SCENARIO ELEZIONI/ Ecco cosa succederà: dal boom di Grillo al ritorno alle urne

Tra qualche ora ci sveglieremo con le idee molto più chiare o quantomeno rinfrancate dalla forza logica dei numeri. Ma alcuni temi possiamo già metterli sul piatto del post-voto perché, senza ombra di dubbio, ci accompagneranno fino al prossimo, imminente, ritorno alle urne. Vediamo allora cosa sta per succedere.

 

di Viviana Pizzi

Ora però noi cerchiamo di dire con anticipo ciò che potrebbe avvenire lunedì. Partendo da una serie di dati tangibili che ci fanno sostenere, se non con assoluta certezza, che qualcosa all’interno del Parlamento cambierà e potrebbe provocare il tanto temuto fenomeno dell’ingovernabilità del Paese.

 

GRILLO BOOM BOOM

Dicendola alla Piero Chiambretti (suo collega comico) per Beppe Grillo lunedì “comunque vada sarà un successo”. L’alta presenza di cittadini che si è vista durante le tappe del suo “tsunami tour” la dicono lunga sulla volontà degli elettori di “scassare la casta” e portare in parlamento gente nuova e non collusa con il vecchio sistema. Concluderà i suoi incontri con i cittadini questa sera in piazza San Giovanni a Roma. Uno spazio aperto molto ampio, lo stesso che ospita il concerto del primo maggio.

Una scelta non casuale quella di Grillo che pensa di dimostrare in quella sede che il suo messaggio è forte ed interessa a milioni di persone. Del resto i recenti successi di Viterbo, Campobasso e quello clamoroso di Milano a piazza Duomo dove le forze dell’ordine parlano di 35mila presenze mentre qualcuno azzarda anche a dire che di persone ce n’erano 100mila sono numeri che non dovrebbero lasciare spazio a dubbi. Anche se i nemici giurati di Grillo parlano di “piazze piene e urne vuote”. Le previsioni parlano di circa 4 milioni di voti per la formazione del Movimento Cinque Stelle. Che con tali numeri e con percentuali a due cifre dovrebbe fare il suo ingresso in tutti e due i rami del Parlamento.

Ne è sicuro anche Pierluigi Bersani che negli ultimi giorni, pensando ad una ipotesi di governabilità ha aperto agli attivisti del movimento ma non a Beppe Grillo dichiarandosi pronto ad esaminarli tutti per capire se c’è possibilità di collaborazione una volta arrivati in parlamento. I duri e puri naturalmente ora dicono che non c’è possibilità di dialogo. Cosa che potrebbe aprire le porte dell’ingovernabilità, prima grande paura della coalizione Pd Sel.

 

I VOTI DI MONTI CHE POTREBBERO NON BASTARE AL PD

Sappiamo bene che è impossibile pubblicare sondaggi negli ultimi quindici giorni di campagna elettorale. Non poterli diffondere però non vuol dire che le segreterie di partito non siano a conoscenza dei grandi spostamenti di voti che si stanno verificando negli ultimi giorni.

I report riservati esistono eccome e riguardano soprattutto chi punta ad andare al governo. Tra questi il Partito Democratico che proprio in queste ultime ora avrebbe raccolto dati regione per regione e provincia per provincia per capire se  la coalizione potrebbe governare da sola, se ha bisogno dell’apporto di Monti (con il quale il patto sarebbe vicinissimo nonostante le varie smentite) oppure se è davvero necessario ricorrere a “un governo di salute pubblica” che punti a inglobare chiunque abbia idee simili sui grandi temi della politica. Lo ha fatto contando i voti al Senato, ramo del parlamento che promette ingovernabilità.

Secondo questi ultimi studi risulterebbe che il Pd resti il primo partito con gli stessi numeri pubblicati anche quindici giorni fa. Le preoccupazioni arrivano da altri possibili alleati e in particolare dalla coalizione montiana capeggiata dalla Lista Scelta Civica. I numeri non sono incoraggianti, già quindici giorni fa alla chiusura dei sondaggi la coalizione formata da Monti- Casini e Fini era numericamente al di sotto del Movimento Cinque Stelle di oltre due punti.

La cosa che invece non era stata prevista è che nelle regioni dove Monti è più forte è proprio il Pd che va peggio. Alla Camera il problema non esiste perché la coalizione vincente otterrà il premio di maggioranza tale da permettere un equilibrio.

elezioni_politiche_2013_scenarioPreoccupa invece quello che succederà al Senato, nel quale il sistema per calcolare i seggi è a base regionale. Tutto ciò porterebbe quindi le coalizioni Bersani e Monti a non rafforzarsi realmente avvantaggiando le altre due che entreranno sicuramente a Palazzo Madama: il centrodestra di Silvio Berlusconi e proprio il Movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo che non dovrebbe avere problemi a sfondare il muro dell’8%.

Tutto questo potrebbe passare davanti a uno scenario in cui il Pd e Monti non riuscirebbero a governare da soli e avrebbero bisogno di altri appoggi, tra i quali quello più probabile, secondo Bersani è proprio quello del Movimento Cinque Stelle.

Se i “senatori grillini” dovessero essere contrari quale sarebbe l’altra possibilità? Quella di cedere la presidenza del Senato all’opposizione e sperare in un governo di larghe intese che coinvolga in qualche modo anche la coalizione di centrodestra. Una ipotesi realistica quanto fantasiosa che difficilmente potrebbe stare in piedi.

 

LA POLVERIZZAZIONE DEL PDL CHE NON HA POLVERIZZATO LA COALIZIONE

È lo stesso centrodestra che infatti sottolinea, in caso di vittoria del Pd, del rischio ingovernabilità del Paese. Una vittoria di Berlusconi è tuttavia l’ipotesi più improbabile davanti alla quale ci troviamo di fronte.

Stando a valori numerici il Pdl, anche se in rimonta, è comunque lontano dal Pd di cinque punti. Tutto questo però potrebbe non significare che la coalizione sia messa così male come sembra. Infatti l’effetto polverizzazione del Pdl voluto dai partitini che sono in coalizione ( Mir di Gianpiero Samorì, Fratelli d’Italia di Meloni, La Russa e Crosetto insieme a Grande Sud e la Destra di Storace) hanno indebolito il Pdl di Berlusconi ma non la coalizione di centrodestra nel totale.

Le varie percentuali da prefisso telefonico hanno portato via qualche numero a Berlusconi ma, stando agli ultimi numeri pubblicati, almeno 3 persone su 10 votanti in Italia dovrebbero scegliere il centrodestra.

Un risultato che comunque non fa altro che aumentare la possibile ingovernabilità dell’Italia. Perché con a Camera dei Deputati alla coalizione Pd e Sel (che dovrebbe risultare quella con la percentuale più alta), diventa impossibile che al Senato si possa formare una maggioranza con Pdl e Monti. Renderebbe la situazione ancora più instabile di quanto non lo sarebbe con un accordo strampalato tra Pd Monti e Cinque Stelle.

Il centrodestra e Berlusconi quindi avrebbero una sola possibilità di andare al governo: vincere alla Camera dei Deputati. Mission impossibile secondo i sondaggisti ma alle urne tutto è possibile. Anche in quel caso però allearsi con Monti al Senato non sarebbe un’impresa facile. Tutto perché dall’estero, e in particolare dalla Germania di Angela Merkel, una eventuale alleanza dopo la vittoria di Berlusconi sarebbe vista molto negativamente.

 

INGOVERNABILITÀ E RITORNO ALLE URNE

Lasciamo la fantapolitica e torniamo alla politica reale. Pd e Sel conquistano la Camera dei Deputati con il premio di maggioranza, al Senato Pd e Sel insieme a Mario Monti non riescono a governare e hanno bisogno di “appoggi esterni” per garantire stabilità al Paese.

Con uno scenario di questo tipo non solo si rischia di tornare alle urne in autunno o al massimo nella prossima primavera ma di mandare nel completo caos anche l’economia italiana.

Quali sarebbero in questo caso  infatti le reazioni dei mercati esteri a tale situazione? Lo scenario sarebbe terribile e porterebbe l’Italia in una posizione ancora più fragile di quella in cui si trova attualmente. Il primo effetto, quello più evidente, potrebbe essere il calo dell’indice della Borsa di Milano.

Crollerebbero anche i titoli principali legati allo Stato e l’Italia perderebbe la sua credibilità non solo agli occhi dell’Europa, che chiedeva stabilità per proseguire nelle riforme, ma anche agli occhi del mondo intero. Non si esclude tra l’altro che possa tornare ad aumentare anche l’indice più temuto ormai da tutti: quello dello spread. L’allarme infatti è arrivato persino oltre oceano colpendo anche il Presidente del Stati Uniti Barack Obama il quale, per il bene comune del mondo, si è augurato che l’Italia non cada vittima dello spettro dell’ingovernabilità.

In caso di ingovernabilità il Presidente della Repubblica, per evitare lo sfacelo dal punto di vista economico, dovrebbe procedere a nominare un nuovo governo tecnico capace di arrivare fino alle nuove elezioni. Un tempo nel quale scade anche il settennato di Giorgio Napolitano che nel frattempo verrà sostituito dal nuovo inquilino del Quirinale. Uno scenario apocalittico quindi per un’Italia che rischia di essere un Paese “eternamente alle urne”.

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