Romanzo Quirinale: Prodi impallinato da cento dei suoi. Tiene Rodotà. Disastro Pd.

Mentre davanti a Montecitorio manifestano fascisti e “moderati” di Pdl e Fratelli d’Italia, dentro il Palazzo si consuma l’ennesima strage a quel che resta del Partito Democratico, che dopo aver bruciato Franco Marini, ha impallinato – come si fa con un plotone d’esecuzione – il Professor Romano Prodi. Per fortuna, diciamo noi, che vederlo al Quirinale avrebbe significato una vittoria per il Bilderber e una sconfitta per la democrazia. Ma è chiaro che la sconfitta del Mortadella ha un significato politico inequivocabile: checcè se ne dicano, Renzi e D’Alema stanno lavorando ai fianchi Bersani. Che oramai è lo zimbello d’Italia. E il Romanzo Quirinale continua…

 

di Viviana Pizzi

prodi_finito_come_pdCi vorrà ancora del tempo per l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica. Dopo Franco Marini anche la scelta di Romano Prodi si rivela quantomeno fallimentare.

Per l’elezione bastavano 504 voti ma il Professore ne ha raggranellati 395. A 213 si sono fermate le preferenze di Stefano Rodotà mentre il ministro degli Interni Anna Maria Cancellieri (candidata di Scelta Civica) raggiunge  i 78 voti. Regge l’outsider Massimo D’Alema che  ne racimola 15. Anche in questa occasione ci sono state 15 schede bianche, 3 nulle e 7 voti dispersi

La prima domanda da porsi è chi sono stati i franchi tiratori di Prodi. Senza dubbio una fronda del Pd che ha votato Massimo D’Alema. Poi un misto di 50 persone che tra Pd e forse anche Sel  hanno votato Stefano Rodotà che, stando alle dichiarazioni pre voto, avrebbe dovuto raggiungere quota 163 che è il numero dei rappresentanti del Movimento Cinque Stelle.  Facendo questa addizione arriviamo a 65. E se si considerano anche le 15 bianche, le 3 nulle e i 7 voti dispersi saliamo  a quota 90.

Lo stesso numero che sulla cabala appartiene alla paura e che avrebbe portato Prodi a 485 voti. Ma non è tutto perché secondo i calcoli matematici il professore avrebbe dovuto raggiungere i 496 voti. E gli altri undici? Sono confluiti su Anna Maria Cancellieri la quale avrebbe potuto contare sui 67 di Scelta Civica ma  guarda caso arriva proprio a 78 voti.

In totale, e questo è un numero definitivo, si tratta di 101 franchi tiratori misti, con molta probabilità tra Pd e Sel. Questo significa che Stefano Rodotà e Anna Maria Cancellieri vanno oltre ogni aspettativa. Mentre il fallimento di Romano Prodi è anche quello di Pierluigi Bersani. Che ora  farebbe bene a non insistere col nome del professore e magari provare un accordo con il Movimento Cinque Stelle per ottenere la maggioranza assoluta già domani alla quinta votazione. Qualsiasi altra scelta potrebbe essere il caos a meno che non si scelga di convergere proprio su Anna Maria Cancellieri o Massimo D’Alema, nomi non invisi a Silvio Berlusconi. La notte che verrà sarà di riflessione per tutti i partiti, anche Pdl e Lega che compatti non hanno partecipato alla votazione.

 

DALLA TERZA VOTAZIONE NESSUNA INDICAZIONE: SCHIERAMENTI COPERTI

La chiama di deputati, senatori e delegati regionali del mattino non ha detto quasi nulla. Scompare il nome di Sergio Chiamparino mentre Rodotà aumenta di 20 preferenze il risultato di ieri sera. La maggioranza relativa sono schede bianche arrivate a 465 che insieme alle 47 nulle aumentano il computo di non voto a 512 preferenze. Quarantaquattro i voti dispersi tra i quali anche a Gianroberto Casaleggio, Fiorello e Cabrini che incrementano le non scelte a 565 voti. Se convergevano tutte sullo stesso candidato sarebbero state necessarie per l’elezione al quarto scrutinio. Ma al terzo la maggioranza qualificata era di 672 voti e nessuno ha voluto bruciare il proprio candidato.

Oltre a Stefano Rodotà che ha ottenuto 250 preferenze si sono piazzati Massimo D’Alema con 34, Romano Prodi con 22, Giorgio Napolitano con 12 e Anna Maria Cancellieri con 9.

Impossibile con questi numeri, fare qualsiasi analisi in vista di quello che poi è successo alle 15.30.


IL CENTROSINISTRA TROVA LA QUADRA: QUIRINALE A ROMANO PRODI

prodi-bersani_mortiA questa situazione si ci è arrivati nella  notte tra le prime e le seconde 24 ore di votazioni per il Presidente della Repubblica. Ci si è trovati davanti al  miracolo del riposizionamento delle forze politiche italiane. Tutto avviene dopo la riunione dei grandi elettori dai quali esce il nome del secondo candidato al Colle: dopo il fallimento di Franco Marini (bocciato impietosamente dalla stessa coalizione di centrosinistra) ecco che spunta il nome di Romano Prodi. Salutato da un boato da parte dell’assemblea e non avversato nemmeno da quel Matteo Renzi che, in opposizione all’ex presidente del Senato, aveva lanciato le quotazioni dell’ex sindaco di Torino Sergio Chiamparino portandolo, alla seconda votazione, a raggiungere quota 90 voti. Anche se poi nelle ultime ore si è temuto per la possibilità dell’esistenza di 60 o 70 franchi tiratori provenienti dagli ex Ppi non contenti del siluramento di Franco Marini e provenienti ancora una volta dai Giovani turchi.

Deluso naturalmente l’ex presidente del Senato che dichiara: “E’ saltata la strategia di un dialogo con il centrodestra finalizzata all’obiettivo di dare all’italia un governo, dinanzi alla durissima situazione del paese. Strategia da me pienamente condivisa, anche perchè ritengo una follia il ritorno immediato alle urne con questa legge elettorale. Ovviamente con il cambio di strategia viene meno anche la mia candidatura”.

L’ex premier però ha riunito intorno a se anche Sel di Nichi Vendola che ha fatto sapere di votare per Stefano Rodotà alla terza scrutinio per poi  allinearsi alla scelta del Pd di scegliere Prodi alla quarta.

C’è comunque un contraltare che contrasta con l’unità del Centrosinistra intorno al nome proposto dal Pd. In pratica si tratta dello scenario opposto a quello davanti al quale ci siamo ritrovati dopo la nomina di Marini. Ieri infatti c’era un centrosinistra dilaniato e un centrodestra compatto sull’ex presidente del Senato oggi ci ritroviamo invece con la coalizione di maggioranza serena e al contrario con una dura opposizione da parte degli oppositori berlusconiani e anche di quelli del Movimento Cinque Stelle.

MOVIMENTO CINQUE STELLE COMPATTO: VOTATO  RODOTA’ ANCHE ALLA QUARTA VOTAZIONE

Dal transatlantico della Camera le voci sono state unanimi sin dalla terza votazione: nessun passo indietro da parte dei pentastellati e voto a Stefano Rodotà fino al quarto scrutinio.

Sono state infatti immediatamente smentite le dichiarazioni della capogruppo a Montecitorio Roberta Lombardi che aveva aperto alla candidatura del Professore.

Stefano Rodotà– hanno dichiarato diversi parlamentari a Cinque Stelle – è un uomo di sinistra. Non vediamo perché dobbiamo essere noi a votare Romano Prodi e non loro a scegliere Stefano Rodotà. Non è l’ultimo arrivato e ci sembra un nome spendibilissimo”.

E’ Nichi Vendola che invece in mattinata ha fatto di tutto per convincere i grillini a scegliere Prodi alla quarta votazione. Ma Grillo da Udine risponde: “Non ci siamo mai sognati di votare Romano Prodi. Se il Pd votasse Rodotà si aprirebbero praterie per la formazione del nuovo Governo”.

Ma è proprio Stefano Rodotà a mostrare la prima apertura nei confronti di Romano Prodi e lo fa alle 13 quando si rende conto di non riuscire a far convergere su di se i voti del Pd.

Torno a ringraziare i grandi elettori, in particolare quelli del Movimento Cinque Stelle e di Sel, e i moltissimi cittadini che in questi giorni mi hanno espresso una grande e per me inattesa fiducia. Ringrazio il Movimento Cinque Stelle che ha confermato l’intenzione di continuare a sostenere la mia candidatura. Per parte mia, non intendo creare ostacoli a scelte del Movimento che vogliano prendere in considerazione altre soluzioni.

 

PDL E SCELTA CIVICA CONTRARI AL NOME DI ROMANO PRODI: L’ALTERNATIVA E’ ANNAMARIA CANCELLIERI

ministro-cancellieri_quirinaleI mal di pancia sul nome di Romano Prodi arrivano anche dal Pdl e da Scelta Civica che ieri avevano gradito Franco Marini.

“Prodi? – ha aggiunto l’ex capogruppo alla Camera Fabrizio Cicchitto intervistato da Tgcom24– è una scelta di rottura che non voteremo. Sceglieremo un candidato alternativo che decideremo nelle prossime ore. Il pd non ha retto sulla scelta di Marini, la segreteria Bersani è inaffidabile a questo punto. Il Pd con il 29% sta prendendo tutte le cariche dello Stato. Sul governo l’elezione di Prodi chiuderebbe qualsiasi ipotesi di larghe intese”.

Il nome di Anna Maria Cancellieri è anche quello di Scelta Civica di Mario Monti. Da fonti interne al partito si apprende che è stato votato dalla quarta votazione in poi. Romano Prodi è stato quindi un nome di rottura che potrebbe far naufragare, in vista della futura formazione del governo, quelle larghe intese necessarie per non tornare subito al voto. Alla terza votazione però le schede erano bianche.

Ci offrono un nome che noi votiamo e loro no – ha dichiarato il coordinatore Andrea Olivero a “Il Fatto Quotidiano” –  cambiano persone e metodo e adesso ci chiedono anche di votarlo? E’ un metodo inaccettabile soprattutto per un partito che rappresenta il 30% del Paese e non il 50% e che per questo dovrebbe darsi una calmatina altrimenti legittima gli attacchi di Berlusconi”.

No anche da parte della Lega Nord.  “Per noi Prodi non è votabile – ha dichiarato Massimo Bitonci– ha svenduto l’Italia quando ha presieduto l’Iri”.

“Dopo l’ipotesi Prodi non dovremmo avere margini di peggioramento. Rimane solo sua moglie”. Lo scrive su Twitter il consigliere regionale del Pdl Galeazzo Bignami, che anche oggi ha rilanciato una raccolta firme contro la candidatura dell’ex premier. Al posto della manifestazione Pd di ieri oggi la protesta è del partito di Berlusconi insieme a Fratelli d’Italia e Lega . E’ partita alle 15 davanti a Montecitorio in contemporanea con la quarta votazione.

Il Presidente della Repubblica – urlano dalla piazza- deve essere condiviso da tutti e Prodi non lo è”. E il Cavaliere aggiunge : “Difenderemo la Costituzione”.

E proiettandosi verso nuove elezioni politiche aggiunge: “Se si ritorna al voto sarò il candidato premier”.

Con loro anche i parlamentari e i senatori non presenti in aula al quarto scrutinio. Insieme a loro anche il Popolo Viola che continua a sostenere Rodotà e a non lasciare la piazza. Intorno alle 15 sono volati anche insulti e spintoni. Fuori dall’aula anche chi canzonava Prodi con improvvisati banchetti di mortadella dicendo: “La vogliamo solo nel panino”.

diavolo_veste_prodiProteste anche all’interno della Camera dei Deputati con le senatrici del Pdl che si sono rese protagoniste di un vero e proprio blocco del voto. Laura Boldrini, presidente della Camera, le ha stoppate dicendo: “E’ possibile collaborare almeno oggi? Stiamo procedendo a una votazione delicata”. 

Alessandra Mussolini era entrata in aula con una maglietta: “Il Diavolo veste Prodi”. Per dirla alla Battiato questa situazione va commentata così: Povera Patria.

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