Roma e Perugia, i centri caldi della protesta

Scontri, tafferugli, strade bloccate, presidi, binari occupati. Ieri in tutta Italia gli studenti, i precari della ricerca, i ricercatori sono ancora una volta scesi in piazza per gridare un ennesimo “no” a questa Riforma.Proteste in tutta Italia, da Catanzaro a Udine. Abbiamo deciso, allora, di concentrarci su due situazioni calde nello scacchiere dei movimenti studenteschi italiani, Roma e Perugia.

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057A Bari sono state occupate le Facoltà di Giurisprudenza e Scienze Politiche, a Catanzaro studenti e ricercatori sono in assemblea permanente, a Lecce occupato l’anfiteatro romano, a Udine è stata inscenata una fucilazione simbolica della ricerca, a Genova occupata la Soprelevata cittadina, a Bologna e a Reggio Calabria bloccate le autostrade, a PalermoSassari sono stati processati dieci intellettuali sardi “colpevoli di incitazione alla cultura e condannati al silenzio e alla morte intellettuale”. E in ben sedici città sono stati occupati i binari dei treni: da Pisa (per quasi cinque ore) a Parma, da Venezia a Milano. gli studenti hanno fatto irruzione in Consiglio Comunale e nella sede Rai, a

Abbiamo deciso, allora, di concentrarci su due situazioni calde nello scacchiere dei movimenti studenteschi italiani, Roma e Perugia.

ROMA: “Siamo stati presi in  giro dalle forze dell’ordine
Alle nove e mezza gli studenti de ‘La Sapienza’ si sono ritrovati davanti a Piazzale Aldo Moro. Da qui, passando per Termini, sono giunti a Via Cavour e qui sono confluiti anche i ragazzi di ingegneria con sede a San Pietro in Vincoli. “Davanti al corteo c’erano poliziotti e uomini della digos”, ci dice Jacopo, che tuttavia aggiunge: “la manifestazione era assolutamente pacifica. Era pieno di ragazzi informati che conoscevano e che credevano realmente in quello che stavano facendo”. Arrivati a Via dei Fori Imperiali il corteo si è ingrossato: anche gli studenti di Roma Tre si sono uniti, diretti a Montecitorio. Ma è qui che accade l’imprevisto: la polizia blocca il corteo a Piazza Venezia, rendendo inaccessibile il passaggio per giungere sotto la Camera dei Deputati dove, intanto, si discuteva sulla Riforma. Ma non è finita qui: “ci hanno preso anche in giro; a Piazza Venezia – ci rivela Jacopo – i poliziotti ci hanno detto di fare tutto il giro per arrivare a Montecitorio, ma in realtà ad ogni traversa la strada era bloccata da camionette di polizia o di guardia di Finanza”. Tutto per evitare che il corteo potesse arrivare sotto la Camera. La domanda che a questo punto si pone Jacopo è più che legittima: “Ma è lecito fare una cosa del genere? Noi stiamo manifestando e voi ci impedite di andare in un luogo …”. Senza dimenticare, per giunta, che la manifestazione era totalmente pacifica: “noi chiedevamo un incontro, un dialogo, non uno scontro”.

L’atmosfera che si respirava ieri a Roma era surreale: una città militarizzata. “E’ stato scandaloso: sembrava stessimo in guerra”, ci dice ancora Jacopo: dappertutto camionette, poliziotti, digos che impedivano il passaggio del corteo. Bollati come “facinorosi” gli studenti non sono riusciti a raggiungere Montecitorio. Ma certamente non si sono persi d’animo ed hanno deciso di bloccare il traffico cittadino: prima sul Lungotevere, poi in Via del Corso (e qui ci sono stati duri scontri con la polizia poiché alcuni hanno tentato di ribaltare una camionetta della polizia). Un lungo percorso che ha portato i manifestanti alla Stazione Termini: dieci binari sono stati occupati per circa un’ora. “Una giornata fantastica – ci dicono – che tuttavia segna l’inizio di un qualcosa e non la fine. La Riforma è passata e noi continueremo a manifestare il nostro dissenso”. E gli studenti già hanno dimostrato di esserne più che capaci.

 

PERUGIA: “uno spettacolo teatrale per dimostrare che coscienze attive e culturali
Una giornata piena di iniziative anche a Perugia. Il movimento perugino “ha espresso tutta la sua rabbia e determinazione riprendendosi tutta la città, dalla Facoltà di Lettere a Piazza Partigiani, da Piazza IV Novembre a Piazza Grimana, concludendo il suo percorso con l’occupazione dei binari della stazione di Fontivegge, che si è prolungata per oltre un’ora”. La giornata è cominciata dalle 9,00 con cortei spontanei da lettere e agraria , di un centinaio e di una cinquantina di persone, che hanno attraversato le vie del centro e raggiunto il concentramento in Piazza Partigiani. Qui sono arrivati altri ragazzi e in circa settecento si sono diretti in centro, dove ad attenderli hanno incontrato i ricercatori indisponibili. Sulla scia delle altre città nelle quali i movimenti si sono ripresi monumenti simbolo della cultura italiana, anche a Perugia è stato esposto uno striscione dalla finestra della Galleria Nazionale dell’Umbria con la scritta “senza sapere non c’è futuro”.
– dicono gli studenti –

Ma i ragazzi hanno deciso di andare oltre: “sentivamo il desiderio di riprenderci ciò che ci veniva tolto sotto gli occhi”. E allora il corteo, che si era ingrossato fino a contare oltre mille persone ha deciso di riprendersi le strade al grido di “tutta nostra la città” e “se ci bloccano il futuro noi blocchiamo la città”. Da Piazza IV Novembre uno spezzone si è diretto a Piazza Grimana e poi verso la galleria Kennedy, ritornando in centro e poi recandosi a Scienze politiche; l’altro spezzone, invece, si recava al rettorato. E qui accadeva l’imprevisto: amministratori, dirigenti e rettore hanno fatto trovare i cancelli chiusi, suscitando lo sconcerto dei manifestanti (anche per le parole d’appoggio del rettore Bistoni nei giorni passati).

Ricompattatosi a Scienze politiche per un’assemblea il movimento ha deciso immediatamente di andare alla stazione di Fontivegge, praticando un blocco dei treni che si è protratto per più di un’ora e che è stato l’ultimo atto di una lunghissima giornata di mobilitazione conclusasi con il ritorno alla facoltà di lettere occupata.

Ma, una volta tornati, ecco un’altra inaspettata sorpresa: il portone della facoltà era chiuso. In pratica, mentre i ragazzi erano fuori a manifestare, le organizzazioni studentesche dell’Udu (Unione degli Universitari, vicino – checché ne dicano – al Pd) e di Rinascita Universitaria (vicini agli ex An, ora Fli) hanno deciso di cacciare i “facinorosi”. Il motivo? Avevano chiuso con un lucchetto l’aula magna della Facoltà, aula nella quale, fino a quel momento, si erano tenute le assemblee per coordinare le iniziative. E non è tutto. E’ infatti intervenuto anche il Preside di Facoltà Bonamente che, sebbene gli altri giorni avesse mostrato solidarietà al movimento, si è schierato prontamente dalla parte delle due organizzazioni studentesco–partitiche affermando che quella occupazione non era ben vista dagli studenti di Lettere e Filosofia. Il che, chiaramente, è assolutamente falso. Uno, perché è stata grande la partecipazione di costoro; due perché, a prescindere, le facoltà sono edifici pubblici aperte a chiunque sia iscritto all’Università di Perugia: non esiste una facoltà di Tizio e l’altra di Caio.

Ed è stato proprio questo l’aspetto sul quale i ragazzi hanno insistito, tant’è che alla fine “davanti all’evidenza, anche Bonamente alla fine ha dovuto riconoscere che non eravamo noi dalla parte del torto!”, sottolineano gli studenti.

Ma a Perugia non si sono organizzate solo manifestazioni e cortei. Due giorni fa, a riprova del fatto che i ragazzi sono menti attive, creative e culturali (e non dei “facinorosi” come alcuni vogliono far pensare), gli studenti hanno intrattenuto nell’aula magna della Facoltà una platea colma di persone con uno spettacolo teatrale, il quale contava al suo interno momenti comici alternati ad altri molto più seri, che toccavano il sociale e l’attualità, e, ancora, canzoni (con tanto di remake di “Io vagabondo che son io”, trasformata in “Io cervello in fuga che son io”). Gli studenti che hanno assistito allo spettacolo sono stati entusiasti della performance ed è per questo che si sta cercando di riproporre lo spettacolo anche altrove, proprio per dimostrare che, al contrario di quanto pensino Tremonti e la Gelmini, nelle università si formano coscienze. Capaci anche di questo.

 

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