SCENARI POLITICI/ Pd, Idv e Sel insieme alla riunione Fiom: ma Bersani inciucia con Casini

Antonio Di Pietro, Nichi Vendola, Paolo Ferrero, Pierluigi Bersani. Insieme. All’evento organizzato domani mattina a Roma dalla Fiom – “Il lavoro prende la parola – è ora di scegliere” – parteciperanno tutti i leader di quello che una volta era la classica formazione del centrosinistra. Si parlerà di lavoro, un tema centrale oggi perché –come ci dice Gennaro Migliore (Sel) – “rappresenta il modo attraverso cui leggere i frutti più amari della crisi, come la disoccupazione, l’insicurezza, la precarietà”. Gli occhi però saranno puntati tutti su Bersani. Cosa dirà il segretario Pd su temi importanti come l’articolo 18?

di Carmine Gazzanni

foto_di_vastoProbabilmente svierà. Ma intanto questa mattina, durante l’apertura della direzione nazionale, ha ufficializzato la sua candidatura a premier per un progetto “aperto ai moderati” per “scegliere il candidato dei progressisti e dei democratici italiani alla guida del Paese”. Insomma, un colpo al cerchio (leggi Casini), un altro alla botte (leggi Idv e Sel).

L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro”. Quello che dovrebbe essere l’articolo-perno della nostra Costituzione, sembra oggi più un miraggio, una promessa per troppo tempo disattesa. “Il lavoro deve tornare ad essere il centro intorno al quale ritornare a costruire una proposta di politica alternativa”, ci dice Gennaro Migliore, uno dei membri più autorevoli del coordinamento nazionale di Sel. Lo sa bene Maurizio Landini, segretario Fiom, che ha combattuto tante e tante battaglie per difendere il diritto al lavoro e la sua dignità.

E proprio per questi motivi domani a Roma si terrà un incontro, una tavola rotonda: “Il lavoro prende la parola – è ora di scegliere”. Come dire: bisogna dare risposte vere, concrete ai tanti e tanti cittadini che vivono nell’incertezza del precariato o nel dramma della disoccupazione. Perché sono loro – i lavoratori – a vivere il vero disagio della crisi economica, prima col governo Berlusconi, poi col governo Monti. L’analisi di Migliore è impeccabile: “Si è passati dal bunga bunga e le cene eleganti al primato delle banche. Quello che è mancato nel corso degli ultimi anni è un progetto politico che sappia costruire intorno al lavoro un patto politico con i cittadini”.

I lavoratori, dunque, per troppi anni sono stati abbandonati a loro stessi. Prima i poteri marci, poi i poteri forti, nessuno ha rivolto uno sguardo costruttivo nei loro confronti. Ed è per questo che, ci dice Maurizio Zipponi, responsabile del dipartimento lavoro Idv, “chi aveva diritti minimi se li è visti tagliare. Né i giovani si sono visti riconoscere alcun diritto”.

Ma questa tavola rotonda potrebbe anche significare molto di più. Non sono pochi, infatti, a vedere nell’incontro di domani l’ennesima possibilità di un nuovo progetto politico che raccolga tutte le forze del centrosinistra. Non c’è dubbio, d’altronde, che anche la stessa Fiom miri a questo. Non a caso, tra gli ospiti, saranno presenti anche tutti i leader dei principali partiti di centrosinistra. È necessario un impegno politico chiaro, determinato, trasparente per salvaguardare uno dei diritti portanti in uno stato di diritto com’è il lavoro. Saranno presenti, dunque, Nichi Vendola, Paolo Ferrero e Antonio Di Pietro. Quest’ultimo, leader dell’unica forza politica presente in Parlamento che si è fatta portatrice delle istanze dei lavoratori (vedi l’impegno, tra le tante cose, sulla questione Termini Imerese), ha appena presentato una legge che va proprio in questo senso, in cui si afferma che il potere di decidere se un accordo sindacale valga, non è dei sindacalisti ma dei lavoratori interessati, sempre.

Siederà attorno al tavolo, chiaramente, anche Pierluigi Bersani su cui sicuramente saranno puntati gli occhi di tutti, convitati e stampa. Stamattina, infatti, Bersani ha aperto le primarie per la candidatura a premier annunciando la sua stessa corsa. Nel corso del suo intervento ha parlato di un “progetto” aperto anche ai cosiddetti “moderati” per “scegliere il candidato dei progressisti e dei democratici italiani alla guida del Paese”. Un messaggio, insomma, tanto per il partito di Casini, quanto per Sel e Idv.

I perimetri di questa coalizione, insomma, saranno determinati solo e soltanto dal programma, i cui punti saranno stabiliti a maggioranza. Ecco la linea del Partito Democratico. Una linea che, nei fatti, fa ben sperare, vedendo d’accordo anche Idv e Sel. Non a caso tanto Vendola quanto Di Pietro hanno applaudito alla presa di posizione del segretario Pd. Della stessa opinione di Bersani, infatti, anche Zipponi: “il programma viene prima delle alleanze tra partiti. E poi vanno coinvolti l’associazionismo, i movimenti e il volontariato”.

Su talune questioni, però, gli interrogativi restano. Bersani infatti, nel corso del suo intervento, ha anche precisato l’assoluto appoggio al governo Monti fino alla fine della legislatura. Una posizione questa ben diversa rispetto a quella degli altri presenti: da Idv a Sel, da Ferrero a Landini, tutti sono in forte e dura opposizione al governo Monti. Non lo è invece il Partito Democratico. È nei fatti, d’altronde, che il Pd, dinanzi alla sciagurata riforma del ministro Fornero, ha sempre garantito un appoggio determinante (“bisogna essere responsabili”, dicevano). Sarà curioso sapere, ad esempio, cosa dirà Bersani quando si parlerà di articolo 18. Quando si parlerà di maggiori tasse sulle imprese (che, a loro volta, le riverseranno sui lavoratori). O quando ancora si parlerà del precariato che, con questa riforma, si confermerebbe in maniera ancora più imbarazzante status sociale senza via d’uscita per molti lavoratori.

E allora? È auspicabile un ritorno sui suoi passi da parte del Pd? Ipotesi assolutamente da escludere. Basti pensare a quanto accaduto soltanto pochi giorni fa con le dichiarazioni di Stefano Fassina (Mario Monti “non ha più il sostegno del Parlamento”) e il richiamo immediato di Bersani (“Andiamo avanti fino alla fine della legislatura”).

Rimane, peraltro, la questione Casini. È evidente, infatti, che Bersani ha lasciato una porta aperta all’Udc. La foto di Vasto, insomma, non è che un ricordo sbiadito: “oggi il punto non è la ‘foto di Vasto’ – sottolinea anche lo stesso Zipponi – Quella è un’immagine statica. Per noi la futura alleanza di governo deve avere 4/5 punti condivisi di programma. Tra questi, la ricostruzione dei diritti fondamentali di chi lavora a partire da un salario dignitoso”.

Rimane da chiedersi cosa farà e cosa dirà Bersani nei prossimi giorni. A cominciare da domani, quando si ritroverà dinanzi ai suoi futuri alleati che – non ne hanno fatto mai mistero – sono assolutamente critici con le manovre adottate dal governo Monti in campo lavorativo. A differenza, invece, di Bersani e Casini.

Non a caso, l’aut-aut a Di Pietro: “Chiedo rispetto reciproco. Veda un po’ se vuole insultarci ogni giorno e se vuole mancare di rispetto alle istituzioni della Repubblica o vuole fare l’accordo con noi. Le due cose insieme non stanno”. Sta, però, anche (e soprattutto) al Pd recuperare quella linea progressista negli ultimi tempi lasciata un po’ per strada per soccorrere le cosiddette forze moderate su cui poggia Mario Monti. Ad oggi il Pd continua a vacillare, dunque. Il motivo è lampante: non perdere l’elettorato di sinistra, ma nemmeno scontentare i moderati. E il discorso di stamattina ne è una riprova.

Gli appuntamenti dei prossimi giorni offriranno un quadro certamente più chiaro: il ddl anticorruzione, la riforma sulla Protezione Civile, le nuove regole nel mondo del lavoro. E poi le riforme costituzionali, per il momento solo annunciate, ma mai realmente prese in considerazione da governo e maggioranza.

Vedremo cosa accadrà. Una cosa è certa. Nel caso in cui venisse ufficializzato un accordo con l’Udc, c’è da scommetterci – per motivi ovvi – che Idv e Sel prendano un’altra strada. E nello stesso Pd sarebbe più che probabile una massiccia emigrazione di tasselli importanti come lo stesso Fassina o come Parisi che, senza ombra di dubbio, si porterebbero dietro grosse fette di partito sparse un po’ in tutta Italia.

Da domani, con l’incontro Fiom a Roma, probabilmente avremo risposte più chiare.

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