Riforme Costituzionali, spunta il dossier del Senato: si rischia B. al Colle

Il percorso di avviamento delle riforme costituzionali partirà a breve. Dopo che Senato e Camera hanno approvato una serie di mozioni che permetteranno l’avvio della discussione ecco che sul sito di Palazzo Madama sbuca un dossier con quattro testi a confronto per uno studio il più corretto possibile sulla riforma Costituzionale da effettuare. Se le modifiche fossero passate in tempo l’Italia avrebbe ora un altro governo e un altro Presidente della Repubblica. Ma ora il rischio è quello di portare B. al Colle.

 

di Viviana Pizzi

riforme_costituzionali_si_rischia_b_al_colleSi parte dall’esame del testo pensato dalla bicamerale presieduta da Massimo D’Alema nella tredicesima legislatura per finire al testo pensato dal Senato nel 2012 che non è stato approvato in primis a causa dello scioglimento anticipato del parlamento, passando per il testo del referendum 2006 e la bozza Violante.

Valutando tanti punti di vista sarà possibile effettuare un lavoro il più certosino possibile.


IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA VERREBBE  ELETTO DAI CITTADINI

Cosa potrebbe cambiare? Innanzitutto la forma di Repubblica che passerebbe da parlamentare pura a una sorta di semipresidenzialismo alla francese.

Infatti sia nel testo D’Alema che in quello del 2012 è prevista l’elezione diretta del Presidente della Repubblica. Gli elettori non sarebbero più i parlamentari riuniti in seduta comune come recita l’attuale ordinamento ma il capo dello Stato sarebbe eletto a suffragio universale e diretto. Gli elettori sono tutti i cittadini che hanno compiuto la maggiore età.

Si tratterebbe di una modifica radicale dell’articolo 83 della Costituzione che porterebbe tutti noi a poter dire, in maniera diretta, quale Presidente della Repubblica vorremmo per il nostro Paese.

Chi potrebbe favorire questa riforma Costituzionale? Uno tra tutti questi è Silvio Berlusconi che non ha mai fatto mistero di ambire alla carica. Non ha tentato il tutto per tutto ad aprile semplicemente perché gli elettori erano i suoi colleghi parlamentari. Con i cittadini però il discorso sarebbe diverso. Avrebbe la possibilità, tramite gli organi di comunicazione a lui vicini e alla costituzione del nuovo esercito della salvezza, di diffondere il suo verbo nelle case di ogni italiano al contrario di personaggi elitari come Stefano Rodotà che hanno certo minor presa sul grande pubblico.

Per Berlusconi inoltre diventare Capo dello Stato significherebbe quella immunità tanto sognata che gli permetterebbe di essere inviolabile. Mica male.

NAPOLITANO BIS? IL CASO POTREBBE RIMANERE L’UNICO NELLA STORIA

Se il testo di riforma del 2012 fosse passato prima dell’elezione del Presidente della Repubblica sarebbero cambiate tante cose rispetto al quadro politico attuale.

Provando a fare una sorta di “sliding doors” e veder applicata la norma del 2012 prima di aprile 2013 davanti a cosa ci saremmo trovati? Di certo a una modifica radicale dell’articolo 84 della Costituzione che, in linea con la bicamerale di D’Alema, abbassa a 40 anni (rispetto agli attuali 50 ndr) l’età minima per l’eleggibilità del Capo dello Stato.

Ed eccoci davanti alla modifica più interessante, quella dell’articolo 85. Il Presidente della Repubblica, sia secondo il testo D’Alema che quello del Senato 2012, non soltanto dovrebbe essere eletto dai cittadini ma non dovrebbe essere rieletto. Una norma che potrebbe diventare tutta italiana perché anche le più grandi democrazie come quella Usa e quella francese, prevedono la rielezione del Capo dello Stato.

L’unica differenza tra il testo della tredicesima legislatura e quello della sedicesima consiste nella durata del mandato del Presidente. Nel primo caso dai sette anni attuali si passa a sei anni e in quello più attuale addirittura a cinque.

giorgio-napolitano_anto_trapaniEbbene se il testo fosse passato prima dell’aprile 2013 ora l’attuale Capo dello Stato non potrebbe essere di nuovo sulla poltrona più prestigiosa del Paese. Il secondo settennato non lo avrebbero nemmeno potuto pensare né lui e né i partiti che hanno deciso di risolvere così l’impasse politica che si era venuta a creare in Italia.

Se questa modifica dovesse passare durante la nuova stesura di bozza costituzionale l’unico Presidente della Repubblica ad essere stato rieletto, in tutta la storia italiana già scritta e da scrivere, sarebbe Re Giorgio Napolitano. Il quale se le cose dovessero continuare lisce e tranquille rischia di rimanere al Quirinale fino al 2020 quando avrebbe la veneranda età di 95 anni.

La modifica di questi tre articoli della Costituzione, non arrivata nei tempi che gli ideatori avevano pensato, avrebbe cambiato decisamente il corso della storia italiana. Forse evitando anche l’inciucio Pd – Pdl che ora  governa il Paese.


ECCO LE ALTRE MODIFICHE SULLA FUNZIONE DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA: LA PIU’ IMPORTANTE E’ CHE SOSTITUISCE IL PREMIER IN SEDE INTERNAZIONALE

L’articolo 85 della Costituzione secondo lo schema del Senato del 2012 prevede che le candidature sono  presentate da un gruppo  parlamentare delle  Camere, ovvero da  duecentomila elettori, o  da deputati e senatori, da  membri del Parlamento  europeo spettanti all’Italia, da consiglieri regionali, da presidenti delle Giunte regionali e da sindaci, che vi provvedono nel numero e secondo le modalità stabiliti dalla legge.

I suoi poteri, in una repubblica semiprensidenzialista alla francese, sono accresciuti e si sostituiscono a quelli che ha attualmente in mano il Presidente del Consiglio dei Ministri.

Nell’articolo 83 della legge costituzionale del Senato 2012 infatti è previsto che sia il Capo dello Stato a rappresentare l’Italia in sede internazionale ed europea funzione che spetta oggi al Presidente del Consiglio dei Ministri.

Un altro cambiamento importante è quello relativo al semestre bianco. Nella legislazione attuale Napolitano non ha potuto sciogliere le Camere negli ultimi sei mesi del primo settennato. Con la riforma Costituzionale  studiata nel 2012 l’articolo 88 verrebbe modificato in questo modo: Se la scadenza delle Camere cade nell’ultimo semestre del mandato del Presidente della Repubblica, la loro durata è prorogata. Le elezioni delle nuove Camere si svolgono entro due mesi dall’elezione del Presidente della Repubblica.

Questa particolare riforma ha poca speranza di passare perché non era prevista negli altri testi di legge. Forse un tentativo si sopravvivenza messo in atto dai senatori della scorsa legislatura per continuare a godere il più possibile dei loro privilegi.

Sparisce però tra i poteri del Presidente della Repubblica la nomina di 5 senatori a vita come previsto dall’attuale ordinamento fatto salvo il diritto degli ex inquilini del Quirinale di sedersi tra gli scranni di Palazzo Madama finchè morte non li separi.


TRA LE MODIFICHE AL PARLAMENTO SPARISCE IL SENATO E ARRIVA IL SENATO FEDERALE

Non cambierebbe soltanto il ruolo del Presidente della Repubblica ma anche quello del parlamento. Infatti nella modifica dell’articolo 55 della Costituzione è previsto che il Parlamento si compone della Camera dei deputati e del Senato Federale della Repubblica come previsto anche dalle modifiche studiate nella quattordicesima e della quindicesima legislatura.

Il Senato Federale sarà composto da 250 persone al contrario delle 315 dell’organismo attuale. Sarà il nuovo articolo 57 della Costituzione a stabilire le regole per la nuova camera pensata nella modifica del 2012.

L’elezione è disciplinata con legge dello Stato, che garantisce la rappresentanza territoriale da parte dei senatori.

Partecipano ai lavori del Senato Federale della Repubblica, secondo le modalità e con gli effetti previsti dal suo regolamento, con diritto di voto sulle materie di legislazione concorrente ovvero di interesse degli enti territoriali, un rappresentante per ogni Regione, eletto fra i propri componenti, all’inizio di ogni legislatura regionale, da ciascun consiglio o assemblea regionale. Per la Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol i Consigli delle Province autonome e leggono ciascuno un rappresentante.

Massimo_DAlema_in_una_espressione_particolramente_intelligenteI rappresentanti delle Regioni nel Senato Federale della Repubblica non sono membri del Parlamento, non ricevono la relativa indennità e ad essi si applica la prerogativa di cui all’articolo 68, primo comma, della Costituzione. Si abbassa anche l’età dell’elezione da 40 anni a 35.

I deputati scenderebbero da 630 a 508 modificando l’articolo 56 della Costituzione. Calerebbe anche l’età di eleggibilità scenderebbe dai 25 anni attuali ai 21 previsti dalla bozza della sedicesima legislatura.

Nelle altre dalla tredicesima alla quindicesima l’età prevista è sempre 21 tranne i 18 della bozza Violante.

Le ipotesi sono tante. Chissà se poi verranno realizzate o resteranno lettera morta come quelle della bicamerale di D’Alema. Di certo avremo molti sliding doors da guardare.

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