SCIOPERI/ Blocchi di Tir e Forconi ovunque: l’Italia è paralizzata.

di Carmine Gazzanni

L’Italia ieri era paralizzata. Lo sciopero dei tir, dalla Sicilia, è esondato in tutto lo stivale, provocando interminabili code, blocchi autostradali, presidi. I Forconi, insomma, hanno fatto centro, diventando un fenomeno, almeno per il momento, di dimensioni nazionali.

sciopero_tir_forconiI disagi, infatti, hanno riguardato tanto le arterie autostradali a Nord, quanto quelle a Sud. E in ogni regione ci sono stati blocchi per ore, tanto che il presidente dell’Authority, Roberto Alesse, ha scritto una lettera al Viminale per valutare se non sia il caso di emanare l’ordinanza di precettazione nei confronti delle organizzazioni degli autotrasportatori. Le ripercussioni sui cittadini, infatti, sembrano essere decisamente forti. Secondo la Coldiretti, infatti, l’86 per cento dei trasporti commerciali in Italia avviene su strada e, dunque, è facile immaginare i disagi, soprattutto per quanto riguarda beni deperibili, come latte, frutta o verdura. Eppure, stando a quanto afferma “Trasportounito”, l’organizzazione autonoma organizzatrice dello sciopero che durerà fino al 27, i risultati sono sopra le aspettative. Come afferma, infatti, il segretario generale Maurizio Longo, “noi, in quanto organizzazione autonoma e indipendente, ci stiamo facendo interpreti di un disagio che è reale e tangibile per le imprese così come per le famiglie dei tanti autotrasportatori che si stanno battendo per la sopravvivenza”.

Ma qual è il reale motivo di tale sciopero? Lo specifica la stessa organizzazione sul suo sito precisando che lo sciopero è una misura essenziale vista “l’assenza di provvedimenti certi da parte del Governo”, soprattutto riguardo “alla disciplina del settore e agli aumenti dei costi di gasolio”. Insomma, ancora una volta è la benzina la spada di Damocle che pende sulla testa del Governo. La stessa protesta siciliana, d’altronde, era nata proprio dallo sciopero degli autotrasportatori per il costo eccessivo della benzina, che ha reso i prodotti agricoli siciliani meno competitivi sui mercati. Cosa piuttosto insolita per una regione dove si raffina la metà della benzina italiana, ma dove spesso gasolio e super costano più che in altre zone d’Italia.

E in effetti a vedere i dati c’è di che preoccuparsi. Stando a quanto riportato dal sito “Europe’s Energy Portal”, sito che monitora il costo del petrolio nell’Eurozona, l’Italia occupa posti di vetta. Nel dettaglio, infatti, dopo l’Olanda e la Danimarca (Paesi rinomati, tuttavia, per il costo della vita) troviamo appunto l’Italia con 1,702 euro/litro per la benzina e 1,655 per il gasolio. Cifra decisamente alta se pensiamo che la media europea è per la benzina 1,481 euro e per il gasolio 1,441.

Se questo è quanto emerge da “Europe’s Energy Portal”, ancora più drammatica è la situazione prospettata dalla FIGISC (Federazione Italiana Gestori Impianti Stradali Carburanti) per la quale l’Italia sarebbe al primo posto e per quanto riguarda il costo della benzina (1,674), e per quanto riguarda quello del gasolio (1,654). Come è evidente, i dati non combaciano, ma in entrambi i casi l’Italia non sorride.

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