Scandalo in Commissione Finanza: vicepresidenza a Franco Carraro, che affondò il calcio italiano.

Piduisti, inciucioni e anche impresentabili: dei presidenti delle commissioni permanenti alla Camera e al Senato è stato detto praticamente quasi tutto. La vera e propria sorpresa arriva invece dalle vicepresidenze. La commissione Finanze al Senato ha eletto come vicepresidente il pidiellino Franco Carraro. Detta così non sembra nulla di strano però se si collega l’incarico ottenuto con il passato dell’inquilino di Palazzo Madama il risultato non è certo dei migliori.

 

di Viviana Pizzi

franco_carraro_commissione_finanzaChi è Franco Carraro? Un insieme di poltrone, ministeri, sindaco di Roma nel periodo più buio della storia capitolina e con una carriera nel calcio che ha inorridito anche l’economista Victor Uckmar. La nomina di Carraro è come mettere nelle mani dell’assassino la vittima predestinata: in questo caso sono le finanze del Senato.

Fu il  professore universitario goriziano a sostenere che durante la gestione dell’ex primo cittadino della Capitale, la situazione finanziaria del calcio era peggiorata. In un primo momento Carraro lo smentì ma fu solo successivamente che ammise: Molte società sarebbero dovute fallire, ma non era il caso di prendere provvedimenti per le eventuali reazioni degli ultrà.  

Una dichiarazione, quella di Carraro, che non lascia certamente tranquilli. E se qualche collega altrettanto focoso come i tifosi di calcio gli impedisse di attuare provvedimenti di austerity al Senato che farà? Porterà allo sfacelo anche Palazzo Madama? Non è da escludere

GLI INTRECCI TRA IL RUOLO DI BANCHIERE E DI DIRIGENTE SPORTIVO: IL “CASO LAZIO”

Franco Carraro oltre ad essere dirigente sportivo era anche un banchiere. Cosa che nei primi anni duemila gli ha portato un conflitto di interessi tra i due ruoli. Da Berlusconiano convinto però tutto questo non è sembrato mai essere un problema per lui

Mentre era presidente della Federazione Italiana Gioco Calcio, ruolo che ha ricoperto dal 2001 al 2006, era molto vicino anche ai gruppi bancari che controllavano alcune società calcistiche ossia Capitalia (che gestiva Roma e Parma) e Microcredito di cui è ancora presidente. Quest’ultima aveva un controllo sulla stessa Roma ma anche su Napoli, Perugia e Lazio.  

Durante il campionato 2002- 2003 il club biancoceleste romano aveva un debito di 110 milioni di euro. Normalmente con uno scoperto del genere la squadra delle Aquile avrebbe dovuto attraversare la proceduta di fallimento e non avrebbe dovuto iscriversi al campionato di Serie A successivo.

Cosa fece allora Carraro? Nelle vesti di presidente di Microcredito garantì la ricapitalizzazione della Lazio e la sera stessa in quelle di presidente federale ne certificò l’iscrizione alla massima serie.

Un passaggio che non è rimasto inosservato agli ultrà della Fiorentina (evidentemente meno importanti per lui di quelli delle formazioni che sosteneva anche economicamente) che lo hanno contestato per aver riservato ai viola un trattamento diverso rispetto alla Lazio ma anche alla Roma e al Napoli nel 2003. I giallorossi dovevano infatti al fisco 200 milioni di euro mentre i partenopei avevano raggiunto uno scoperto di 67 milioni di euro.

La Fiorentina invece scomparve nel 2002 a causa di un fallimento che la portò direttamente in serie C2 col nome di Florentia Viola. Fu così che finì la società di Cecchi Gori e iniziò per i viola l’epoca Della Valle. Due anni dopo però le fu consentito di ritornare nella massima serie con il suo vecchio nome.

Carraro è anche un impresentabile: è stato indagato per minacce a corpi giudiziari dello Stato e per abuso d’ufficio a Roma. Entrambe le inchieste sono finire a suo favore con un proscioglimento.


NEL MONDO DELLO SPORT VIENE ANCHE DEFINITO “IL POLTRONISSIMO”

Carraro_finanzeFranco Carraro dal 1966 ad oggi ha ricoperto una miriade di incarichi nel mondo dello sport. Fino al 1968 è stato un membro del Consiglio direttivo della Lega nazionale professionisti. Dal 1968 al 1972 fu consigliere federale, nel 1971 presidente della Commissione per i rapporti con la Figc e il sindacato calciatori. Dal 1971 al 1973 presidente del settore tecnico e dal febbraio 1973 vicepresidente della Figc.

Dal 197 al giugno 1976 approda alla presidenza della Lega nazionale professionisti e dal primo agosto 1976 al maggio 1978 presidente della Figc. Dal luglio 1977 fino al maggio 1978 commissario straordinario della Lega calcio. Dal 1978 al 1987 presidente del Coni e dal luglio 1986 al luglio 1987 commissario straordinario della Figc. Dal 21 febbraio 1997 al 28 dicembre 2001 presidente della Lega nazionale professionisti mentre dal 28 dicembre 2001 fino all’8 maggio 2006 presidente della Figc. Dal 2004 al 2009 membro del comitato esecutivo Uefa. Dal 1982 ad oggi membro del Comitato Olimpico Internazionale. Dal 15 marzo ad oggi Senatore  della Repubblica.

LE DIMISSIONI DA PRESIDENTE DELLA FIGC NEL 2006 DOPO LO SCANDALO DI CALCIOPOLI

Con questa lettera, riportata interamente dall’enciclopedia wikipedia, sette anni fa ossia l’8 maggio 2006, annunciò le dimissioni da presidente della Figc. Era appena scoppiato lo scandalo di calciopoli.

Ricordo che noi abbiamo sempre rispettato le regole. Vi è stata una solo eccezione nell’estate 2003 quando abbiamo deliberato, forzando le procedure regolamentari, l’ampliamento dell’organico della serie B. È stata una decisione dolorosa, “il minore dei mali” in presenza del clima che si era creato e dell’indispensabilità di cominciare i campionati alle date previste. Una decisione straordinaria consentita da una legge dello Stato ed approvata dal Coni.

Di fronte ad una vicenda grave e dolorosa come quella che scaturisce dal materiale inviatoci dalla Procura di Torino e di fronte agli sviluppi che potrebbero esserci dalle indagini in corso da parte delle Procure di Roma e di Napoli, non penso che il mondo del calcio possa permettersi che da parte di alcuni addetti ai lavori e da alcuni rappresentanti dell’opinione pubblica si discuta sull’opportunità che il Presidente Federale continui ad esercitare le sue funzioni. Gli impegni della Federazione nei prossimi giorni e nei prossimi mesi sono tali e tanti che necessitano un vertice federale nel pieno delle proprie funzioni e concentrato sugli stessi”.

In quei giorni venne fuori un’intercettazione in cui parlava con il designatore arbitrale Paolo Bergamo pregandogli di favorire, ancora una volta, la Lazio. A livello penale fu accusato di frode sportiva ma il 29 maggio 2009 venne prosciolto.


IL CARRARO POLITICO E IL FALLIMENTO COME SINDACO DI ROMA

carraro_andreottiTra il 1987 e il 1991 è stato ministro del turismo, sport e spettacolo nei governi Goria, De Mita e Andreotti VI. Una nomina che fu la conseguenza dell’imminenza dei mondiali di calcio “Italia 90”.

Il perfetto uomo della prima Repubblica eletto nelle file socialiste che fu nominato come sindaco di Roma in base ad un accordo del 1989 tra il segretario del Psi Bettino Craxi e quello della Dc Arnaldo Forlani. Viene candidato alle elezioni del Campidoglio e il mese successivo (con la vecchia legge elettorale dei comuni) fu eletto sindaco senza difficoltà dal Consiglio Comunale di Roma.

Ha guidato tre giunte fino al 1993, la prima di pentapartito, la seconda allargata agli indipendenti e definita ottovolante e la terza durata solo 24 ore composta da soli laici senza la partecipazione della Dc.

L’ottovolante non riuscì a fare nulla per la Capitale. I suoi assessori venivano continuamente arrestati nel pieno dello scandalo tangentopoli che coinvolse anche il Campidoglio. Fu allora che nel 1993 gli oppositori si dimisero e fecero sciogliere l’assemblea capitolina con la conseguente nomina di un commissario prefettizio.

Carraro intanto continuava ad essere impegnato nello sport ma si buttò anche nelle imprese bancarie. Dal 1994 al 1999 è presidente del colosso Impregilo e ne è direttore fino al 2002. Dal 1995 al 2000 è presidente anche di Venezia Nuova Consortium. Tra il 1999 ed il 2000, è vicepresidente di Mediocredito di cui è presidente dall’aprile del 2000.

Un curriculum di tutto rispetto per il medico pietoso vicepresidente della Commissione finanze al Senato. Un’elezione che per la politica italiana non è un segnale di Terza Repubblica ma di un ritorno alla prima. 

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