SCENARIO/ Caos nell’IDV, soffiano le correnti

Dopo il rinvio a giudizio che ha colpito Luigi De Magistris è scattata la resa dei conti tra le diverse correnti dell’Italia dei Valori. Perché, ci sono correnti nell’Idv, chiederebbe qualcuno? Pare proprio di sì, com’è venuto fuori in un incontro organizzato a Perugia in cui erano presenti tutti i big, da Sonia Alfano a De Magistris a Di Pietro stesso. E qualcuno ha sentito Di Pietro urlare verso Sonia Alfano: “Sonia, non voglio correnti nel mio partito, capito Sonia?”

 

demagistris_dipietroIn un periodo politico in cui serve una grande stabilità, una forte unione tra i partiti di opposizione in vista della caduta (pare imminente) di Silvio Berlusconi, proprio il partito che più di ogni altro si è mosso per scovare e condannare le malefatte del Governo, sembra si stia sfaldando. Stiamo parlando dell’Italia dei Valori.

E’ notizia di questi giorni il rinvio a giudizio che ha colpito l’europarlamentare Luigi De Magistris per omissione d’atti d’ufficio. Non ci soffermiamo sulla vicenda (è possibile trovare una breve ricostruzione di quanto accaduto proprio sul blog dell’ex pm). La questione, infatti, che qui si vuole affrontare è un’altra.

Sono molti a ritenere che questo sia stato l’episodio che abbia fatto traboccare il vaso, che abbia reso manifesta una situazione, prima latente, che vede grandi divisioni all’interno del partito. Non sarebbe un caso, allora, che l’ex pm napoletano, se da una parte ha trovato dalla sua un più che solido appoggio in Di Pietro, sia stato anche attaccato da alcuni “big” del partito. Antonio Borghesi, vice capogruppo dell’Italia dei Valori alla Camera, ad esempio, ha consigliato all’ex pm di autosospendersi, in rispetto a quello che è il codice etico del partito stesso. E’ chiaro che il parlamentare ha parlato senza conoscere adeguatamente le carte, come sottolineato dall’europarlmentare Sonia Alfano, la quale è intervenuta prontamente in difesa di De Magistris. Senza usare mezzi termini: “quello di Borghesi è un attacco assolutamente scomposto e strumentale“, afferma sul suo blog. Anche perchè Borghesi accampa questioni inesatte: “Per effetto dei tuoi attacchi – scrive a de Magistris – un nostro ex parlamentare, Americo Porfidia, solo indagato e non come te rinviato a giudizio, e per fatti privati, è stato costretto ad autosospendersi dal partito“. Peccato, però, che tale Porfidia sia stato rinviato a giudizio per estorsione, aggravata dal ricorso alla camorra (secondo l’accusa Porfidia si sarebbe rivolto quando era sindaco di Recale e deputato ad Antimo Perreca, capozona del suo paese, e a Gaetano Piccolo, esponente del clan Belforte di Marcianise, affinchè facessero pressioni su un socio della sua azienda perchè rinunciasse alle quote azionarie). E dunque? La questione è molto più intricata: “Il gioco di Borghesi non è solo suo ed è molto più ampio: qualcuno vuole Luigi, me e forse qualcun altro, fuori dal partito“, scrive Sonia Alfano.

L’Europarlamentare, dunque, non usa mezzi termini. Condanna quanto affermato dal compagno di partito e rivela l’esistenza di “correnti”. Ma non è l’unica.

Il giorno dopo le dichiarazioni di Borghesi, il leader dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro si è ritrovato, insieme agli stessi De Magistris e Alfano, a Perugia, per un incontro con i giovani dell’Idv arrivati da tutta Italia. Tutti hanno manifestato piena solidarietà all’europarlamentare. Ma molte sono state anche le critiche che i giovani hanno rivolto al Presidente Di Pietro. Perchè? La stessa trasparenza che si palesa a livello nazionale sembra mancare a livello locale. E i casi sono numerosi. Ad iniziare dalla Sicilia. Massimiliano Musso, segretario cittadino dell’Idv di Ravanusa (Agrigento) e neo-componente del direttivo provinciale del partito, ha scritto quest’estate una lettera ad Antonio Di Pietro, proprio denunciando irregolarità nella struttura interna del partito, un partito “vuoto di democrazia”. Le parole di Musso sono forti: “Italia dei Valori – scrive – ha solo commissari o coordinatori designati in congressi con una singola candidatura, e al più con una seconda di facciata“.

La stessa assenza di democrazia è stata contestata anche in Piemonte. Anzi, qui la questione sembrerebbe ancora più imbarazzante. Nell’ultimo convegno regionale, Andrea Buquicchio, leader storico dell’Idv del Piemonte, non è stato rieletto coordinatore ed al suo posto Luigi Cursio. Tutto normale, si penserebbe. Ma pare proprio di no. Tra i giovani soprattutto si sono alzate forti voci di dissenso. “Sono arrivati cinque pullman con persone tesserate all’ultimo momento“, dichiara uno di loro. E ancora: “Alcuni non sapevano nemmeno se il partito fosse di destra o di sinistra“. Altri, addirittura, parlano di un afflusso anomalo di decine di cittadini maghrebini da Alessandria, moduli di adesione con numeri di telefono identici e firme scarabocchiate, versamenti cumulativi per 50-100 tessere per volta. Insomma, l’accusa è chiara: “tesserificio” per vincere in maniera scorretta la corsa al coordinamento regionale.

Ma di “organismo antidemocratico” parlano anche i fuoriusciti (quasi 50) dall’Italia dei Valori in Calabria, secondo cui nel partito vigerebbe una sola regola: “vince il più forte e il più fedele a Di Pietro“. E quali sono le accuse? Liste degli iscritti negate alla minoranza anti Feraudo, 60 iscrizioni irregolari per favorire la vittoria del candidato dipietrista, orari di voto stabiliti in base alle esigenze del gruppo al potere, tutte pratiche indecenti regolarmente denunciate ai vertici del partito che le hanno però ignorate archiviando il caso“, afferma un’ex dipietrista in un’intervista a “Il Tribuno“.

Sempre di fuoriusciti si parla, ancora, nelle Marche. Qui addirittura arriverebbero ad essere settanta. E perchè mai? “Assoluta mancanza di regole interne e di un codice democratico“, assicura uno dei fuoriusciti, contattato da “Infiltrato.it“. Ma c’è dell’altro: “noi abbiamo a capo del partito machigiano – continua il giovane – uno come David Favia. Ma voi sapete chi è?”. Certamente: avvocato di successo, è stato presidente delle Edizioni locali del costruttore Edoardo Longarini, “punta di diamante” della Tangentopoli marchigiana. E non finisce qui: quando Silvio Berlusconi entra in politica, lui si lascia affabulare dalle parole del Cavalierie e, infatti, è stato il fondatore di Forza Italia nelle Marche.

Ma è mai possibile che tutto taccia? “Da Roma – rivela un altro giovane Idv scontento – è arrivata un’indicazione chiara: vince chi porta dalla sua più tessere. Punto“. E Antonio Di Pietro? “Pare non se ne interessi affatto“.

Ci siamo chiesti il perchè di tanta incuranza da parte di un uomo che ha posto la legalità e il rispetto delle regole al centro delle sue battaglie, politiche o meno che fossero. Non possiamo, chiaramente, dare risposte certe, ma sono molti a pensare che il leader dell’Idv sia influenzato da “cattivi consiglieri“, come rivelano voci interne al partito. Ecco la casualità che colpisce: tempo fa, in un’intervista esclusiva a “Infiltrato.it” anche il senatore ex Idv Astore parlava di “un entourage romano” che troppo pesava sulle scelte (sbagliate) dell’ex pm molisano.

Ed è proprio per questo che molti cominciano a pensare alla possibilità di una reale scissione. Nel partito – è una realtà questa – convivono due anime profondamente distinte: alcune certamente vitali, provenienti dai movimenti, dalla società, da un impegno concreto nella società; altre, invece, sono “remake” della Prima Repubblica, i cosiddetti “baroni”. E certamente costoro non sono pochi. Addirittura, secondo una recente ricerca, circa il 57% dei parlamentari è un ex DC, alcuni sono ex forzisti, altri, addirittura, ex missini. Insomma, l’eccessiva “varietà” dei parlamentari Idv sembra preoccupare i giovani, le nuove forze che tanto credono nell’Italia dei Valori, pensando sia (o fosse?) un partito diverso dagli altri.

Antonio DI Pietro teme fortemente che possa esserci una scissione, o, peggio, che qualcuno voglia prendere il suo posto. E quanto accaduto a Perugia al termine del convegno è molto eloquente: dopo un incontro dai toni molto accesi (Di Pietro e un giovane Idv hanno avuto un battibecco infuocato appena terminato l’incontro), Sonia Alfano è rimasta con alcuni dei “dissidenti” per capire il perchè della loro delusione. Ma ecco Di Pietro che, mentre stava per uscire dalla sala del convegno, torna indietro: “Sonia! Sonia! No! Non voglio correnti nel mio partito!!!“. Perchè una così infelice uscita, se l’Alfano stava soltanto colloquiando con i giovani Idv?

Le risposte sono diverse: c’è chi ritiene che qualcuno abbia messo a Di Pietro una pulce nell’orecchio secondo cui De Magistris, Alfano e qualcun’altro stanno nutrendo il desiderio di aspirare al vertice del partito. Altri ritengono che effettivamente ci sia un movimento che voglia andare oltre la stagione dipietrista.

In questo marasma Antonio Di Pietro, tuttavia, cerca di mantenere unità nell’obiettivo che oggi deve restare primario: mandare a casa Silvio Berlusconi. Dopo, casomai, si vedrà.

 

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