SANITÀ/ Formigoni e la nuova Città della Salute: opera faraonica approvata da politici indagati.

L’accordo firmato tra il Comune di Sesto San Giovanni, l’immobiliarista Davide Bizzi e la Regione Lombardia per l’individuazione dell’area delle ex-acciaierie Falck come sede di un nuovo polo sanitario pubblico rischia di far sposare tra loro il bisogno di cure con la speculazione edilizia. Per Renzo Piano, l’archistar incaricata di progettare la futura “Città della Salute” su questi terreni tanto contestati, sarà “il cantiere più bello” della sua vita. Per Formigoni una delle più grandi operazioni di rilievo in termini di sanità (ma il San Raffaele non ha insegnato nulla?). Per gli ambientalisti un business di mattoni e calcestruzzo.

 

di Maurizio Bongioanni

La Città della Salute è un progetto faraonico dove verranno costruite le nuovi sedi dell’Istituto Nazionale dei Tumori e dell’Istituto Neurologico Besta per un costo previsto di 450 milioni di euro e un cantiere che durerà 5 anni. Tale progetto è significativo dell’idea formigoniana della sanità: una commistione tra eccellenza scientifica, business edilizio e oscure connivenze politiche

Infatti, come si evince da un documento diramato dal comitato locale del Forum Salviamo il Paesaggio, la Valutazione Ambientale Strategica (VAS), che a luglio ha dato il via al progetto sanitario, è stata approvata da una serie di persone che devono rispondere a vari capi d’accusa. Tra questi troviamo: Romano La Russa (Pdl), fratello di Ignazio, che al momento dell’approvazione era assessore regionale alla sicurezza, indagato per finanziamento illecito ai partiti; Domenico Zambetti, assessore indagato per concorso esterno in associazione mafiosa; Daniele Belotti (Lega Nord) indagato per concorso in associazione per delinquere; e appunto Roberto Formigoni, presidente della Regione iscritto nel registro degli indagati il 23 giugno 2012 nell’inchiesta relativa ai 70 milioni di euro che il polo privato della sanità Fondazione Maugeri ha pagato al consulente-faccendiere Pierangelo Daccò.

citt_della_salute_sestoAnche se non rientrano nella delibera presa in oggetto da questo articolo, intorno alla sanità e all’urbanistica lombarda ruotano o hanno ruotato: Alessandra Massei, ex dirigente alla Programmazione sanitaria, indagata insieme a Formigoni; Carlo Lucchina, direttore generale dell’assessorato alla Sanità, accusato di turbativa d’asta; Angelo Giammario (Pdl), consigliere legato agli appalti per il verde pubblico, indagato per corruzione e finanziamento illecito ai partiti; Davide Boni (Lega Nord), presidente del consiglio regionale, indagato per corruzione e tangenti in campo urbanistico; Massimo Ponzoni (Pdl), ex-assessore all’Ambiente indagato prima per bancarotta poi per corruzione e attualmente finito agli arresti durante l’operazione Infinito contro la ‘ndrangheta; Franco Nicoli Cristiani (Pdl), ex-vice presidente del Consiglio Regionale lombardo, arrestato nell’ambito di un’inchiesta su una presunta tangente da 100mila euro legata ai cantieri della BreBeMi; in ultimo, ma non meno importante, Filippo Penati (Pd), indagato per presunte tangenti legate all’area Falck che si è dimesso dalla sua carica di vicepresidente del Consiglio Regionale ma mai da consigliere.

Infine, la condizione di stazione appaltante è stata assegnata a Infrastrutture Lombarde mentre i suoi vertici risultano al centro di indagini giudiziarie. È il caso del direttore generale Antonio Rognoni, del responsabile Ufficio Gare PierPaolo Perez e dell’avvocato Carmen Leo, accusati di ‘turbata libertà del procedimento di scelta del contraente’ all’interno dell’Expo2015.

Ma quello che dovrebbe fare più effetto è che pareri negativi sulla nuova città sanitaria sono arrivati da eminenti personaggi legati ai due istituti che dovrebbero sorgere su quest’area di 250mila mq. “È uno spreco di soldi su un approccio obsoleto” ha dichiarato a il Manifesto l’ex-direttore del Besta Alberto Maspero. “Grazie alle nuove tecnologie delle neuroscienze i tempi di degenza sono più limitati e quindi invece delle due torri previste per il Besta (225 milioni) basterebbe una palazzina piena di sale operatorie”. Dunque un’opera sovradimensionata per un istituto che negli ultimi dieci anni ha visto chiudere molti dei suoi reparti. Invece di investire nuovi fondi nell’acquisto di tecnologie si costruisce un’opera sproposita e, per questo, inutile.

Critico anche l’intervento di Paolo Crosignani, direttore dell’area epidemiologica dell’Istituto di Tumori. Ancora su il Manifesto: “Quei 450 milioni non saranno fondi graziosamente elargiti dalla Regione, al contrario saranno messi a debito sui bilanci degli istituti che quindi potranno fare meno investimenti, alla fine l’operazione si tradurrà in una ferita alla sanità. Siamo sotto la scure dei tagli, in queste condizioni dovremmo indebitarci per fare edilizia?”.  Al posto di un parco verde sorgeranno quattro torri di un progetto futuristico senza nessuna attinenza alle necessità reali. Ma pare che finora né Maroni né Albertini in questa campagna elettorale abbiano avuto nulla da obiettare.

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