SCAMPIA/ Povertà, abbandono, Istituzioni corrotte ed ora anche gli sfratti

Le vele di Scampia le conosciamo tutti e nell’immaginario collettivo sono bollate come ‘camorra’ e nulla più. Ma in quelle vele ci sono storie e vite che convivono con la camorra senza farne parte; lì ci sono famiglie che da anni vivono abusivamente perché non hanno un posto dove stare. Ora per loro è arrivato lo sfratto: la preoccupazione è sapere che fine faranno queste persone, messe in mezzo ad una strada e date in pasto alla camorra. Ce ne parla Davide Cerullo, un giovane che fino a vent’anni fa era dall’altro lato, temuto pusher del clan Di Lauro.

di Maria Cristina Giovannitti

scampia_covo_bimboLa situazione è drammatica: lunedì 24 settembre 2012 per molte famiglie che vivono abusivamente nelle vele Celeste di Scampia è arrivata la comunicazione di sfratto entro dieci giorni. Che fine faranno queste persone? Scampia non è solo Gomorra ma è vita, quella vita vissuta da persone non abbienti che cercano, con dignità, di avere una casa come tutte le famiglie normali, per evitare la strada. Tra la lunga lista di sfrattati ci sono figli e genitori che hanno bisogno di aiuto: c’è CARLO M. disoccupato con cinque figlie ed una moglie casalinga che vive nell’interno 201; c’è NUNZIA P. casalinga, incinta e con una bambina di due anni e poi c’è ANTONELLA C. disoccupata, senza marito e con sette figli a carico –quattro maschi e tre femmine– ed una di queste già ragazza madre, vivono tutti insieme nell’interno 306 e tanti altri ancora. Loro sono la povertà di Scampia ma non la camorra, per questo la malavita non va combattuta solo abbattendo le vele, la camorra va estirpata senza che a pagarne siano sempre i più deboli.

Il reato contestato a queste famiglie è l’abusivismo ed oggettivamente per la legge queste persone hanno agito illegalmente, occupando delle case non loro, per cui si sa che chi sbaglia paga e la loro pena sarà lo sfratto. Però la situazione di degrado nelle vele di Scampia è più complessa ed affonda, da ben trent’anni, le sue radici nella politica e nelle Istituzioni accondiscendenti. La colpa è del Comune di Napoli, della Provincia e della Regione che hanno sempre saputo, rimanendo in silenzio e permettendo che tutto ciò accadesse ma il reato maggiore è stato compiuto dallo Iacp – Istituto Autonomo Case Popolari – di Napoli che ha sempre speculato su una situazione così drammatica. La compravendita degli alloggi al mercato nero era non solo una situazione conosciuta ma anche appoggiata dall’Istituto Case Popolari perché chi comprava illegalmente una casa comunale dal fasullo proprietario dichiarava la vendita allo Iacp il quale, anziché denunciare la situazione e sfrattare i non proprietari, lucrava sulla drammatica situazione inviando alle famiglie acquistatarie un bollettino da pagare, come se fosse una sorta di multa/pizzo per mettere a tacere la situazione illegale –ai tempi della lira la tassa era di 500 mila lire.

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Gli abusivi di oggi, quindi, oltre ad aver pagato le case a persone che ci hanno guadagnato in nero, hanno anche pagato lo Iacp e quindi ecco perché per loro lo sfratto arriva come una bomba ad orologeria. E allora chi ha commesso davvero dei reati? Davide Cerullo ha vissuto Scampia a 360 gradi, dalla parte del ‘male’ ed ora da quella del ‘bene’ ed è stato il protagonista di un meraviglioso percorso di recupero: vent’anni fa era un temuto e spregiudicato pusher del clan Di Lauro, oggi passa il suo tempo nelle vele a portare aiuto e sostegno ai tanti bambini che vivono lì, per allontanarli da un triste e facile destino. Lui stesso riconosce come questo sfratto non porterà nulla di positivo ma incentiverà solo la microcriminalità e la camorra: i giovani hanno bisogno di una casa e di essere seguiti con la scuola. Davide ci dice:

«La camorra non vale niente e il camorrista ancora meno. Chiediamo tutti insieme la pace per Scampia e il cambiamento, creando alternative, possibilità di lavoro, diamo a queste famiglie la possibilità di una vita normale. Vogliamo che vadano in vigore leggi più forti per permettere ai bambini di non intraprendere la strada della mala vita. Deve andare via la camorra dalle vele, da Napoli, deve andare via anche la politica dalle mani sporche».

La lotta alla camorra diventa una lotta contro i mulini a vento se la politica è compiacente e specula sulla povertà. Le parole di Davide ci ricordano, con lo stesso coraggio, quelle accorate di Peppino Impastato: La mafia è una montagna di merda.

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