SCANDALO MPS/ Dove eravamo rimasti? Tra Monti bond e inchieste, spunta la class action da 730 milioni

In questo tira e molla post elettorale, rischia di finire nel dimenticatoio una delle più grosse inchieste degli ultimi anni, quella sullo scandalo Mps. A che punto siamo? Quali gli ultimi passaggi di questa partita a scacchi tra economia, politica e giustizia? In questo bailamme i consumatori si organizzano e richiedono un maxi risarcimento da 730 milioni di euro.

 

di Viviana Pizzi

VERSANTE ECONOMICO: ARRIVANO I MONTI BOND

Cosa è successo al Monte dei Paschi di Siena mentre tutta l’attenzione era rivolta alle elezioni politiche? Che l’istituto di credito toscano ha emesso i cosiddetti “Monti Bond” sottoscritti dal Ministero per l’economia e le finanze. Il costo totale dell’operazione è stato di 4 miliardi e 71 milioni di euro. Per far si che diventino realtà bisogna attendere l’ok della Commissione Europea che potrebbe essere spinta verso il no dal parere negativo di Bruxelles e Francoforte.

L’iter per arrivare a questa procedura non è stato semplice. La ricostruzione è del quotidiano economico “ Il Sole 24 ore”. Il primo passo è stato fatto il 27 giugno 2012 quando ancora non esplodeva lo scandalo giudiziario. L’istituto senese doveva essere aiutato a raggiungere il fabbisogno patrimoniale previsto dall’Autorità Bancaria Europea. Per garantire il risultato Mario Monti si mise subito al lavoro. E mentre pensava a stanziare i Monti Bond il Paese moriva di fame. Schiacciato dalle sue innumerevoli tasse. L’operazione del premier tecnico fu immediatamente censurata dalla Banca centrale europea che venne interpellata soltanto a decreto legge già fatto.

L’omessa consultazione della Bce – si legge al capitolo della nota di biasimo –  sui progetti di disposizioni legislative nazionali rientranti negli ambiti di competenza della Bce rappresenta una violazione della Decisione 98/415/CE e può portare ad avviare un procedimento per infrazione innanzi alla Corte di Giustizia”.

Nonostante tutto questo la legge 135 del 7 agosto 2012 rende definitivo il ddl del 27 giugno. Il ministro Vittorio Grilli giustificò l’operazione con l’obiettivo “di modificare la legge per renderla conforme alle valutazioni espresse dalla Commissione Europea per acquisire l’autorizzazione alla misura di aiuto”.

A Bruxelles risulta indigesta la circostanza che, in mancanza di utili, Il Monte dei Paschi potesse emettere nuovi titoli, incrementando il proprio patrimonio a spese dello Stato.

Come ha risposto il governo a questa obiezione? Invitando  il 4 dicembre due senatori, Simona Vicari del Pdl e Filippo Bubbico del Pd a presentare un emendamento di modifica alla legge 135. Con il quale viene introdotta una nuova soluzione al pagamento degli interessi. Tradotto in parole povere significava emettere nuovi bond per pagare i vecchi. Il 4 dicembre è la Commissione bilancio a cassare l’emendamento ai sensi dell’articolo 81 della Costituzione per mancanza di copertura finanziaria. Dopo una settimana il Governo presenta il decreto legge n 216 con l’obiettivo di evitare sanzioni dall’Unione Europea. Alla mancanza di utili il Monte dei Paschi a scelta doveva intervenire o con nuovi Bond o con nuove azioni. Nemmeno questo però serve a soddisfare Francoforte. Nel suo parere legale infatti nei confronti del Ministero si censura il comportamento del Ministero che ha comunicato le sue modifiche prima alla Bce e poi al parlamento italiano. Da Bruxelles intanto l’ufficio di Almunia comunica di aver approvato temporaneamente la ricapitalizzazione di 3,9 miliardi di euro del Monte dei Paschi di Siena. L’approvazione definitiva è legata alla presentazione di un piano di risanamento dell’istituto bancario che doveva avvenire in sei mesi.

Alla Vigilia di Natale il Governo inserisce le modifiche necessarie alla legge 135 in quelle del patto di stabilità. In poche parole in mancanza di utili fino al 2013 gli interessi dovevano essere pagati in bond. Dal 2014 in poi se si dovessero continuare a non registrare utili gli interessi dovranno essere pagati con nuove azioni. Monti e company hanno fatto di tutto per evitare la statalizzazione della banca. Se negli ultimi due anni però non si trovano compratori in grado di garantire utili l’emissione dei Monti bond altro non diventerà che l’inizio di questo processo avverso da tutti.

 

VERSANTE GIUDIZIARIO: LE PROVE DELL’ASSE PD MUSSARI E L’ELEZIONE DEL SINDACO DI SIENA

Insieme alle vicende economiche si muovono anche quelle giudiziarie nei confronti dell’istituto di credito. Fra le carte dell’inchiesta infatti spunterebbe la prova dell’asse tra l’ex presidente di Mps Giuseppe Mussari e il Pd. L’inchiesta è indirettamente collegata all’Mps e riguarda l’affidamento del ristorante senese Millervini dell’ente pubblico Enoteca Italiana alla società Montenegro Srl riconducibile al figlio del fantino Andrea Degortes. Amico sia si Mussari che dell’ex sindaco Pd Franco Ceccuzzi.

Al centro delle accuse un’informativa dei carabinieri di 27 pagine che racchiude una serie di intercettazioni sull’utenza di Mussari nei mesi tra gennaio e aprile 2010.

Scandalo-Mps-arriva_la_class_actionMussari e Ceccuzzi si confrontavano su tutto: da temi politici nazionali e locali alle decisioni da assumere in seno alla banca. Intercettazioni acquisite anche dal pool che indaga su Antonveneta. I due si erano confrontati anche sulla vendita di appartamenti da parte della Valorizzazioni immobiliari, società controllata da Mps che avrebbe garantito linee preferenziali intorno al cosiddetto “gruppo della Birreria” composto anche dai figli di “Aceto”, Antonio e Alberto Degortes e il presidente dell’Enoteca italiana Claudio Galletti e il direttore Fabio Carlesi tutti colpiti da un avviso di garanzia per turbata libertà degli incanti rispetto alle presunte anomalie verificatesi nella procedura di affidamento degli appalti nella proceduta di affidamento non in evidenza e senza gara.

Il complesso legame politico con il Pd dall’informativa dei Carabinieri a pagina 5 pubblicata da Dagospia: “Le intercettazioni hanno messo in evidenza come in quel periodo l’avvocato Giuseppe Mussari, espressione dell’anima diessina del Partito democratico, riconfrontasse pressoché quotidianamente su temi politici nazionali e locali, e in particolare quindi sulle decisioni da assumere in seno alla banca da egli presieduta, con i conseguenti riverberi sulle amministrazioni e imprese ad esse collegate, con l’onorevole Franco Ceccuzzi (nelle note definito già deputato con l’Ulivo e col Pd, che a maggio 2012 ha annunciato le dimissioni legate principalmente alla crisi finanziaria che ha colpito Mps)”.

Dalle intercettazioni è emerso anche il complesso equilibrio tra le anime del Pd senese: da una parte c’era il partito riferito al gruppo della birreria e quella minoritaria di provenienza ciellina. Una spaccatura che emerse proprio in relazione alla candidatura a sindaco di Siena di Ceccuzzi nel 2011. Mussari e Ceccuzzi hanno intensificato la loro corrispondenza telefonica proprio in occasione della campagna elettorale per le comunali di Siena. Le discussioni più accese erano sul destino politico del sindaco Pd uscente Maurizio Cenni e della candidatura di Ceccuzzi a succedergli. Tutto questo era necessario per garantire all’interno del Comune di Siena  di un gruppo politico economico che doveva far riferimento a Mussari.

Tutto questo per concludere che “la presenza a Siena di un gruppo politico-economico facente riferimento a Mussari” e al “gruppo della birreria” spingeva per la candidatura dell’onorevole Ceccuzzi eletto nel 2011 e dimessosi nel 2012. Ora Siena torna nuovamente al voto e l’ex sindaco, dopo aver ricevuto un avviso di garanzia insieme a Giuseppe Mussari, Paolo Del Mese e Marco Morelli anche per il filone che coinvolge il pastificio Amato di Salerno è uscito definitivamente dalla scena politica senese.


FILONE GIUDIZIARIO: GLI SVILUPPI DELL’INCHIESTA SULLA BANDA DEL 5%

Anche le indagini sul filone principale dell’inchiesta vanno avanti. Dalle ultime informazioni emerge che la “banda del 5%” che avrebbe guadagnato profili illeciti dalle commissioni sulle operazioni di finanza derivata si era formato prima dello scudo fiscale del 2002. Dieci anni che hanno permesso al responsabile dell’area finanziaria Gian Luca Baldassarri e il suo vice Alessandro Toccafonci ad accumulare circa 30 milioni di euro servendosi della società bolognese Galvani. I fondi sono stati sequestrati dalla Finanza. Insieme a loro hanno agito anche Fabrizio Cerasani, David Ionni e Luca Borrone tre brooker esterni a cui hanno sequestrato 7 milioni di euro tra contanti e titoli.

Tutti insieme dovranno rispondere di associazione a delinquere e truffa perché agivano contro gli interessi della Banca.

Baldassarri è accusato anche di aver collaborato con l’ex direttore generale Antonio Vigni e l’ex presidente Giuseppe Mussari formalmente indagati anche loro. L’arrestato avrebbe tenuto nascosto il contratto che collegava un prodotto strutturato con Nomura ad uno derivato sottoscritto qualche anno prima.  Proprio relativamente a questo capo d’imputazione è finito in cella perché i pm  temevano l’inquinamento delle prove e anche il pericolo di fuga.

Su cosa sta indagando invece la Procura di Siena? I pm sono intenti a valutare se il cosiddetto gruppo di manager ha agito con la complicità di qualche altro usufruendo di qualche vantaggio. La banda del 5% potrebbe essere per questo composta di altri dirigenti. Si continua ad indagare inoltre anche seguendo il ruolo nella vicenda di banche straniere e in particolare dell’istituto di credito spagnolo Santader da cui Mps acquistò Antonveneta per 9,3 miliardi di euro.

 

E SPUNTA ANCHE LA RESPONSABILITA’ CIVILE: DANNI PER 730 MILIONI DI EURO

Mentre vanno avanti le inchieste giudiziarie e vengono istituiti i Monti bond partono anche le cause civili contro i vecchi amministratori di Montepaschi. La notizia è riportata dal quotidiano economico “Il Sole 24 ore”.

Insieme alle banche d’affari sono devono rispondere di aver impacchettato prodotti tossici mentre la Fondazione avvia la fase pubblica del processo di revisione dello statuto provando a ridimensionare il peso della politica.

Il Monte dei Paschi di Siena dopo l’emissione dei Monti Bond prova a ripartire scavando un solco tra la stagione del denaro facile destinato alle acquisizioni e al territorio e quella del tentativo dei nuovi vertici (presidente Alessandro Profumo e l’amministratore delegato Fabrizio Viola)  di rilanciare il gruppo con un piano industriale che parli due lingue: il ridimensionamento e i tagli.

Cosa ha previsto per l’azione di rilancio? Ha promosso due azioni giudiziarie davanti al Tribunale civile di Firenze.  La prima è dedicata alla ristrutturazione finanziaria dell’Alexandria. Un progetto realizzato nel periodo luglio- ottobre 2009 nei confronti dell’ex presidente Giuseppe Mussari e dell’ex direttore generale Antonio Vigni per responsabilità sociale e nei confronti di Nomura international per responsabilità extracontrattuale.

La seconda è invece rivolta contro Vigni e Deutsche Bannk e riguarda i contratti di total return swap del dicembre 2008 “chiedendo la condanna in solido delle parti convenute al risarcimento dei danni subiti e subendi della banca” per 730 milioni sul bilancio 2012.

C’è di più: l’Adusbef infatti ha annunciato una class action contro Bankitalia e Consob per mancata vigilanza nelle vicende Mps che rappresenta uno dei filoni d’indagine delle inchieste giudiziarie.

Intanto va avanti anche il programma di societarizzazione attività amministrative contabili e ausiliarie. La procedura di cessione del comparto è stata aperta nei giorni scorsi e Siena aspetta entro i primi della prossima settimana le manifestazioni d’interesse all’operazione. Sono circa 15 i potenziali partners. Insomma il materiale non manca per garantire che possano esplodere di qui a breve altri possibili scandali.

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