RIFORMA LAVORO/ “La questione è chiusa”: democrazia sotto scacco

Il presidente del Consiglio rilascia forti dichiarazioni al termine dell’ultimo incontro con le parti sociali. “Importante il dialogo, ma decide il parlamento”. Un passo indietro della democrazia partecipata che lascia fuori le parti sociali. Ma la Cgil non si arrende e promette battaglia: “La riforma è squilibrata e basata soltanto sui licenziamenti facili”. Cisl e Ugl difendono il Governo, spiragli contro il licenziamento disciplinare da parte della Uil.

di Viviana Pizzi

sotto_scacco_mattoSindacati spaccati, Governo Monti ottimista: si presenta così il mondo della politica dopo la riforma del mercato del lavoro, che comprende anche le modifiche all’articolo 18. Da una parte la Cgil che ha lottato e scioperato. Dall’altra Cisl e Uil, insieme al Governo, che hanno espresso giudizi positivi su tutto l’impianto.

Susanna Camusso, numero uno della Cgil ha definito la riforma “completamente squilibrata e incentrata totalmente sullo strumento dei licenziamenti facili”. Una cosa difficile da accettare per una confederazione che per anni ha lottato a favore del diritto al lavoro. Ma la battaglia della Camusso non finisce qui, ha già annunciato ogni forma di mobilitazione per evitare che tutto questo diventi legge. Eppure la sua, come già detto, sarà una lotta solitaria, come quella di Davide contro Golia.

Infatti Raffaele Bonanni della Cisl esprime un giudizio positivo mentre Luigi Angeletti della Uil apre alla lotta contro i licenziamenti disciplinari ed economici. Ma è la Ugl il sindacato più distante dalle posizioni Cgil. Per il sindacato autonomo la riforma è “sostanzialmente condivisibile” .

Il sì al Governo Monti arriva anche dal presidente di Confindustria Emma Marcegaglia che ha dato “una adesione complessiva all’architettura nonostante rimane lavoro da fare su alcuni punti”. Le parti si incontreranno domani (giovedì 22 marzo) per un nuovo incontro e per stilare il verbale conclusivo che dovrebbe portare alla stesura definitiva del documento.

L’incontro precedente è durato circa tre ore al termine del quale anche il presidente del Consiglio Mario Monti ha inteso chiarire la sua posizione sull’argomento. “Né oggi, né giovedì ci sarà un accordo firmato con le parti sociali il governo ha condotto una consultazione che ha dato un contributo nel merito, l’interlocutore del Governo è e rimane il Parlamento”.

Uno schiaffo a mano aperta contro chi sta cercando di contestarlo, quello del presidente del Consiglio Monti  il quale aggiunge: “Il dialogo è importantissimo ma non riflettiamo una cultura consociativa di un passato lontano, noi ascoltiamo le parti ma a nessuno si da il potere di veto”. Un nuovo modo di fare politica che praticamente mette alla porta qualsiasi contestazione sindacale e allontana ancora di più il cittadino dalla cosa pubblica. Un cittadino sempre più tartassato da imposte e meno tutelato da diritti.

Ma per Monti questo non è abbastanza. Sulla tanto temuta modifica dell’articolo diciotto si sente di aggiungere: “la questione è chiusa e non sarà più sottoposta ad esame o analisi”. A queste dichiarazioni si aggiungono quelle del ministro del Lavoro Elsa Fornero: “la nuova formazione si applica a tutti i lavoratori, l’articolo 18 cambia lasciando il reintegro per i soli licenziamenti discriminatori, mentre per i disciplinari ci sarà l’indennizzo o il reintegro solo nei casi più gravi e coi necessari paletti, per gli economici giudicati illegittimi solo l’indennizzo che va da un minimo di 15 mensilità fino a un massimo di 27 dall’ultima retribuzione”.

Fornero parla di una buona riforma che renderà il mercato del lavoro più inclusivo e più dinamico e conferma che i nuovi ammortizzatori universali andranno a regime dal 2017. “Nella riforma– continua la Fornero – ci sarà la normativa contro le dimissioni in bianco della donna e nuove leggi per il congedo di paternità. Inoltre saranno eliminati gli stage gratuiti all’interno delle aziende, sono un lavoro che va pagato”. Una riforma quindi che ha i suoi alti e i suoi bassi. Di certo le dichiarazioni del ministro Fornero lasciano spazio alle speranze dei giovani e delle donne ma una cosa è sicura: togliere il diritto di veto alle parti sociali e dare diritto di parola al Parlamento è davvero un passo indietro per una democrazia come l’Italia.

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