SCENARIO/ Il lungo calvario di Mr. B tra Carfagna, Cosentino e Casini. E il centro-sinistra?

L’uomo del fare. Il Presidente del “ghe pensi mi”. Silvio Berlusconi sta cercando in ogni modo e maniera di ricomporre una coalizione che non esiste più. E non solo – come si potrebbe pensare – per la scissione finiana. I malumori sono anche interni al partito e alla coalizione. E intanto il Centro Sinistra si diverte a salire sui tetti…

 

berlusconi_afflitto-580x356Abbiamo assistito nei giorni scorsi ai capricci di Mara Carfagna dopo la foto della “paparazza” Mussolini. Ed è stato proprio lui, Silvio Berlusconi, a far rientrare l’allarme di un possibile abbandono del Ministro in un incontro chiarificatore avuto con lei. Tuttavia poco convince questa riappacificazione. Il vero motivo, infatti, per il quale la Carfagna ha seriamente pensato di abbandonare il partito del “Papi”,  è legato all’organizzazione del Pdl Campania (secondo molti “poco democratico”), tant’è che sono nati anche forti contrasti con Nicola Cosentino, coordinatore regionale, probabilmente su come è stata gestita (o meglio, non gestita) la questione rifiuti. Dunque è probabile che il dietrofront dell’ex show girl sia soltanto di facciata. Un modo per evitare la perdita di altri consensi, ma la cui soluzione – al problema reale – è stata rimandata a data da destinarsi.

E in questa situazione, di completa incertezza e malumori che rimangono sottotraccia, quelli che aspettano il premier sono giorni di fuoco, nei quali il Governo potrebbe andare incontro a bocciature su bocciature.

In realtà gli intoppi sono cominciati già da tempo. Il nove novembre si votavano alcuni emendamenti in materia di immigrazione. Su tre votazioni, il Governo è stato sconfitto tre volte. Non era mai accaduto in questa legislatura. Determinanti, com’era facilmente immaginabile, i voti dei parlamentari di Futuro e Libertà, i quali hanno votato contro il Governo unendo i loro voti a quelli dell’opposizione. Nelle tre tornate sono stati approvati emendamenti (un presentato dal Pd, l’altro dall’Udc e il terzo da Fli) a cui il Governo è sempre stato contrario, e che ora obbligano Pdl e Lega a ritrattare le condizioni del trattato d’amicizia stipulato con la Libia di Gheddafi, soprattutto in materia di respingimenti, i quali dovranno avvenire secondo quanto previsto dagli accordi internazionali e dai “principi di umanità“.

E non è nemmeno il primo ed ultimo caso di sconfitta in aula per il Governo, che è andato sotto di voti anche in questi giorni nella discussione sulla Riforma Gelmini. Ieri, infatti, l’esecutivo è stato battuto su un emendamento proposto da Fabio Granata (sconfitta contornata anche da episodi tragicomici: la stessa Gelmini e il Ministro Alfano, per errore, hanno votato a favore dell’emendamento). Ennesima battuta d’arresto dunque. E non è escluso che, a colpi di emendamenti  alla Riforma, la Gelmini non decida di ritirarla. Ad oggi, però, pare che il Governo sia giunto ad un accordo con i finiani.

Ma l’esito della votazione (in programma martedì) rimane profondamente incerto. Soprattutto visto l’acuirsi delle manifestazioni (più che giustificate) degli studenti e degli scontri che ne sono derivati. In più, oltre ai leader del centrosinistra, bisogna tener conto che anche quattro finiani – Fabio Granata , Flavia Perina, Benedetto Della Vedova e Chiara Moroni – si sono recati presso la sede di Fontanella Borghese della facoltà di Architettura dell’università La Sapienza, a Roma, per esprimere solidarietà ai ricercatori che da due giorni protestano sul tetto dell’edificio. Cosa che di certo non è stata gradita dagli ex compagni di partito.

Ma questi episodi sono solo assaggi. Le prime battute d’arresto di una plausibile serie. Infatti altre date “calde”  attendono il premier. Lo sappiamo bene: il giorno fatidico sarà il 14 dicembre, quando i parlamentari (di entrambe le Camere) saranno chiamati ad esprimere la loro fiducia (o sfiducia) al Governo e quasi certamente sarà l’ultimo giorno del Berlusconi III, stando, per lo meno, alle dichiarazioni dei finiani che assicurano di votare la sfiducia. E sappiamo altrettanto bene che il giorno 14 potrebbe essere una delle giornate più difficili da affrontare per il premier: è ipotizzabile, infatti, che non solo cada il Governo, ma che cada anche l’ultima legge ad personam confezionata ad hoc per il Cavaliere che, al momento, congela i processi in cui è imputato. Sempre il 14, infatti, la Corte Costituzionale si pronuncerà sul legittimo impedimento decretandone, salvo colpi di scena, l’incostituzionalità.

Ma Silvio Berlusconi dovrà affrontare anche altri appuntamenti di certo non graditi. Come in un lento calvario il Governo potrebbe smembrarsi a poco a poco. Caduta dopo caduta. Pd, Idv e Udc, infatti, appoggeranno la mozione di sfiducia contro l’attuale gestione della tv pubblica, mozione presentata alla Camera da Futuro e Libertà che sarà votata a giorni. Nel documento ci si scaglia contro il Tg1 di Augusto Minzolini e contro l’operato del direttore generale Rai Mauro Masi. Chiaramente questa sfiducia, dall’esito quasi certamente scontato, non avrà valore vincolante, ma sarà un’ennesima, sonora batosta per Masi, Minzolini e naturalmente per lui, Silvio Berlusconi.

Non dimentichiamoci, ancora, del voto di fiducia previsto per il 29 novembre nei confronti del Ministro Sandro Bondi, mozione presentata da Idv e Pd (ma anche qui pare ci sia piena convergenza delle opposizioni) in seguito al crollo della “schola armaturarum” di Pompei, crollo che ha palesato l’assoluta noncuranza e indifferenza del Ministro nell’affrontare il suo ruolo istituzionale. Il tutto acuito anche dalle imbarazzanti menzogne raccontate dal Ministro. Bondi, infatti, aveva affermato di escludere ogni possibile responsabilità a lui imputabile, dato che gli ultimi lavori di manutenzione e di controlli risalivano alla precedente legislatura. Falso. Come rivelato dal gruppo Facebook “Stop Killing Pompeii Ruins” che ha analizzato la foto della “schola armaturarum” su Google Street View, è possibile notare un cartello che inchioda il Ministro: lavori di manutenzione sono stati svolti a Luglio 2009, quando Bondi già era a capo del Ministero dei Beni Culturali.

E intanto il centrosinistra? In questi giorni abbiamo visto i leader dei maggiori partiti – Bersani, Di Pietro, Vendola – essere vicini a studenti e precari dell’Università, tant’è che sono addirittura saliti sul tetto della facoltà di Architettura a Roma per esprimere solidarietà. Un chiaro gesto “da campagna elettorale”. Ma lo accettiamo. Se questo può servire a riunire e cementare il centrosinistra e a renderlo forte e competitivo, accettiamo anche queste gesta molto elettorali, ma poco politiche.

 

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