ROBERTO FORMIGONI/ I tweet contro Bersani e la memoria corta di un Governatore in vacanza da una vita

Il periodo caldo delle amministrative è ormai arrivato. I politici girano l’Italia, da Nord a Sud, in cerca di consenso. E si sa: è facile, nel caldo rovente degli ultimi giorni prima del voto, perdere la testa. E, spesso, il senno. Com’è accaduto ieri a Roberto Formigoni. Il Governatore della Lombardia, infatti, si è sentito in dovere di fare una bella predica a Pier Luigi Bersani, di passaggio in Sicilia. Verrebbe da dire: da che pulpito, visto quanto sta emergendo suoi viaggi, suoi e dei suoi faccendieri, pagati “a sua insaputa”.

roberto-formigoni-vacanzeQualcuno ben più famoso di noi un giorno disse: “Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non t’accorgi della trave che è nel tuo?”. Una frase quanto mai attuale, vedendo quanto accaduto ieri. Il Governatore della Lombardia Roberto Formigoni, dall’alto del suo scranno, si è sentito in dovere di rimproverare con un tweet il segretario del Partito Democratico Pier Luigi Bersani. “Caro Bersani, sei in Sicilia! Perchè non chiedi le dimissioni di Lombardo che voi sostenete e che è indagato con accuse molto pesanti?”, ha scritto.

In concreto nulla di sbagliato, ci mancherebbe. Raffaele Lombardo, infatti, appoggiato anche dal Pd in giunta siciliana, è indagato per concorso esterno in associazione mafiosa. Dopo infatti che il 9 aprile 2011 la procura di Catania ha comunicato l’avviso di chiusura delle indagini per 56 indagati tra cui anche il presidente Lombardo, il 29 marzo di quest’anno il Gip di Catania Luigi Barone ha disposto l’imputazione coatta per il governatore siciliano, sempre con la stessa accusa: concorso esterno in associazione mafiosa.

Detto questo, però, fa specie che sia Roberto Formigoni a dar fiato alle trombe. E che trombe! Come sta emergendo infatti in questi ultimi giorni, la Procura di Milano ha aperto un fascicolo sul Governatore lombardo e sui suoi viaggi.

Strano ma vero: anche in questo caso non si capisce bene chi abbia pagato. Prima i biglietti per il volo di Formigoni e fratello da Malpensa a Parigi il 27 dicembre 2008, e da Parigi alle Antille il giorno dopo; poi l’hotel superlusso: sette stelle, elicottero a disposizione, campi da golf, maneggi, centri benessere, camere con sette bagni, ascensore interno, sauna, palestra, piscina privata e arenile riservato. E chi avrebbe pagato secondo l’accusa? Il gran consulente ciellino Piero Daccò, oggi in carcere con l’accusa di avere distratto fondi dal San Raffaele e dalla Fondazione Maugeri. Ma in cambio di cosa? Decine di milioni di euro per mediare tra i colossi della sanità privata e il Pirellone.

Insomma quella di non pagare, per il centrodestra sta diventando una moda. Dopo Scajola e Bossi, ora tocca a Formigoni. Il quale, però, si discolpa – in perfetta linea con i suoi compari – in una lettera: “avevo gli scontrini, ma li ho buttati. È un reato?”.

Verrebbe quasi da ridere se non fosse vero. Però il Governatore non si ferma qui. E, alzandosi sul pulpito del moralizzatore, fa la partaccia a Pier Luigi Bersani. Come se un omicida avesse da ridire ad un ladro.

In una democrazia compiuta questo non sarebbe ammesso, come ha precisato anche Antonio Di Pietro: “Dopo tutto quello che è successo – ha detto il leader dell’Idv – le dimissioni di Formigoni sono un atto dovuto, in una democrazia compiuta”. È evidente che siamo ancora lontani dall’esserlo. Finché si parla, si sbraita, si vomitano sentenze, ma cascasse il mondo nessuno ha il coraggio e la dignità di dimettersi, siamo ancora (troppo) lontani dall’essere una “democrazia compiuta”.

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