Roberto Saviano diffidato dal Centro Peppino Impastato

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Il Centro Peppino Impastato diffida lo scrittore campano e la casa editrice Einaudi: caro Roberto, che succede?

Da più di trent’anni Umberto Santino porta i suoi baffi a spasso nei luoghi dell’antimafia, di cui è uno dei simboli veri come quel Pino Maniaci di Telejato o come quel Peppino Impastato di Radio Aut.

Santino, insieme ad altri, è stato uno dei fondatori – ed ora ne è il Presidente – del Centro Siciliano di Documentazione “Giuseppe Impastato“, una Onlus di amici di Peppino (e non solo) che da 33 anni si batte per sviluppare la conoscenza del fenomeno mafioso, elaborare e diffondere un’adeguata cultura della legalità, condurre studi e ricerche; promuovere iniziative culturali e pubblicare libri.

Se qualcuno pensa che le attività del CDS siano orientate verso una mera sfera intellettuale si sbaglia di grosso: oltre a portare la cultura dell’antimafia nelle scuole e nelle università, in Italia e all’Estero, il Centro ha messo in piedi un Progetto di RicercaMafia e Società” che punta l’attenzione sulle imprese mafiose, sul traffico internazionale di droghe e sul rapporto mafia-politica.

Ma la vittoria più significativa del CDS è stata ottenuta facendo pressioni per la riapertura dell’inchiesta sull’omicidio di Peppino Impastato e ristabilire così una verità storica intorno alla sua figura, screditata dalla mafia.

Il CDS ha avuto un ruolo decisivo, tanto è vero che la versione ufficiale secondo cui Peppino si sarebbe suicidato in una specie di attentato kamikaze, è stata smontata a colpi di dossier, fino a che il nuovo processo non ha individuato il vero colpevole, quel Tano Badalamenti (che la satira di Radio Aut chiamava “Tano Seduto”), all’epoca detenuto negli Stati Uniti.

Proprio su questo aspetto, sul ruolo decisivo giocato dal CDS nel recupero della verità storica che voleva danneggiare la figura di Peppino Impastato, si è aperta una querelle tra il Centro e Roberto Saviano, che nell’ultimo libro – “La Parola contro la Camorra” (Ed. Einaudi) – si è macchiato di una grave dimenticanza.

Nella lettera di diffida e messa in mora indirizzata dai legali del Centro alla casa editrice Einaudi si legge: “nel libro da Voi pubblicato La parola contro la camorra, l’autore Roberto Saviano, alle pagine 6-7 con riferimento all’assassinio di Impastato, ignorando del tutto il ruolo del Centro siciliano di documentazione “G. Impastato” nella ricostruzione della verità su tale delitto, le complesse e lunghe vicende che hanno condotto ai due processi di condanna dei mandanti dell’omicidio di Impastato, nonché il lavoro della Commissione parlamentare Antimafia, scrive: “Quando Impastato fu ucciso, l’opinione pubblica venne inconsapevolmente condizionata dalle dichiarazioni che provenivano da Cosa Nostra. Che si fosse suicidato in una sottospecie di attentato kamikaze per far saltare in aria un binario. Questa era la versione ufficiale, data anche dalle forze dell’ordine. Poi dopo più di vent’anni, nasce un film, I cento passi, che non solo recupera la memoria di Giuseppe Impastato – ormai conservata solo dai pochi amici, dal fratello e dalla mamma – ma addirittura la rende a tutti, come un dono. Un dono alla stato di diritto e alla giustizia. Questa memoria recuperata arriva a far riaprire un processo che si chiuderà con la condanna di Tano Badalamenti, all’epoca detenuto negli Stati Uniti. Un film riapre un processo. Un film dà dignità storica a un ragazzo che invece era stato rubricato come una specie di matto suicida, un terrorista”. 

Chi conosce la storia del processo, che si chiuderà con la condanna di Tano Seduto, sa perfettamente quanto “la ricostruzione dei fatti operata dal Saviano è, quantomeno, grossolana e superficiale e disconosce ingiustamente l’attività e il ruolo culturale svolto dal Centro siciliano di documentazione “G. Impastato” che, all’indomani del delitto, ha supportato i familiari e i compagni della vittima e, con insistente impegno, ha contribuito alla riapertura delle indagini e alla ricostruzione storica del delitto e della sua matrice.”

Basta soffermarsi su un punto chiave, che abbatte l’ingenerosa ricostruzione di Saviano: il film “I Cento Passi” è stato presentato al Festival di Venezia nel 2000, le indagini sono ripartite molto prima e il processo è ripreso nel marzo del 1999.

Come può, uno come Saviano, commettere un errore così grave?

Chiaro che una situazione del genere costringa il CDS a dichiarare: “le affermazioni del Saviano, proprio perché contenute in un libro a larga diffusione, sono mortificanti e offensive per chi, come il predetto Centro siciliano di documentazione – totalmente autofinanziato e quindi senza mezzi pubblici né mediatici – ha dedicato tutta la vita alla lotta alla mafia e alla ricerca della verità sul delitto Impastato.

La lettera di Umberto Santino, supportato dagli avvocati Pietro Spalla e Antonina Palazzotto, si chiude con un ordine perentorio: “Si invita e diffida, pertanto, l’editore a rettificare quanto contenuto nelle pagine 6 e 7 del libro in questione, a ritirare dal commercio l’edizione in corso di distribuzione e a rettificare le edizioni successive tenendo conto delle sopra riportate notizie. In mancanza, sarò costretto ad agire in giudizio per la tutela delle ragioni tutte – anche risarcitorie – del mio cliente, con conseguente aggravio a Vostro carico anche per spese legali, interessi e risarcimento danni come per legge. 

Il Megafono Quotidiano è stato il primo a riprendere la notizia, che ben presto ha fatto il giro della rete, per finire anche sul Fatto Quotidiano e su centinaia di altri siti.

Saviano viene da tutti considerato un’icona dell’antimafia, un protagonista della guerra all’illegalità, una persona squisita e moralmente corretta – o almeno così lo dipinge chi lo conosce bene – ma perché non fa fruttare il suo impatto mediatico citando anche tanti altri che si occupano di lottare tutti i giorni contro quella montagna di merda che è la mafia? Come si possono commettere omissioni tanto grossolane? Come si può dimenticare l’impegno del CDS quando si parla di Peppino Impastato?

Domande che resteranno senza risposta, in attesa che ci siano sviluppi da parte di Einaudi.

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