SCENARIO CENTROSINISTRA/ Tra primarie, referendum e alleanze spunta il caso Molise

L’autunno per il centrosinistra si presenta davvero caldo. Le primarie per la scelta del candidato Premier, le alleanze e il caso Molise, che nel silenzio generale rischia di diventare la vera bomba ad orologeria della prossima primavera. Nella piccola regione oggi guidata dal Pdl si potrebbe consumare lo strappo definitivo tra Pd e Idv.

di Alessandro Corroppoli

vendola_di_pietro_bersani_che_fareLo scorso 13 settembre Matteo Renzi inizia ufficialmente la sua ‘rottamazione’ mettendo in moto i camper da Verona. Il suo segretario, Pierluigi Bersani, tiene subito a precisare che “queste sono primarie di coalizione per la scelta del candidato premier e non quelle di partito che ci saranno il prossimo anno. Quindi anche in caso di sconfitta niente dimissioni”. Prevenire è meglio che curare: mai mettersi in discussione neanche in caso di sconfitta! Ma il povero Pier oltre a dover affrontare una rottamazione senza incentivi è costretto a parare i colpi anche sul fronte delle alleanze.

Mentre alla festa del Pd di Reggio Emilia annuncia che “non ci sarà nessuna alleanza con l’Udc”, lo spin doctor del partito, Massimo D’Alema, a distanza di qualche ora smentisce tutto e tutti dichiarando: ”Il Partito Democratico a prescindere dalla legge elettorale che ci porterà al voto ha già un accordo di massima con l’Udc”.

{module Inchieste integrato adsense}

A mettere carne sul fuoco, poi, ci ha pensato il comitato dei referendari, che ha immortalato nella consueta foto di rito, tra gli altri, Oliviero Diliberto, Paolo Ferrero, Nichi Vendola e Antonio Di Pietro. Va ricordato che i referendum verrebbero giudicati dal popolo solo nel 2014.

Se dei primi due il segretario democratico può anche non curarsi, lo stesso non potrà fare con Vendola e Di Pietro, cui – per motivi differenti – deve avere un occhio di riguardo.

Partiamo dal governatore pugliese: Nichi sembra aver perso lo smalto di qualche mese addietro quando tutti lo davano super favorito per la guida del centrosinistra verso la conquista di Palazzo Chigi. Oggi è costretto a raschiare il fondo, tanto da far resuscitare dal suo vocabolario termini come ‘lobby’ o ‘capitalismo’ per screditare i suoi avversari. E, last but not least, Nichi è stato abbandonato anche dal padre nobile di Sel, l’ex Presidente della Camera Fausto Bertinotti, il quale ha sintetizzato con una frase l’ipotesi, mai smentita, del listone unico Pd-Sel: “Era meglio aprire, allora, una agenzia di collocamento piuttosto che un partito!”.

Tutto questo fa sembrare, allo stato attuale delle cose, che il compagno Vendola sia impegnato nella dura ricerca di una più che valida scusa per abbandonare le primarie, come testimonierebbe la dichiarazione di qualche ora fa: “Se sono primarie del Pd io non mi candido”, avvalorando di fatto la tesi del listone unico con il Pd e smentendo di conseguenza anche un documento dell’assemblea nazionale del suo partito nel quale si prevedeva la non alleanza con l’Udc.

Ma più che Vendola il vero problema (o risorsa, dipende dai punti di vista) per il Partito di D’Alema e Bersani è rappresentato da Antonio Di Pietro e dall’Idv. Problema che potrebbe avere conseguenze imprevedibili anche in Molise nell’eventualità quest’ultima tornasse al voto. Ma andiamo con ordine.

Gli ultimi mesi estivi hanno accentuato la distanza politica tra l’Idv e il Pd, nata con l’appoggio al Governo Monti da parte del Pd e proseguita con le dichiarazioni al vetriolo di Tonino sul Capo dello Stato in merito alla trattativa. Spazio incolmabile ora che l’ex pm appoggia i referendum per la reintroduzione dell’articolo 18 cancellato dall’ultima legge sul lavoro, votata anche dal Pd, del Ministro Elsa Fornero.

Ma in verità è da molti mesi a questa parte che l’establishment dei democratici cerca di far fuori l’Italia dei Valori e il suo leader dai giochi di Governo. In sostanza si vorrebbe ripetere l’operazione di veltroniana memoria del 2008 quando l’ex sindaco di Roma, appena eletto segretario del nascente Pd, diede la spinta definitiva al governo Prodi e non alleandosi con la Sinistra radicale la quale seppur coalizzata non riuscì ad ottenere il pass per il Parlamento. Ecco, gran parte se non la maggioranza dei democratici e dei moderati di centro vuole l’Italia dei Valori fuori dal Parlamento.

Quest’ultima però a differenza della sgangherata Sinistra Arcobaleno  è molto più preparata ad affrontare l’eventuale corsa in solitaria per due serie di motivi. Il primo è politico: la posizione assunta nei confronti dell’attuale Governo Tecnico, ossia in opposizione, consente di attirare a sé tutti i voti degli scontenti e delusi di Pd e Sel (specie se quest’ultima dovesse fare il listone unico).

Il secondo motivo di forza è sociale: aver promosso i referendum ha permesso di saldare ottime alleanze sia con i lavoratori ma in particolare con la Fiom Cgil e il suo leader Maurizio Landini. Un recente sondaggio darebbe un 2-2.5% al partito della Fiom. Percentuale tutta a discapito del Pd. Con queste premesse Antonio Di Pietro non avrebbe problemi a rientrare in Parlamento, anche da solo.

Però il Tonino nazionale è anche persona che non se la fa fare sotto il naso e non ci metterebbe molto a restituir pan per focaccia. Ed è qui che entra in scena il Molise, sua regione di provenienza. Come sappiamo il prossimo 16 ottobre il Consiglio di Stato si dovrà pronunciare sulla conferma a o meno della sentenza del Tar Molise dello scorso 7 maggio nella quale si decretavano nulle le consultazione del 16 e 17 ottobre 2011. Se le elezioni regionali venissero definitivamente rese nulle si tornerebbe al voto nella tarda primavera del 2013.

Cosa potrebbe accadere in Molise con le premesse di cui sopra? Potrebbe accadere che il magistrato di Montenero di Bisaccia decida di scendere in prima persona nell’arena politica regionale. Candidarsi alla carica di Presidente della Regione con una coalizione che vedrebbe fuori proprio il Partito Democratico. Fantapolitica?  Non proprio. Le ultime avvisaglie ci sono state qualche giorno addietro quando Danilo Leva, segretario regionale del Pd, dava “dell’antidemocratico” a Pierpaolo Nagni, coordinatore regionale Idv, in merito all’affaire sulla diminuzione dei consiglieri regionali. Ma i due partiti maggiori del centrosinistra molisano sono in disaccordo anche sul futuro leader della coalizione. A differenza dell’Idv, che sostiene senza se e senza ma Paolo Frattura, nelle file dei democratici molisani si fa buon viso a cattivo a gioco. Da un lato si dice che Frattura è il leader ma dall’altro si sognano ancora una volta le primarie, giusto per rispedirlo al mittente. Come andrà a finire? La partita è appena cominciata e se il buongiorno si vede dal mattino per i prossimi mesi si annuncia un gran caldo.

Fino al 31 dicembre 2016 puoi attivare una copertura per il rischio terremoto con sconti fino al 50%.