però gli scontri che hanno caratterizzato l’ultimo periodo di vita sindacale nello stabilimento campano e anche altrove nel settore Fiat. Da una parte infatti c’è la Fiom di Landini che continua a battersi per il rispetto delle regole sindacali e dei diritti dei lavoratori, dall’altra invece ci sono Fim e Uilm che hanno sempre inteso la difesa dei loro iscritti in un altro modo.

L’ultimo esempio è quello denunciato dal Fatto Quotidiano riferito alla firma in fabbrica di un referendum contro la Fiom. Chi firma resta a lavoro e chi non rischia la procedura di mobilità. Una richiesta della fabbrica e appoggiata, a detta di chi è stato “invitato” a firmare, anche dalla Fim Cisl.

Alla manifestazione hanno aderito però tutti i comparti della Cgil e la Fiom Campania che ha proclamato otto ore di sciopero. A Pomigliano anche autobus provenienti da tutta Italia con segretari regionali e rappresentanze sindacali aziendali di altri stabilimenti Fiat che vivono le stesse paure e gli stessi rischi dei pomiglianesi, qualora non si adeguino alle richieste della fabbrica.

Una protesta appoggiata da tutti i partiti della sinistra che lottano contro il governo Monti: a partire da Rifondazione Comunista con Paolo Ferrero, ai Comunisti Italiani con Diliberto. Tra i favorevoli alla protesta c’è anche Nichi Vendola di Sinistra Ecologia e Libertà insieme ad Antonio Di Pietro dell’Italia dei Valori. Per il Partito Democratico c’è Stefano Fassina della segreteria nazionale. Bersani non si arrende e continua a sostenere però da una parte i lavoratori e dall’altra il Governo Monti. Insieme a loro anche tanti studenti che proprio a Pomigliano hanno sposato la causa degli operai fondendosi in un unico corpo contro i nostri governanti.

Cosa fa nel frattempo il Governo Monti? Si esprime a favore dell’operato di Sergio Marchionne. Le recenti dichiarazioni alla stampa estera del Ministro Fornero vanno ricordate: “Marchionne è un buon alleato, non si oppone al Governo come fanno invece altri”. Frase inequivocabile di un ministro che è lontano dalle politiche dei lavoratori.

 

LA CGIL CONTRO IL RIGOR MONTIS

Contro l’instabilità del lavoro e di conseguenza contro le politiche del governo Monti anche le proteste indette nell’ambito dello sciopero generale per la Giornata di mobilitazione europea dei sindacati. Susanna Camusso, segretario nazionale della Cgil ha scelto Terni per la sua relazione in favore del diritto al lavoro. Un corteo si è mosso davanti alle acciaierie Tk- Ast simbolo delle incertezze degli impianti produttivi in Italia.

La Confederazione dei Sindacati, di cui la Cgil fa parte attiva, ha protestato “per il lavoro e la solidarietà e contro le politiche di solo rigore che stanno alimentando pericolosi processi di recessione in Europa e in Italia“.

Insomma il cosiddetto “Rigor Montis” ha unito diverse categorie di lavoratori coscienti che le recenti politiche governative potrebbero mettere in ginocchio l’intero paese. Un popolo che si sveglia e seguendo l’esempio di Grecia e Spagna si rivolta contro il Governo che con tasse e tagli promette l’uscita in tempi record dalla crisi. Operai, impiegati, sindacalisti e studenti non la vedono così e invadono tutte le piazze d’Italia.

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