RIMBORSI ELETTORALI/ La bufala dei soldi di luglio ai terremotati: 91 milioni di euro rischiano di rientrare ai partiti

Urgente! Urgente! Urgente! Le trombe di Pd e Pdl in queste settimane non strillavano altro: dobbiamo immediatamente tagliare i rimborsi elettorali, dicevano. E alla fine sembrava ci fossero riusciti. Non solo. I due partiti di maggioranza, con un emendamento, avevano anche previsto di destinare i 91 milioni di euro risparmiati dalla tranche di luglio ai terremotati di Emilia e Abruzzo. Peccato, però, si siano dimenticati di un particolare: la data. Quei soldi – come recita l’art.16 del disegno – non arriveranno finchè non ci sarà un decreto ministeriale. Che dev’essere preso entro 15 giorni dall’entrata in vigore della legge. Che ora, intanto, staziona in Senato. E se non si dovesse fare in tempo? Poco male: i soldi torneranno ai partiti. Urgente! Urgente!

di Carmine Gazzanni

bersani_alfano_ci_credevate_ai_rimborsiTrombe, grida, strilli. Soltanto alcune settimane fa i parlamentari italiani – Pd e Pdl in testa – si strappavano i capelli. Penitenti col cilicio, sbraitavano: dobbiamo tagliare assolutamente i rimborsi elettorali. Dopo gli scandali di Lega e Margherita dobbiamo correre ai ripari, si affrettavano a denunciare. Quasi come se fino a ieri non avessero occupato loro i banchi di Camera e Senato, quasi come se buona parte degli scempi a cui oggi noi assistiamo non fosse perlomeno in parte responsabilità loro.

Ma lo sappiamo: gli italiani sono di animo buono. E, passando sopra alle boiate dei galantuomini in doppiopetto, si sono detti: questa volta li vedo convinti. Questa volta ce la fanno.

E sembrava quasi ce l’avessero fatta: il ddl, presentato in amorevole accordo bipartisan da Pd e Pdl, è stato approvato a tempo record alla Camera ed è passato al Senato. Tra i provvedimenti, nientepopodimenoche il dimezzamento dei fondi e ben 91 milioni di euro della tranche di luglio stanziati, tramite un emendamento, ai terremotati di Emilia e Abruzzo (soldi destinati agli “interventi conseguenti ai danni provocati dagli eventi sismici e dalle calamità naturali che hanno colpito il territorio nazionale a partire dal 1º gennaio 2009”). Un gesto politicamente e moralmente encomiabile. Peccato, però, che la coerenza dei nostri parlamentari ha vita breve. Vuoi lo sforzo alla Camera, vuoi la fatica del lavoro parlamentare, vuoi lo stress del sole di giugno, in Senato i parlamentari hanno perso la retta via.

Sono giorni ormai che le trombe di Pd e Pdl non suonano più. Di lamenti e grida nemmeno l’ombra. Il ddl è fermo, a riposo. La celerità della Camera è stata sostituita da un iter da bradipo in Commissione Affari Istituzionali del Senato. Non solo. Quell’emendamento che avrebbe destinato 91 milioni di euro ai terremotati rischia di saltare. Così come tutto il ddl.

Capiamo perché. Il testo, infatti, dopo tante (e tante e tante) belle e lodevoli parole si conclude con un articolo, il 16. “I risparmi derivanti dall’attuazione dell’articolo” – è scritto – non arriveranno ai comuni in maniera automatica, ma sono prima “da accertare con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze entro quindici giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge”. Per cui, in altre parole, i soldi al momento sono stati destinati ai terremotati solo a parole. È necessario, infatti, innanzitutto approvare il ddl in tempi brevi in Senato, poi fare un altro decreto ministeriale che innanzitutto “accerti” il risparmio. Dopodiché i soldi saranno “riassegnati ad apposito programma dello Stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze relativo alla Presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento della protezione civile” che, a sua volta, provvederà a destinarli “alle amministrazioni pubbliche competenti in via ordinaria” dei comuni colpiti. Un percorso interminabile che impiegherà giorni e giorni per arrivare al dunque.

Facciamo un rapido calcolo. Mettiamo pure che – caso impossibile – il Senato approvi senza batter ciglio il testo lunedì. L’articolo 16, come detto, impone al Ministro dell’Economia (Mario Monti) di confezionare un ulteriore decreto che accerti il risparmio entro massimo 15 giorni. Mettiamo che impieghi una settimana. Siamo già al 25 giugno. Dopodiché i soldi saranno destinati alla Protezione Civile che, con un ulteriore provvedimento, dirotterà la somma ai comuni. Seppure si facesse in tempi record arriveremmo comunque a fine giugno. Ma non basterebbe. Perché, come molti sapranno, prima che un provvedimento diventi operativo devono passare altre due settimane (a meno che il provvedimento non sia dichiarato urgente, ma non è questo il caso). Si arriverebbe dunque a luglio inoltrato. Troppo tardi: se il provvedimento infatti non dovesse essere approvato per il mese di luglio, sarebbe in vigore la legge precedente sui rimborsi e dunque i partiti riceverebbero tutti i soldi desiderati. Compresi quei 91 milioni di euro.

Poco male. Il terremoto, dopo due-tre giorni, non fa più notizia. Le trombe dei politicanti, ora, possono tacere.

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