SCANDALI REGIONI/ Non solo il Lazio al voto. Urne vicine anche per la Lombardia (e per il Molise)

Pdl e Lega sembrano d’accordo sulla necessità di staccare la spina al governo Formigoni e mettere fine a un’era di scandali che ha visto il suo culmine con l’arresto dell’assessore alla casa Domenico Zambetti. Ora Alfano e Formigoni vorrebbero il voto entro novanta giorni dopo lo scioglimento del consiglio regionale, accorpando le elezioni con quelle della Regione Lazio travolta dallo scandalo Fiorito. La Lega Nord invece preferisce votare ad aprile e rilancia: no a Formigoni e sì a primarie del centrodestra. Alla tornata elettorale delle regionali potrebbe aggiungersi anche il Molise qualora il Consiglio di Stato confermi l’annullamento delle consultazioni dello scorso anno. Le decisioni arriveranno (per Lombardia e Molise) nelle prossime ore.

di Viviana Pizzi

formigoni-300x236Il prossimo appuntamento elettorale per le regionali potrebbe vedere un altro territorio coinvolto: la Lombardia. A dire l’ultima parola dovrà essere la Lega Nord, unico partito con i numeri in mano per decidere se staccare la spina al malato terminale.

A parlare di malattia grave è stato per primo Angelino Alfano che si è detto “contrario all’accanimento terapeutico”. La crisi, lo ricordiamo, è esplosa in tutto il suo vigore dopo l’arresto dell’assessore regionale alla Casa Domenico Zambetti, accusato di aver trasferito sul conto di famiglie collegate alla ‘ndrangheta lombarda duecentomila euro per comprare quattromila voti alle elezioni regionali del 2010.

Cosa ha fatto Zambetti per evitare la crisi del Pirellone? Nulla. Dal carcere di San Vittore ha infatti negato ogni suo collegamento con la malavita organizzata. Potrebbe aver influito quindi anche questo atteggiamento nella mente di Alfano. L’ex ministro ha infatti dichiarato apertamente di essere favorevole alle dimissioni della maggioranza di Roberto Formigoni, flagellata da tredici persone coinvolte in scandali giudiziari.

Ma cosa ha risposto il governatore della Lombardia? Ha respinto l’idea di un sostegno a tempo per il governo della Regione aprendo all’ipotesi del voto subito. Le sue dimissioni potrebbero arrivare nelle prossime ore a meno che la Lega Nord non decida per una mozione di sfiducia subito.

Se la Lega confermerà la propria posizioneha sostenuto Formigoni a Sky Tg 24io darò l’avvio delle procedure per lo scioglimento del Consiglio regionale e per andare al voto al più presto. In una situazione difficile dal punto di vista economico abbiamo bisogno di uscire dall’incertezza“.

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Intanto, sebbene le dimissioni non siano ancora arrivate, già si pensa a quando votare. L’idea del presidente della Regione in carica è andare alle urne immediatamente. Magari accorpando le consultazioni regionali lombarde con quelle laziali. Due regioni travolte dagli scandali pidiellini al voto entro gennaio o comunque novanta giorni dopo le dimissioni di Formigoni. Uno scenario possibile perché il ministero degli Interni non ha ancora fissato una data per le elezioni del Lazio.

La Lega, intanto, vuole ripartire dopo gli scandali che l’hanno martoriata, proprio dalla Lombardia. L’idea è un po’ grillina: primarie per scegliere il prossimo candidato di centrodestra alle elezioni che si dovrebbero tenere dopo lo scioglimento del consiglio regionale lombardo. A lanciare l’idea ci ha pensato Roberto Maroni direttamente dalla sua pagina Facebook.

Sabato e domenica – ha scritto il segretario del Carroccio – tutti ai bianchi gazebo della libertà, per firmare le nostre leggi popolari e per fare le primarie sul candidato a Governatore della Lombardia. Prima il Nord, prima la Lega“. Ma sulla data delle elezioni i leghisti spingono per aprile.

Siamo pronti alle elezioni prima di aprile – ha dichiarato Matteo Salvini, segretario regionale della lega Nord –  ma l’election day sarebbe saggio anche per approvare alcuni passaggi fondamentali entro fine anno. Ovviamente il candidato non sarà più Formigoni. Se si votasse subito – aggiunge –  sarebbe impossibile recepire il decreto tagliaspese del governo”, mentre “se si lavorasse almeno fino a dicembre potremmo recepirlo, così la Minetti di turno dovrebbe aspettare i 66 anni prima di prendere 1.200 euro al mese“.

Sulla questione è intervenuto anche il ministro della giustizia Paola Severino. “Formigoni si deve dimettere? Il problema non è questo ma è vedere se ci sono ipotesi di responsabilità oggettiva o per fatti che comunque si conoscevano e che si potevano evitare. Se vi era la possibilità di sapere e non si è impedito c’è una corresponsabilità”.

Insomma tutti d’accordo con la possibilità di mettere fine all’era Formigoni durata ben quattro legislature. Ad un sistema denunciato anche da Roberto Saviano nel lontano 2010 molto prima dell’esplosione delle inchieste giudiziarie che sembrano avergli dato ragione. Ma allora Lega e Pdl avevano fatto quadrato insieme per respingere le accuse dello scrittore campano definendole un’offesa.

Ora, dunque, bisogna solo aspettare: sulle dimissioni di Formigoni si saprà nelle prossime ore. La tornata elettorale Lazio- Lombardia sembrerebbe a questo punto vicina. Si potrebbe aggiungere anche il Molise qualora il Consiglio di Stato confermasse la sentenza del Tar che ha annullato la competizione elettorale di un anno fa che consegnò lo scettro a un altro pidiellino, Michele Iorio.

Anche quest’ultima, terra di scandali e condanne giudiziarie, ma nessuno in grado di staccare la spina al malato terminale. Anche nel caso molisano è questione di ore. L’udienza a Palazzo Spada è programmata per domani.

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