RIMBORSI ELETTORALI/ Li diamo ai terremotati? Tra false promesse e termini che scadono, finiranno alla Casta

Sembravano tutti d’accordo: destiniamo i 91 milioni di euro della tranche di luglio ai terremotati. Ma, a vedere i lavori di commissione, sorgono pesanti dubbi. Il ddl, infatti, è stato trasmesso in Senato esattamente un mese fa, il 28 maggio. Da allora le sedute in Commissione sono state solo sei. E in ognuna di queste l’esecutivo ha rassicurato: faremo un decreto per destinare quei soldi ai terremotati. Da un mese false promesse, dato che i termini, come precisato da Avaaz, stanno per scadere.

di Carmine Gazzanni

false_promesse_sui_rimborsi_elettorali_ai_terremotatiInfiltrato.it, anticipando i tempi, lo diceva già dieci giorni fa: il ddl sui tagli al finanziamento pubblico ai partiti, approvato in gran fretta alla Camera, è fermo da tempo al Senato. Se non dovesse essere approvato entro luglio, rimanendo in vigore la legge vigente, i partiti si papperanno anche quei 91 milioni di euro, venendo meno a quanto stabilito da loro stessi nell’articolo 16 del ddl: “I risparmi derivanti dall’attuazione dell’articolo” sono destinati a “interventi conseguenti ai danni provocati dagli eventi sismici e dalle calamità naturali che hanno colpito il territorio nazionale a partire dal 1º gennaio 2009”, ma solo dopo che gli stessi risparmi sono stati accertati “con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze entro quindici giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge”. Insomma, è necessario che la legge venga approvata prima di luglio.

Come volevasi dimostrare. I tempi sono oramai passati. Anche perché, come avevamo già precisato, i tempi normativi sono decisamente lunghi, considerando che, oltre quanto previsto, bisogna contare ulteriori quindici giorni di vacatio legis previsti dall’iter legislativo. Siamo, dunque, ben oltre il primo luglio, data nella quale i partiti potranno intascarsi il loro bel gruzzolo.

Proprio per questo la società civile si sta mobilitando. Su Avaaz.org, il gruppo specializzato in petizioni online, nel giro di poco più di 24 ore sono state già raccolte oltre 50 mila firme per chiedere un intervento di Monti. Si legge infatti sul sito: “I partiti hanno deliberatamente perso tempo in Parlamento così da affossare la legge e intascarsi i milioni di euro. Alcuni senatori si sono rivolti a Monti per chiedere di adottare una legge d’emergenza per fermare questa presa in giro, e un appello accorato da tutti gli italiani potrebbe convincerlo a farlo”.

L’analisi dei ragazzi di Avaaz non fa una grinza. Grosse responsabilità, infatti, sono da imputare ai parlamentari (specie Pd e Pdl, autori del ddl) e all’esecutivo: Mario Monti è l’unico che potrebbe impedire questo scandalo tramite un decreto legislativo che destini i 91 milioni di euro alle zone terremotate. Lo farà? Si spera vivamente. La realtà delle cose, però, mantiene molto lontano questa speranza. Fino ad ora, infatti, l’esecutivo ha regalato tanto belle parole, ma niente di concreto.

Semplici accuse campate in aria? Assolutamente no. Andando ad analizzare come sono proceduti e come stanno procedendo i lavori in commissione Affari Costituzionali al Senato, infatti, capiamo molto di più: sorgono infatti grossi punti interrogativi sulle reali intenzioni di maggioranza e governo.

Primo dato: il ddl, dopo l’approvazione della Camera, arriva a Palazzo Madama il 28 maggio, esattamente un mese fa. Da allora non si può certo dire che i partiti – specie gli autori stessi del provvedimento – abbiano lottato contro il tempo per l’approvazione. In un mese, infatti, la commissione si è riunita per analizzare il ddl in questione solo sei volte. Sei volte in un mese. Senza dimenticare che nella prima – 30 maggio – altro non viene fatto che presentare il ddl già approvato alla Camera. Nel resoconto della seduta, infatti, si legge semplicemente che “è stato assegnato alla Commissione l’esame del disegno di legge n. 3321, in materia di finanziamento pubblico dei partiti, al quale saranno connessi altri disegni di legge sulla stessa materia, già assegnati”. Ma si aggiunge: “si nota che l’esame è particolarmente urgente”. Peccato che da allora saranno solo cinque le volte in cui se ne discuterà in commissione.

Ma cosa si è detto in queste cinque rimanenti sedute? Sin da subito ai senatori membri della prima commissione è parso chiaro che il ddl non sarebbe stato approvato nei termini previsti (ossia prima di luglio). È stato lo stesso rappresentante del governo, il sottosegretario Antonio Malaschini, a sollevare la questione. Nel resoconto della seduta del 13 giugno, infatti, si legge: “Il rappresentante del governo richiama l’attenzione della Commissione sull’assenza, all’interno del disegno di legge approvato dalla Camera dei deputati, di una norma che disponga l’immediata entrata in vigore del provvedimento. Rappresenta, in proposito, la preoccupazione che, anche in ragione dell’ordinaria vacatio legis di quindici giorni, non sia possibile l’approvazione definitiva in tempo utile, affinché già la prossima quota di finanziamento pubblico, la cui erogazione è prevista per il mese di luglio, sia dirottata alle popolazioni colpite dal terremoto, così come dispone il disegno di legge”.

Ecco allora però che tutti i senatori si dicono favorevoli ad “una soluzione tecnica” per l’approvazione immediata del dirottamento di quei soldi. In altre parole, tutti favorevoli ad un decreto. Risposta di Malaschini: “Il rappresentante del governo assicura la piena disponibilità dell’Esecutivo a convergere sulla soluzione unanimemente sollecitata dalla Commissione”. Ed era il 13 giugno. Due settimane fa.

Ma andiamo avanti. Seduta del 19 giugno. “Il sottosegretario Malaschini – si legge nel resoconto – fa presente di aver riferito al Ministro per i rapporti con il Parlamento e al Ministro per l’amministrazione pubblica sui contenuti del dibattito svoltosi nella seduta precedente: è stata considerata l’opportunità di assicurare l’immediata operatività delle disposizioni in questione, attraverso una specifica norma da inserire in un provvedimento d’urgenza che il Governo si appresta ad adottare”. Insomma, si può fare.

Giorno dopo, stessa musica. “Il sottosegretario Malaschini, a nome del Governo, dichiara di accogliere l’ordine del giorno”, ovvero assicurare l’immediata entrata in vigore, con gli opportuni adattamenti, delle disposizioni contenute nel comma 8 dell’articolo 1 e nell’articolo 16 del disegno di legge n. 3321 (in pratica, i 91 milioni di euro ai terremotati, ndr)”.

Tante parole. Ma nei fatti cosa è successo? Nulla. Semplicemente nulla. Siamo al 28 giugno, ma non c’è l’ombra di un decreto, promesso peraltro dall’esecutivo già il 13 giugno. Due settimane sono passate, ma nessuno del governo (Mario Monti in testa) ha mosso un dito o detto qualcosa per tranquillizzare gli animi.

Cosa potrebbe accadere, allora? Due sono le cose: o Monti, influenzato certamente anche dal peso della raccolta firme promossa da Avaaz, concepirà un decreto, o dovremmo rivolgere le nostre speranze nei partiti. Non dobbiamo dimenticare, infatti, che questi potrebbero sempre ricevere soldi e poi, tramite una donazione, destinarli interamente alle popolazioni colpite dal sisma. Lega, Idv e Pd già hanno dato la loro disponibilità. E gli altri?Alcuni partiti – ci dice il senatore Luigi Li Gotti diranno ‘ma io questi soldi già li ho impegnati, ad esempio con le banche’. Ma parliamoci chiaro: è una scusa che regge poco”.

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